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Se ci Credi, arriva il Polar Express: quando lo spirito del Natale alberga nei nostri cuori

L’inverno è arrivato da tre giorni e domani è Natale. Non nevica, ma fuori fa freddo, è umido, la nebbia è scesa e quando cala la luce quasi non ti fa capire dove sei, celando gli orizzonti. Solo qualche addobbo natalizio illumina la strada. Nel silenzio di queste prime notti d’inverno sembra di vedere la situazione che stiamo vivendo: tempi di smarrimento, in cui si fatica a guardare più in là del nostro naso. Tutti un po’ egoisti, ognuno con la propria maschera, nel gioco serio della vita. Nelle strade del centro tutti corrono ad acquistare regali e pensieri, le vetrine sono decorate e cariche di luci: un quadro che sembra nascondere al meglio la crisi che in realtà c’è e si sente.

Il Polar Express

Il Polar Express

Dieci anni fa la situazione era ben diversa e al cinema usciva Polar Express, un film di Natale diretto da Robert Zemeckis che trasformò in animazione le movenze reali degli attori (la motion capture che riprese anche per il suo successivo A Christmas Carol). Il Polar Express del film è un treno riservato ai bambini che passa la solo la notte di Natale. È diretto al Polo Nord, il luogo in cui vive Babbo Natale con tutti i suoi aiutanti. Il giovane protagonista della storia, che vediamo nella sua casa prima dell’arrivo del treno, ormai sembra non credere più a Babbo Natale. Lo vediamo cupo e disilluso, mentre si appresta ad andare a dormire. La sua sorellina Sara, al contrario, è incontenibile: per lei il 25 dicembre è la data più bella dell’anno e la sua gioia è immensa. I genitori, che dal tono di voce ci sembrano un po’ costruiti, li mettono carinamente a letto augurando loro la buonanotte.

Totalmente incredulo, vediamo il ragazzo salire sul treno dopo aver ricevuto dal controllore (Tom Hanks) uno strano biglietto su cui, una volta obliterato (il film è ambientato negli anni Cinquanta), compaiono delle lettere che non formano nessuna parola. Da lì inizia il viaggio, in una notte di neve. Sul treno vediamo diversi bambini, ciascuno con il suo personale biglietto. C’è chi fa il saputello e chi porge la propria cioccolata al vicino di posto, c’è chi è bloccato dalla timidezza e chi si meraviglia per tutto. Il tragitto sarà ricco di avventure e vedrà nascere tra i piccoli passeggeri forti legami d’amicizia. Quando tutti saranno giunti finalmente al Polo Nord, si aspetta soltanto il fatidico momento dell’arrivo di Babbo Natale che consegnerà il primo dono al bambino che più degli altri “sente” il Natale.

Tom Hanks

Tom Hanks

Il nostro protagonista della storia, che per tutto il viaggio si è mostrato sensibile, coraggioso ed altruista con i propri compagni, verrà scelto per ricevere il primo regalo: un piccola campanella con un suono magico. Babbo Natale lo chiama davanti ad una folla esultante e danzante (ci sono anche gli Aerosmith!). Lo avvicina a sé e nell’orecchio gli sussurra che deve sempre credere. Il protagonista lo ascolta e infila la campanellina nella tasca della vestaglia che però, a sua insaputa, è bucata.

Dopo la festa, bisogna tornare a casa. Risalendo sul treno, il controllore oblitera nuovamente i biglietti. Quello del protagonista ora vede le lettere formare una parola: CREDI. Il Polar Express lascia i suoi giovani passeggeri nelle loro abitazioni. Quando il nostro ragazzo si accorge di aver perso il dono più ambito, si intristisce. Una volta lasciati con un abbraccio i suoi compagni d’avventura, scende dal treno e rientra a casa per dormire: è ancora notte.

Babbo Natale consegna il primo dono al protagonista

Babbo Natale consegna il primo dono al protagonista

Il mattino arriva con le grida felici della sorellina che ha già iniziato a scartare i pacchetti. Il protagonista, che sogna ancora ad occhi aperti, vede il salotto pieno di regali, anche se è ancora dispiaciuto per aver perso ciò che Santa Claus in persona gli ha consegnato. Eppure dopo averli aperti tutti, Sara ne trovo ancora uno, piccolo: è la campanellina accompagnata da un biglietto firmato B.N. (Babbo Natale). Mentre i due fratelli la agitano sentendo il suo incantevole suono, i loro genitori, curiosi e frettolosi di uscire per andare a messa, si avvicinano e se la fanno passare. Ma entrambi non sentono nulla: “che peccato” dice impostata la mamma; “è rotta, mi dispiace campione”, afferma saccente il papà. Gli adulti sembrano così aver perso lo spirito natalizio, non credono più a niente.

Ora siamo nel 2014, dieci anni dopo. Fuori c’è molta nebbia, ma le luci natalizie riescono ancora ad illuminare le strade cercando di fare altrettanto con i nostri animi. Forse è questa la forza del Natale, quella di poter ancora credere. Ad un sogno, ad un obiettivo, ad un futuro da andare a prendersi. Oppure credere ancora a Babbo Natale, che per una notte riesce ad unire tutti quanti. In ogni parte del mondo. Soprattutto ora che – sempre più – ci stiamo isolando gli uni dagli altri. Soprattutto oggi in cui si fa davvero fatica a credere in qualcosa.

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In fondo la vita è un viaggio, come quello di un treno che si ferma e riparte, che affronta ogni tipo di clima tra salite e discese. L’importante è quello che si prova lungo il tragitto, senza dimenticare ciò che ci faceva sognare da piccoli e senza perdere mai la capacità di poterci sorprendere.

“Un tempo quasi tutti i miei amici udivano la campanella, ma col passare degli anni divenne muta per tutti loro. Anche Sara un Natale scoprì di non riuscire più a sentire quel dolce suono. Sebbene adulto, la campanella ancora suona per me e per tutti coloro che sinceramente credono”

Giacomo Aricò