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Shadows, il thriller post-apocalittico di Carlo Lavagna è online

A partire dal 19 novembre 2020 sulle piattaforme arriva in digitale Shadows, il secondo lungometraggio di Carlo Lavagna con protagoniste le giovani Mia Threapleton, Lola Petticrew e Saskia Reeves in un teso thriller psicologico.

Il film

Alma (Mia Threapleton) e Alex (Lola Petticrew) sono due sorelle adolescenti che vivono nascoste nell’oscurità dei boschi, in un vecchio hotel abbandonato, con la loro Madre (Saskia Reeves), una donna severa che le protegge dalle misteriose insidie del mondo esterno. Ma con il passare del tempo inizia a farsi spazio nelle due ragazze una nuova consapevolezza che le porterà a infrangere le regole, spezzando l’apparente equilibrio delle loro vite e portando alla luce un inquietante segreto.

Carlo Lavagna racconta…

Shadows combina il thriller psicologico, la sospensione tipica dei film post-apocalittici e note da romanzo di formazione. È un film che cerca la propria originalità sia nella commistione di questi diversi generi sia nel modo in cui questi si intrecciano a tematiche più intime e profonde come l’Edipo, la menzogna come matrice di mondi paralleli, l’identità. Il nucleo principale gira intorno al tema del rapporto madre-figlia in una condizione di isolamento in cui la reciproca dipendenza prende sfumature psicotico-ossessive. In questo senso il film è il racconto dell’inevitabile esplosione di questo incastro viscerale nel momento in cui Alma, una figlia vessata, riesce, grazie all’aiuto di una sorella minore più ribelle, a liberarsi dalle catene di una madre iperprotettiva. Nel compiere questa di!cilissima liberazione, come un ostaggio nei confronti del proprio carceriere, Alma svela non solo la dipendenza malata verso sua madre, la sua sindrome di Stoccolma per intenderci, ma anche e più violentemente, la dipendenza della madre nei suoi confronti. Il film ha anche un livello ulteriore che riguarda l’importanza dell’immaginazione come strumento di difesa ed evasione da un ambiente ostile. Non tutto infatti nel mondo di Alma è reale e come in uno specchio distorto, sia lei che sua madre hanno creato mondi immaginari per superare i propri traumi“.

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Ho deciso di ambientare la vicenda in un albergo anni Settanta abbandonato al centro di un bosco impenetrabile. Mi piaceva l’idea di una famiglia di sole donne intrappolate in un luogo isolato e irraggiungibile ma dentro al quale fossero libere di muoversi con apparente libertà. Questo ha fatto sì che il film respirasse pur svolgendosi quasi esclusivamente in un unico ambiente. L’ambizione era di creare un immaginario in cui collassassero la fiaba e il cinema sperimentale, Hansel e GretelDon’t Look Now, ma anche i film di fantascienza italiani da Ferreri a Petri e il “libero rigore” espressivo di Altman. Ho provato a cercare uno straniamento attraverso musiche ispirate a Penderecki ma anche a canti popolari, a ballate anni Quaranta, alla solitudine di melodie fischiate, sempre cercando un tono sospeso e avvolgente“.