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Sing Street di John Carney, l’amore anni ’80 era un’altra musica

Dopo essere stato presentato al Sundance Film Festival e alla Festa del Cinema di Roma, oggi al cinema arriva Sing Street, il film di John Carney con protagonisti i giovani Lucy Boynton e Ferdia Walsh-Peelo. La pellicola, ambientata negli anni ’80, si avvale di una strepitosa colonna sonora, curata da Gary Clark e dallo stesso John Carney, con brani di alcuni dei gruppi musicali più importanti degli anni Ottanta, come i The Cure, gli A-Ha, i Duran Duran, i The Clash, Hall & Oates, Spandau Ballet e The Jam.

Negli anni Ottanta l’amore era tutta un’altra musica. Ed è proprio quest’epoca a far da sfondo alla pellicola: il quattordicenne Conor (Ferdia Walsh-Peelo) vive a Dublino con i suoi genitori e cerca di evadere dai problemi familiari ed economici grazie alla musica. Deve inoltre adattarsi alla nuova scuola pubblica, dove è vittima di bullismo e della severità dei professori. Dopo aver conosciuto Raphina (Lucy Boynton) decide di fruttare il suo talento musicale per formare una band con l’unico scopo di conquistarla.

L’embrione di Sing Street risale a molti anni fa, alla Dublino degli anni ‘80, quando il regista era ancora un adolescente. John Carney è cresciuto nella capitale irlandese passando da una scuola privata a una pubblica, ed è così che è germogliato il seme dell’idea di creare un film musicale su questo periodo della sua vita adolescenziale, sulle sue paure e sui suoi sogni.

SING STREET

Sing Street è un film di formazione con forti elementi romantici, ma anche un film costruito sulle fondamenta musicali delle band inglesi degli anni ‘80. Per Carney, il regista, il film è anche una storia di contrasti: il contrasto tra Irlanda e Inghilterra, Dublino e Londra e quello tra la sicurezza di una istruzione privata contro quella del sistema statale. Ma soprattutto per Carney, si tratta del contrasto che vive un giovane ragazzo che pensa di avere dei problemi fino a quando non si confronta con quelli decisamente più grandi della ragazza che ha incontrato e di cui si innamora.

È davvero una storia di prima e dopo ambientata nella Dublino degli anni 80 – spiega John Carneyè stato un momento di recessione e di immigrazione, un tempo in cui anche i più ricchi, o quelli che avrebbe dovuto essere benestanti, non avevano denaro e sono stati costretti a ripensare al loro guardaroba e a come esprimersi attraverso il loro aspetto”.

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Dublino nel 1980 è stata devastata da una forte recessione socio-economica. A seguito della crisi energetica 1979, il compito principale dell’allora Primo Ministro irlandese, Charles Haughey, era quello di informare la Nazione sul peggioramento dell’economia del Paese. Con il debito pubblico divenuto un pesante fardello per la sopravvivenza economica dell’Irlanda, molti si sono ritrovati disoccupati, cercando di lottare per mantenere la qualità della vita a cui erano abituati.

Tuttavia il regista John Carney voleva assolutamente evitare la trappola di fare una storia sulla crisi economica e sugli effetti che può avere sulla sopravvivenza di una famiglia. Invece si è concentrato sui contrasti che il momento storico ha portato agli adolescenti e ai loro genitori. Il divorzio in Irlanda negli anni ‘80 era ancora proibito, sulla base delle pressioni imposte sia dalla Chiesa Cattolica, dominante, che da quella Anglicana d’Irlanda. Un emendamento alla Costituzione era stato proposto e respinto a titolo definitivo nel 1986. Il divieto di divorzio in Irlanda è stato rimosso solo nel 1996.

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Carney ha voluto esplorare la dinamica di una famiglia sotto questa legge, e come questo ha influenzato i bambini, in ultima analisi il prodotto di un matrimonio in dissoluzione: “io non volevo realizzare nulla che avesse a che fare con la politica di Dublino, né sui giorni bui dell’Irlanda in cui stavamo vivendo verso la fine degli anni ‘70 e ’80 – racconta – ma più qualcosa su una famiglia che sta cadendo a pezzi”. Di certo non si parla direttamente di politica in questo film: “certo delle influenze politiche ci sono, ma in realtà tratta di una famiglia in difficoltà, ed in particolare di un ragazzo che comprende, visto l’ambiente in cui sta crescendo, che deve andare fuori e crearsi la propria famiglia; che il nucleo familiare in cui è nato non è in grado di risolvere i suoi problemi di cuore e di crescita”.

Anche se sovvengono domande sulla disoccupazione e sull’immigrazione, la pellicola si focalizza su altro: “è più incentrata sull’idea dell’Irlanda come un’isola – continua Carney – si può restare intrappolati in Irlanda. In un certo senso è un paese piccolo con una piccola popolazione”.

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John Carney crede che l’attrattiva del suo Sing Street risieda soprattutto nella differenza della vita familiare tra gli anni ‘80 rispetto alla dinamica genitore/figlio nelle famiglie contemporanee: “c’è molto materiale sul matrimonio e la separazione nel film e sulla questione se i figli preferiscano che i loro genitori stiano insieme o si separino – conclude – la verità è che molte coppie non si separavano per questioni di facciata e per salvare il portafoglio, decidendo di restare infelici. Il punto di vista di un ragazzo nell’Irlanda degli anni ’80 è qualcosa che volevo raccontare”.

“Volevo fare qualcosa di personale. Non volevo realizzare una storia musicale solo per il gusto di farla”.

John Carney