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Tesnota, il folgorante esordio di Kantemir Balagov

Giovedì 1 agosto arriverà nei nostri cinema Tesnota, il folgorante esordio del giovane russo Kantemir Balagov, allievo di Sokurov, che affronta nel Caucaso settentrionale, tra le due guerre in Cecenia a fine anni ’90, le aspre conflittualità etniche tra ebrei e musulmani.

Il film

1998, Nalchik, Caucaso del Nord, Russia. Ilana (Darya Zhovner), 24 anni, lavora nel garage di suo padre per aiutarlo a sbarcare il lunario. Una sera, la sua famiglia allargata e gli amici si riuniscono per celebrare l’imminente matrimonio di suo fratello minore David (Veniamin Kats). Più tardi quella stessa notte, la giovane coppia viene rapita ed è avanzata una richiesta di riscatto. In questa enclave ebraica molto unita coinvolgere la polizia è fuori questione. Come farà la famiglia a raccogliere i soldi per salvare David? Ilana e i suoi genitori, ognuno a suo modo, si spingeranno molto in avanti, consapevoli di correre dei rischi.

Kantemir Balagov

Lasciamo spazio ad un estratto dell’intervista rilasciata dal regista Kantemir Balagov.

Da dove viene l’idea per la sceneggiatura?

Questa storia riguardante un rapimento per riscatto, cosa relativamente comune negli anni Novanta (questo tipo di problema non si verifica più dai primi anni 2000), e l’ho appresa da mio padre quando avevo 17 o 18 anni. Più tardi, mentre studiavo, pensavo che fosse buon materiale cinematografico e ho iniziato a esplorare la questione della diaspora ebraica – per quel poco che ancora coinvolgeva direttamente Nalchik in quel periodo. Quello che mi interessava di più erano i sentimenti che una famiglia avrebbe provato nell’apprendere del rapimento del proprio figlio e, soprattutto, che cosa i parenti sarebbero disposti a fare per salvare un loro caro. Volevo esplorare questo scontro morale e parlarne. Chiaramente si farebbe di tutto per salvare una persona cara, ma ciò che è stato più interessante da approfondire è proprio quel che le persone NON sarebbero disposte a fare. L’ho scritto con il mio coautore, Anton Yarush, che viene da San Pietroburgo. Non aveva familiarità con questa regione. È intervenuto su richiesta del mio produttore, dopo che avevo già scritto metà della sceneggiatura, che lui ha quindi valutato e revisionato. Gli avevo detto tutto quello che sapevo. Ciò che mi interessava era mettere in discussione l’assioma in base al quale devi sacrificarti per salvare una persona amata. Ciò è ancor più vero nel Caucaso: è persino un principio essenziale. Eppure per me questa è una domanda profonda: è davvero umano obbligare qualcuno a sacrificarsi per salvare una persona cara? Questo è il punto da cui sono partito per esplorare i personaggi e le situazioni.

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Pensi che ci sia una differenza nel modo in cui i cabardi e gli ebrei si avvicinano a questa situazione?

Ebrei e cabardi possono essere tanto simili quanto diversi. La società caucasica è più patriarcale, la società ebraica è più matriarcale. Gli ebrei sono più dinamici, più intraprendenti; i caucasici sono più lenti, più malinconici in un certo senso. Ma la propensione a preservare la famiglia e le proprie radici è comune a entrambi. C’erano molti ebrei in Cabardino-Balcaria. E durante la Seconda Guerra Mondiale e l’invasione del Caucaso da parte delle truppe tedesche, gli ebrei furono spesso nascosti e protetti dai cabardi. Cominciarono ad apprendere la lingua cabarda e molti di loro si insediarono dopo la guerra, creando una vera comunità ebraica a Nalchik, con un quartiere ebraico e una sinagoga che è ancora lì oggi. D’altra parte, dopo la Perestrojka ne sono rimasti pochi: molti sono emigrati a New York e Israele, alcuni si sono trasferiti a Mosca. Bisogna ricordare che alla fine degli anni Novanta ci fu la Seconda Guerra Cecena e l’area divenne pericolosa, anche se non ci fu alcun combattimento nella nostra zona, nemmeno atti terroristici. L’unico ha avuto luogo il 13 ottobre 2005, quando i terroristi hanno cercato di conquistare la città. I cabardi non sono molto diversi dagli altri abitanti del Caucaso. Ciò che li unisce è la loro visione dell’onore e del rispetto – anche se l’onore e il rispetto sono diventati rari… Non penso che ci siano grandi differenze tra i cabardi, i ceceni o gli ingusci. (Spero di non turbare nessuno, dicendo questo). Ci sono dei codici di condotta, dettati dalla religione musulmana o meno, che non devi trasgredire. Anche alcuni russi sono rimasti nella Repubblica Cabardino-Balcaria, i cabardi ora se ne stanno andando a loro volta. La situazione economica è tale che tutti vogliono tentare fortuna altrove, a Mosca o a San Pietroburgo. Nalchik è diventata una città molto povera. I leader di questa repubblica autonoma non si preoccupano del benessere dei loro compatrioti, che abbiano o meno un lavoro. Ciascuno è lasciato a sé.

Mostri dei video di esecuzioni: come li hai scelti?

Il più lungo è un video che io e i miei amici abbiamo avuto per le mani quando avevamo circa dodici, tredici anni, su VHS o DVD – non ricordo – e che eravamo soliti guardare insieme. Lo ricordo molto chiaramente perché è stata la prima volta che mi sono confrontato con la morte, che ho visto qualcuno morire lentamente. Eravamo come ipnotizzati, incollati a quelle immagini girate allora, nel 1998, in un villaggio del Daghestan. Non eravamo alimentati da sentimenti anti-russi, non abbiamo provato alcun piacere in queste immagini, ma non siamo riusciti a distogliere gli occhi… Le reazioni dei personaggi quando guardano questo nastro sono modellate sulle reazioni mie e dei miei amici, tutti molto diversi l’uno dall’altro. 

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È raro vedere didascalie così personali in un film, come quelle dell’inizio di Tesnota.

Ciò si deve ad una proiezione che avevo organizzato; un paio di critici russi mi hanno detto che mancava un contesto per aiutarli a capire meglio la storia. Alexander Sokurov ha suggerito l’idea delle didascalie in modo da poter collocare la storia in un contesto: tempo storico, geografia, nazionalità… Inoltre ho amato l’idea perché vi ho visto l’opportunità di mostrare un momento di autentica sincerità al pubblico.