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The End? L’Inferno è Fuori, lo zombie movie romano con Alessandro Roja

Alessandro Roja è al centro di The End? L’Inferno è Fuori, l’horror diretto da Daniele Misischia che lo ha anche scritto e sceneggiato insieme a Cristiano Ciccotti. Il film sarà nelle sale dal 14 agosto.


Il film

In una Roma frenetica e più congestionata del solito, Claudio (Alessandro Roja), un importante uomo d’affari cinico e narcisista, rimane bloccato in ascensore a causa di un guasto. Quel fastidioso inconveniente sarà solo l’inizio. Bloccato tra due piani e intrappolato in una gabbia di metallo, dovrà fare i conti con qualcosa di disumano e aberrante. La città è in preda al delirio, un virus letale sta trasformando le persone. Solo l’istinto di sopravvivenza potrà contrastare l’apocalisse ormai inevitabile.

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Un esperimento, una sola location

Il regista Daniele Misischia spiega:

The End? L’Inferno Fuori è un esperimento, quello di riuscire a raccontare una storia di tensione, paura e suspense rimanendo chiusi tra le quattro mura metalliche di un ascensore. Un progetto complicato e a volte ostico ma sicuramente divertente e stimolante. I film con un’unica location mi sono sempre piaciuti, darsi un enorme limite per poter creare qualcosa di originale. L’idea era quella di rinchiudere un personaggio in un piccolo ambiente per poi far dimenticare al pubblico che il film è solo lì“.

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Il protagonista

In fase di scrittura è necessario mantenere alta la concentrazione sul personaggio e sulle disgrazie che gli capitano, quindi, con buona fantasia, creare una serie di situazioni sempre più pericolose e di conflitto, andando a sfociare in momenti puramente d’azione. Alessandro Roja è stato in grado di mettere in scena un personaggio all’inizio odioso e narcisista che, dopo un susseguirsi di disavventure, si trasforma in una persona più umana e sensibile disposta a tutto per risolvere da solo la situazione e cercare di salvare chi gli sta vicino“.

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Un horror psicologico

Sin dall’inizio volevo che questo horror non fosse il classico film splatter di nicchia, era quindi importante dare rilievo al lato psicologico della storia. Mi affascinava pensare che il protagonista fosse impotente a ciò che capitava a pochi metri da lui e che cercasse di fare qualsiasi cosa per aiutare i suoi colleghi o i propri cari fuori dall’ascensore. Il film vuole essere una disturbante e divertente corsa sulle montagne russe ovvero sul sistema nervoso del protagonista che, di scena in scena viene messo sempre più a dura prova“.