Jonathan Tufvesson Photo credit Gianluca Gattabria Open Fields Productions

They Talk, ossessione e angoscia nell’horror “americano” di Giorgio Bruno

Jonathan Tufvesson Photo credit Gianluca Gattabria Open Fields Productions

Diretto da Giorgio Bruno, da mercoledì 28 luglio al cinema con Vision Distribution arriva They Talk, un horror che vede all’opera un cast internazionale con protagonisti Rocío Muñoz Morales, Jonathan Tufvesson, Margaux Billard, Sidney Cressida Rae White e Aciel Martinez Poll.

Il film

Durante le riprese di un documentario, Alex (Jonathan Tufvesson), tecnico del suono, registra per caso delle voci sinistre, non umane che cercano di metterlo in guardia da qualcosa o da qualcuno. La ricerca per scoprire il significato di quelle parole farà riaffiorare persone ed eventi misteriosi legati al suo passato. E proprio come il passato che ritorna, un’onda nera, minacciosa e lugubre inizierà a tormentarlo.

Giorgio Bruno racconta…

They Talk è il mio quarto film e il terzo di genere horror. La sfida più grande che mi si è presentata quando ho iniziato a lavorare a questo progetto era quella di riuscire a rendere credibile l’ambientazione americana in Italia. La produzione aveva deciso di girare il film in Calabria, ma dopo il primo sopralluogo rimasi senza parole nel vedere che la Sila era la location ideale per il film. Insieme allo scenografo Pasquale Tricoci, abbiamo lavorato più sugli interni che sugli esterni, che si presentavano già adeguati alla storia e con un gusto da America del Nord. Quel che mi stimolava di più era raccontare una tipica storia del terrore immersa nella provincia americana“.

Rocío Muñoz Morales Photo credit Gianluca Gattabria Open Fields Productions

Rocío Muñoz Morales Photo credit Gianluca Gattabria Open Fields Productions

Lo script era più orientato verso una storia thriller soprannaturale con qualche venatura horror, ma in generale non amo le storie che stanno a metà, quindi decisi di portare il racconto dritto nell’horror, con un’atmosfera malata che diventa sempre più angosciante man mano che la storia avanza fino a un epilogo pieno di ossessione che vuole essere un pugno nello stomaco dello spettatore. Ho voluto trovare anche lo spazio per citare alcuni dei registi che più hanno influenzato il mio percorso artistico, ad esempio Lucio Fulci a cui ho reso omaggio nella sequenza iniziale con una carrellata tra le lapidi che vuole ricordare l’inizio di “Paura nella città dei morti viventi” o le atmosfere nebbiose del John Carpenter di “Fog” e, sempre rimanendo nel cinema di Carpenter, con il trucco della suora ho voluto citare la posseduta de “Il signore del male“.