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Tilda Swinton, tutta la sua vita nell’Arte

Giovedì 5 novembre 2020 è il 60° compleanno di una tra le attrici più versatili e talentuose dell’ultimo trentennio: Tilda Swinton. Un volto unico (davvero particolare, androgino, quasi alieno e fuori dal tempo) ed una capacità stroardinaria di interpretare qualsiasi personaggio, in qualsiasi genere. Premiata nel 2008 con l’Oscar come Miglior Attrice Non Protagonista per la sua interpretazione nel Michael Clayton di Tony Gilroy, la Swinton è un’artista di fama mondiale che ha messo l’anima in ogni progetto, attingendo sempre dalla sua vita: “per me – come ha recentemente affermato Tilda – l’unico modo di sviluppare il cinema è stato ed è la vita“.

Tilda Swinton nella sua prova da Oscar in "Michael Clayton"

Tilda Swinton nella sua prova da Oscar in “Michael Clayton”

Ribelle e anticonformista

Katherine Matilda Swinton nasce a Londra, figlia di un generale delle Guardie Scozzesi (suo padre Sir John Swinton) e pronipote di uno degli inventori del carro armato (il suo prozio Sir Ernest Swinton). Dopo aver frequentato la West Heath Girls’ School (insieme a Diana Spencer), nel 1983 si laurea in Scienze Politiche e Sociali all’Università di Cambridge, al Murray Edwards College. Nonostante le radici e la forte disciplina della sua famiglia, la giovane Tilda è una ragazza ribelle e anticonformista (nel periodo universitario si iscrive al Partito Comunista della Gran Bretagna, mentre verso la fine degli anni ’90 si iscrive al Partito Socialista Scozzese) che decide di esprimersi attraverso la recitazione.

L’incontro con Derek Jarman

Dopo aver studiato alla Royal Shakespeare Company ed al Traverse Theatre di Edinburgo, incontra il regista (nonché scenografo e pittore inglese) Derek Jarman che, nel 1985, la fa debuttare al cinema in Caravaggio. Oltre a essere sua amica, Tilda Swinton diviene una sorta di musa per Jarman, che le affida un ruolo in tutti i film che dirige dal 1985 al 1994, anno della sua morte. Insieme hanno fatto altri sette film, tra cui The Last of England, The Garden, War Requiem, Edoardo II (per il quale, nel ruolo di Isabella di Francia, ha vinto il premio come Miglior Attrice al Festival di Venezia del 1991) e Wittgenstein. Tra un film e l’altro, nel 1992 ha poi ottenuto un ampio riconoscimento internazionale con il suo ritratto di Orlando nell’omonimo film diretto da Sally Potter e basato sul romanzo di Virginia Woolf. Da quel momento possiamo dire che è nata una stella.

Tilda Swinton in "Caravaggio"

Tilda Swinton in “Caravaggio”

I sodalizi artistici

Quella con Jarman è soltanto il primo dei sodalizi artistici che la Swinton ha creato lungo la sua carriera. Sono infatti diversi i registi che si sono artisticamente innamorati di lei richiamandola più e più volte: da Lynn Hershman Leeson (Conceiving Ada, Teknolust – dove interpreta ben quattro ruoli – e Strange Culture) a John Maybury (Man to Man, Love Is the Devil: Study for a Portrait of Francis Bacon), da Jim Jarmusch (Solo Gli Amanti Sopravvivono – Only Lovers Left Alive, Broken Flowers, The Limits of Control, I Morti Non Muoiono) a Wes Anderson (Moonrise Kingdom – Una Fuga D’Amore, The Grand Budapest Hotel ed il prossimo The French Dispatch of the Liberty, Kansas Evening Sun), da Joel e Ethan Coen (Burn After Reading e Ave, Cesare!) a Bong Joon Ho (Snowpiercer e Okja) e Joanna Hogg (per la quale girerà anche la seconda parte di The Souvenir). Fa ovviamente parte di questo gruppo anche il nostro Luca Guadagnino, con il quale ha realizzato cinque film, condividendone il progetto di dar vita a un cinema fuori degli schemi, nel corto-documentario Tilda Swinton: The Love Factory e nei lungometraggi The Protagonists, Io Sono L’Amore, A Bigger Splash e Suspiria.

Da Narnia a David Copperfield

Tra i suoi altri film ricordiamo: Female Perversions di Susan Streitfeld; Possible World di Robert Lepage; The Beach di Danny Boyle; Vanilla Sky di Cameron Crowe; Il Ladro di Orchidee di Spike Jonze; Synecdoche, New York di Charlie KaufmanYoung Adam di David Mackenzie; Constantine di Francis Lawrence; The Man From London di Béla Tarr; i tre grandi successi delle storie de Le Cronache di Narnia (diretti rispettivamente da Andrew Adamson e Michael Apted, lei è Jadis, la strega bianca); Julia, di Erik Zonca; Il Curioso Caso di Benjamin Button di David Fincher; The Deep End di Scott McGehee; …E Ora Parliamo di Kevin di Lynne Ramsay; Un Disastro Di Ragazza di Judd ApatowWar Machine di David Michôd; Doctor Strange di Scott Derrickson; Avengers: Endgame dei fratelli Russo; La Vita Strordinaria di David Copperfield di Arm

Tilda Swinton, opera d'arte vivente in "The Maybe"

Tilda Swinton, opera d’arte vivente in “The Maybe”

ando Iannucci. Prossimamente dovremmo vederla nel Memoria diretto da Apichatpong Weerasethakul.

Tilda tra arte…

L’Arte oltre la Settima Arte: Tilda Swinton è un’artista a tutto tondo. Nel 1995 Tilda Swinton ha concepito e messo in atto alla Serpentine Gallery la sua applaudita opera di live-art The Maybe, in cui presenta se stessa dormiente in una cassa di vetro 8 ore al giorno per 7 giorni, insieme a un’istallazione da lei ideata con Cornelia Parker. 22.000 persone hanno visto qui The Maybe, facendone la più popolare mostra del tempo. L’anno successivo si è ripetuta, in collaborazione con gli artisti francesi Pierre e Gilles e con un afflusso comparabile, al Museo Baracco di Roma. Tornando al cinema, nell’estate del 2008, la Swinton ha lanciato nella sua città natale di Nairn, in Scozia, il Festival Ballerina Ballroom Cinema of Dreams. Nel 2009, il festival, oltre a curare un’edizione del Cinema of Dreams a Beijing, è tornato in agosto come un cinema mobile che ha viaggiato – spinto fisicamente – da Kinlochlevan, sulla costa occidentale della Scozia, a Nairn, sulla costa orientale. I tre festival son tutti diventati eventi di interesse internazionale. Nel 2010, lei e Mark Cousins hanno inoltre fondato la loro 8 and Half Foundation, che mira a stabilire per i bambini un nuovo compleanno – 8 e mezzo – per celebrare la magica introduzione nella vasta compagnia degli appassionati del cinema.

…e moda

La Swinton è inoltre uno dei volti più iconici del mondo della moda. Da anni è infatti musa e collaboratrice di Victor & Rolf. Nel 2003 ha lavorato al loro One Woman Show, nel quale gli stilisti hanno creato la collezione a sua immagine e hanno truccato le modelle in modo che le somigliassero. Oltre ad essere anche il volto di Pomellato (che promuove un’immagine di donna forte ed indipendente), ricordiamo un altro suo contributo alla moda, ovvero il film di collaborazione con Ryan McGinley per 28 Pringle of Scotland – per cui lei resta il volto degli abiti sia maschili che femminili – che è stato applaudito dall’industria.

Tilda Swinton in "The Human Voice"

Tilda Swinton in “The Human Voice”

Leonessa D’Oro a Venezia77

Lo scorso settembre, alla 77esima Mostra del Cinema di Venezia, in concomitanza con la presentazione di The Human Voice, il film breve (’30) diretto da Pedro Almodóvar che la vede protagonista, a Tilda Swinton è stato conferito il prestigioso Leone D’Oro alla Carriera, un riconoscimento fortemente voluto dal direttore Alberto Barbera. Particolarmente significativa, e degna conclusione del nostro omaggio, è la motivazione dello stesso Barbera, che ben inquadra e rende onore a questa grandissima attrice:

“Tilda Swinton è unanimemente riconosciuta come una delle interpreti più originali e intense affermatesi sul finire del secolo scorso. La sua unicità riposa su una personalità esigente ed eccentrica, una versatilità fuori del comune, la capacità di passare dal cinema d’autore più radicale a grandi produzioni hollywoodiane, senza mai rinunciare al proprio inesausto bisogno di dar vita a personaggi inclassificabili. Ogni sua interpretazione è una sfida temeraria alle convenzioni, siano esse artistiche o sociali, il frutto della necessità di mettersi continuamente in gioco senza mai accontentarsi dei risultati raggiunti, e il desiderio di esplorare risvolti inediti dei comportamenti e delle emozioni umane, che la Swinton non si limita a veicolare ma di cui offre la personificazione più sorprendente e straniante. Tilda Swinton si conferma come l’interprete per eccellenza del cinema contemporaneo, che non si accontenta della semplicità e del richiamo delle mode, ma aspira all’inosabile”.