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Tra luce e ombra, I Passi Leggeri di Vittorio Rifranti

Giovedì 5 dicembre, al Cinema Mexico di Milano (via Savona 57, ore 21:30), alla presenza del regista, prenderà il via il tour cinematografico di I Passi Leggeri, l’opera seconda di Vittorio Rifranti. Nel cast: Chiara Causa, Fabrizio Rizzolo, Ksenija Martinovic, Nicola Quagliarella, Endrit Muhametaj, Violante Mazzoleni, Alessandro Davoli e Larisa Feraru. Venerdì 6 dicembre, il film arriverà al Cinema Apollo 11 di Roma.

Il film

Don Luca (Fabrizio Rizzolo) è un sacerdote in una parrocchia della campagna a sud di Milano. Di giorno officia i riti e si raccoglie in preghiera. Fa il prete con attenzione e rispetto nei confrontidei fedeli della sua comunità. Di notte, invece, ha imparato a convivere con l’insonnia. Tolti gli abiti sacerdotali, prende l’auto e viaggia verso la città, attraversandola fino all’alba. Osserva la vita notturna, da cui è attratto e allo stesso tempo turbato. Porta aiuto a chi incontra: cibo, denaro, anche droga talvolta a chi ne ha bisogno per sopravvivere. Lì, durante quelle notti, attinge ad una spiritualità profonda. Di giorno, invece, agisce senza più trovare un senso ai riti religiosi tradizionali, pur avendo una fede in Dio molto forte. L’incontro con due donne, una prostituta che romperà la separazione netta fra il giorno e la notte e una ragazza che lavora per una società di recupero crediti, obbligheranno Don Luca ad affrontare definitivamente il confine fra la luce e l’ombra, fra il bene e il male, che è dentro ogni essere umano. 

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Un’opera rigorosa

Vittorio Rifranti, regista e docente della Civica Scuola di Cinema di Milano, dopo il suo primo lungometraggio Tagliare Le Parti In Grigio (che ha ricevuto il Pardo d’Oro come Miglior Opera Prima al 60° Festival di Locarno), con I Passi Leggeri torna dietro la macchina da presa per raccontare la storia di un sacerdote diviso tra la vita di ogni giorno, che sente ormai priva di senso e le notti insonni dentro la città per confrontarsi con il dolore e la marginalità. Un uomo che si avvicina a un modo diverso di essere sacerdote, spinto dalla voglia di uscire dalla sofferenza e mettendo a rischio la propria fede. Un’opera rigorosa, quella di Rifranti, che tratteggia un protagonista fuori dagli stereotipi affidandosi ad uno stile realistica ed intimo insieme, senza sbavature e titillamenti.

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Un chiaroscuro morale

Consapevole di correre il rischio di fare un film fuori moda e non banalmente accattivante – ha spiegato Vittorio Rifranti – ho voluto evitare tutta una serie di luoghi comuni e di spunti più o meno provocatori, come la pedofilia, il prete che si innamora o che perde la fede, oppure in positivo il sacerdote in lotta contro la criminalità, cercando di raccontare invece il percorso interiore di un prete, il suo rapporto contradditorio con i riti e la ricerca forse destinata allo scacco di un modo diverso di essere sacerdote. Ho voluto soprattutto raccontare personaggi senza inseguire un realismo psicologico, ma esprimendo con ciascuno di essi una dimensione morale, non un chiaroscuro realistico, ma appunto un chiaroscuro morale“.