(foto di Plero Tauro)

Ultimo Inventario Prima di Liquidazione, l’omaggio a Pasolini di ricci/forte

(foto di Plero Tauro)

PPP Ultimo Inventario Prima di Liquidazione, la nuova creazione di ricci/forte, chiude la stagione del Teatro Argentina, dal 14 al 16 giugno, completando l’omaggio che il Teatro di Roma ha dedicato al “poeta corsaro” nel quarantennale della sua tragica scomparsa. Un percorso composito di spettacoli ed eventi speciali per offrire al pubblico e alla Città un viaggio lungo un anno con Pier Paolo Pasolini, “testimone carnale” di ieri, profeta dell’oggi.

(Foto Plero Tauro)

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È un “inventario” di memorie lo spettacolo del duo ricci/forte che, immergendosi nel corpus dell’opera e soprattutto del lascito pasoliniano, continua ad interrogarsi sulle metamorfosi del presente attraversando l’universo creativo, la vocazione etica e l’appassionata ricerca di valori dello scrittore. Uno smascheramento delle ipocrisie della società da parte dell’ensemble che, con questo testo poetico e di dura denuncia, riversa sulla scena l’Italia contemporanea e la sua cultura. Infatti, le ultime opere di Pasolini – letterarie e cinematografiche, da Salò a Petrolio, ma anche quelle della disillusione dell’Abiura dalla trilogia della vita, dove nemmeno lo slancio verso i corpi e della sessualità si salva più dalle gabbie del conformismo – sono un terreno civile disseminato da andirivieni, “spiazzamenti continui, cadute e riprese tematiche, la discussione di un lavoro che trova l’unità nel suo farsi, nei risentimenti di un “io” spavaldo e insieme turbato” – raccontano i ricci/forte.

Immerse in una scena bianca, una discarica immacolata disseminata di copertoni altrettanto candidi cinque donne – Capucine Ferry, Emilie Flamant, Anna Gualdo, Liliana Laera, Catarina Vieira – sono un mondo di apparizioni a cui si contrappone l’isolamento di un “io”, impersonato da Giuseppe Sartori. Quelle cinque figure sono rifrazioni della sua coscienza, sono donne, uomini, un mondo, una società metamorfica che si staglia in quello spazio bianco che è “protezione, una specie di caverna, o quel deserto di cui parla Pasolini, uno spazio privo di perimetri in cui ritrovare se stessi. Ma in quell’orizzonte – continuano ricci/forte – c’è anche un rischio: nel nostro spettacolo è una linea blu, un mare-madre, un desiderio di tornare “liquidi”, ma che è anche metafora del nostro mondo, quello dell’arte. Un mondo in cui si rischia di “nascondersi” e “seppellirsi” nel tentativo di decodificare il tempo presente”.

(Foto di Plero Tauro)

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Per ricci/forte, quello con Pasolini, è un appuntamento artistico e un impegno inderogabile, in questo attuale medioevo culturale. Ed è proprio in questo “non finito” michelangiolesco che sta il cuore di un tempo, il nostro, così turbato e letargico, pronto a cambiare direzione in un panorama privo di ideali.