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Una Intima Convinzione, Marina Foïs e la ricerca ossessiva della verità

Ispirato a veri fatti di cronaca (il processo di Jacques Viguier), giovedì 30 luglio Movies Inspired porta nei nostri cinema Una Intima Convinzione, il film diretto da Antoine Raimbault con protagonisti Marina Foïs e Olivier Gourmet.

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Il film

Nora (Marina Foïs) ha presenziato al processo di Jacques Viguier, accusato dell’omicidio di sua moglie, ed è tuttora convinta della sua innocenza. Temendo un errore giudiziario, convince un principe del foro, il ruvido avvocato Dupond-Moretti (Olivier Gourmet), ad assumere la sua difesa nel processo d’appello. Mentre il cappio si stringe attorno all’imputato, la ricerca della verità di Nora si trasforma in un’ossessione.

Antoine Raimbault racconta…

Affascinato da quel caso singolare, ho assistito ai due processi di Jacques Viguier. E sui banchi della corte d’assise ho conosciuto i figli di Jacques e Suzy, che si erano rassegnati a questa terribile equazione: «Mamma è scomparsa e papà è accusato di averla uccisa». Ho scoperto di punto in bianco la giustizia del mio Paese e il calvario di quella famiglia condannata all’incertezza. Secondo me, uno dei ruoli del cinema è offrire una prospettiva reinterrogando il reale. Raccontare questo processo così particolare. Mostrare la giustizia a distanza ravvicinata. Far vedere la corte d’assise oggi. Renderne la complessità e tentare di coglierne la potenza drammatica“.

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Il film rispetta scrupolosamente ciò che si è detto nelle udienze e nelle intercettazioni telefoniche. Non abbiamo avuto bisogno di inventare niente. Tutto è vero. In assenza di prove, la verità giudiziaria si è essenzialmente basata sulle voci e le calunnie. Perché è facile definire un colpevole a partire dai sentimenti e dalle fantasie, perché la natura ha orrore del vuoto, perché giustizia deve essere fatta e serve un colpevole, non si può fare altro che crearsi un’intima convinzione. Si narra una verità che sembra logica, razionale, soddisfacente e definitiva. E poco importa che altri dubitino, poco importa l’assenza di prove; una volta insinuatasi, la convinzione prevale su tutto. Il film affronta precisamente questo meccanismo oscuro: il dominio della convinzione sulla ragione“.

Il mio non è un film a tesi. Le domande mi interessano infinitamente più delle risposte. Lo scopo, infatti, è di indurre alla riflessione. Assumendo il punto di vista di Nora attraverso la sua controinchiesta, gli spettatori sposeranno la sua convinzione prima di rendersi conto che non ha maggiori prove rispetto agli accusatori di Viguier. In sostanza, il film racconta che la ricerca della verità può rendere folli. E che tutti possiamo perdere l’equilibrio“.

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Nora incarna tanto l’immagine di una figura di giustiziere quanto una riflessione introspettiva sul pericolo delle nostre certezze. Da sempre, il mistero del crimine affascina e ossessiona. «Nei posti di ristoro, tra un bicchiere di Gaillac e l’odore del caffè, si condanna con un gesto. Ma non nella corte d’assise…», sostiene Éric Dupond-Moretti. Non può che essere la voce del dubbio, la sola udibile in questa vicenda, a prevalere alla fine sull’ossessione accusatrice di Nora“.