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Una Vita Violenta di Thierry de Peretti, follia e criminalità in Corsica

Presentato alla Semaine de la Critique a Cannes nel 2017, giovedì 23 maggio arriva al cinema Una Vita Violenta, la pellicola scritta e diretta da Thierry de Peretti 

Il film

Nonostante la minaccia di morte che pesa sulla tua testa, Stéphane (Jean Michelangeli) decide di tornare in Corsica per partecipare al funerale del suo migliore amico e compagno d’armi, Christophe (Henri-Noël Tabary), ucciso il giorno prima. Per Stéphane è l’occasione di ricordare gli eventi che hanno condotto lui, un intellettuale piccolo borghese di Bastia, a passare dalla piccola criminalità alla radicalizzazione politica e alla clandestinità.

Thierry de Peretti racconta…

Sono nato e cresciuto in Corsica, e ancora oggi passo qui metà del mio tempo. Ho un legame forte con l’isola. La mia famiglia, alcuni dei miei amici e molti dei miei cari vivono lì. Ho sempre trovato molto difficile spiegare ai miei amici, alle persone che incontravo o ai miei colleghi di Parigi o altrove, il posto da cui venivo, e non soltanto dal punto di vista geografico. Io non sono cresciuto in un luogo arcaico e fuori del tempo, e proprio come i miei coetanei anch’io ho ascoltato gli Smiths e guardato Uomini veri di Philip Kaufman, Dal profondo della notte di Wes Craven o Police di Maurice Pialat“.

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Certo, la mia infanzia e adolescenza sono state segnate da un clima di violenza politica e da una profonda confusione. Gli abitanti della Corsica della mia generazione sono stati tutti testimoni oprotagonisti, a vari livelli, di violenza e omicidi, vendette, attentati, famiglie decimate. Tutti noi abbiamo avuto amici che hanno scelto il sentiero più impervio, incontrato le persone sbagliate, oppure, senza mezzi termini, perduto le loro vite. Ho cercato di fare del mio meglio per dare conto accuratamente di queste due condizioni, questi due mondi che sono mescolati e fusi tra loro…“.

Uno è il mondo in cui la società è pervasa, come altrove, dagli eventi e dalla confusione. Un altro invece è quasi un infra-mondo, entrambi problematici e oscuri, in cui la società è ossessionata dal sangue, dalla follia e dal territorio. Sono interessato a quel periodo in cui dozzine di giovani Corsi furono uccisi brutalmente, spesso per ragioni oscure, anche se sembrava che avessero imboccato la strada cattiva del radicalismo politico o del crimine“.

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Filmare quel periodo significa affrontare temi come l’origine della violenza, e interrogarsi su quelli che affliggono l’isola oggi. Il film non ha una prospettiva storica, ovvero tratta di storia e di politica, ma soprattutto della Francia. Il film è un omaggio a tutti quei giovani che si sono persi o sono stati uccisi. Ma è anche la promessa di un dialogo tra una generazione dimenticata, persa e abbattuta e un’altra, ancora viva e vegeta, rappresentata sullo schermo dai suoi predecessori“.