(Photo Credit: Stefano Campagnucci)

Unposted – Intervista a Elisa Amoruso: “Chiara Ferragni volto della donna moderna”

(Photo Credit: Stefano Campagnucci)

Dopo essere stato presentato – nella sezione Sconfini – alla 76. Mostra del Cinema di Venezia, dal 17 al 19 settembre arriva nelle sale Chiara Ferragni: Unposted, il documentario sulla famosa fashion influncer diretto da Elisa Amoruso. La stessa Chiara Ferragni, il 17 settembre (ore 19.30), sarà presente alla multisala UCI Milanofiori per salutare i fan presenti alla proiezione.

Chiara Ferragni: Unposted

La pellicola mostra l’altra faccia dei social network, un contenitore di contenuti volto a sviluppare un preciso business a livello globale. Storie(s) di successo che hanno portato alla ribalta diverse influencer. Tra queste regina indiscussa è Chiara Ferragni che è riuscita a realizzare i propri sogni, facendosi strada tra gli haters digitali che la inseguono sin dai tempi di @diavoletta87, il suo primo blog. Chiara Ferragni: Unposted è una fotografia di una donna in carriera, moglie e madre (proprio come la regista Elisa Amoruso, tra poco ne parliamo), che rifugge lo stereotipo, per sottolineare la tenacia, il talento creativo e la forza di volontà.

Il racconto ci svela una Chiara che ancora non conosciamo (soprattutto quando si parla delle sue fragilità e paure), lontano dalle luci dei riflettori. Unposted segue le tappe di questa crescita, personale e professionale, scandita dalle stagioni che si susseguono e dalla vita frenetica, davanti allo schermo dello smartphone e nel backstage. La sfida è stata quella di mostrare l’altra Chiara, che oggi è simbolo della contemporaneità in pieno divenire, punto di riferimento per diverse generazioni.

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Intervista a Elisa Amoruso

Per parlare di Chiara Ferragni: Unposted abbiamo deciso di intervistare la regista, Elisa Amoruso.

Come si coniuga la vita da regista a quella di donna e mamma? So che hai una bambina!

Non è facilissimo incastrare gli impegni, talvolta molto intensi, di un set – e quindi viaggi, spostamenti continui e preparazioni su preparazioni – con la propria vita privata, quotidiana e famigliare. Riconosco di essere molto fortunata perché sono molto supportata da mio marito (Gianluigi Zamponi, giornalista di Rai Sport, ndr.). Anche lui è molto impegnato con il suo lavoro, ma tra noi c’è molta solidarietà e riusciamo sempre a organizzarci bene, tra i suoi giorni di riposo e i suoi turni – a volte lavora di notte – e le mie giornate, a volte davvero frenetiche. Ci alterniamo, siamo uniti e siamo genitori al 100%: la famiglia pesa su entrambi allo stesso modo. Trovo giusto che non siano solo le mamme a crescere i figli e a mandare avanti tutto: c’è ancora, purtroppo, chi la pensa così. Io no, e se sono impegnata so di poter contare sulla mia famiglia. Non potrei rinunciare al mio lavoro da regista: lo amo, mi fa sentire più felice, e mia figlia lo percepisce. Per questo mi piace portarla sul set con me, così vede sua mamma all’opera e capisce che anche le donne lavorano.

Da Fuoristrada a Strane Straniere e Unposted. Al centro dei tuoi lavori ci sono per lo più le donne. C’è qualcosa che le accomuna?

Penso che l’aspetto che le accomuna sia quello di trovarsi in una situazione difficile, poiché su ognuna di loro pende un pregiudizio sociale. Le Strane Straniere sono donne che sono arrivate in Italia provenendo da paesi diversi, senza avere nulla, e alla fine sono riuscite a costruirsi una strada di successo; Pino/Beatrice (Giuseppe Della Pelle) di Fuoristrada è un uomo diventato donna e, in quanto transessuale, viveva sotto un continuo, pesantissimo, giudizio, e nonostante questo, è riuscita a trovare il suo posto nel mondo; la stessa Chiara Ferragni, infine, vive ogni giorno un grandissimo pregiudizio, proprio perché è diventata così popolare, e quindi bersaglio per tanti haters digitali.

Chiara Ferragni con la regista Elisa Amoruso

Chiara Ferragni con la regista Elisa Amoruso

Unposted è anche lo specchio di come sta cambiando un’epoca. Chiara Ferragni si può considerare una figura chiave per capire la contemporaneità?

Sicuramente Chiara Ferragni è uno dei simboli della nostra contemporaneità e questo aspetto è stato uno dei motivi che mi ha portato ad accettare subito di fare questo ritratto su di lei. Chiara incarna una figura molto contemporanea, non solo come comunicatrice, ma anche come modello per le nuove generazioni. È impossibile ignorare il fatto che sia una persona molto influente a livello mondiale. Soprattutto grazie alla comunicazione globale digitale, un canale che è stato stravolto dall’avvento dei social network. Ed è di questo che parlo nel documentario.

I social, una rivoluzione digitale…

Ho fatto delle ricerche, e un aspetto secondo me molto interessante è scaturito dall’intervista che ho fatto al Professore David Craig dell’Università della Southern California. Il punto è questo: coloro che hanno creato le piattaforme dei social network, penso soprattutto a Facebook e ad Instagram, non immaginavano che gli utenti potessero a loro volta diventare creators di contenuti. La situazione è sfuggita di mano, a tal punto che oggi chiunque possiede uno smartphone può avere una voce e dare vita ad un seguito. Nel documentario inoltre ho posto l’accento sul fatto che non esistono ancora delle regole e un codice etico che trasforma e legittima queste reti di comunicazione: ne servirebbe uno. Chiara, essendo un influencer che parla con 17 milioni di persone in tutto il mondo, veicola tantissimi contenuti. In questo senso era molto interessante per me raccontarla.

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Business woman, mamma, moglie. Chiara Ferragni cosa rappresenta per le nuove generazioni?

Inevitabilmente Chiara è anche un modello femminile, è una donna imprenditrice che ha costruito la sua strada da sola. Senza provenire da contesti nei quali potesse essere già aiutata o sostenuta. Ha creato una nuova figura lavorativa – non l’influencer in assoluto, visto che era una tendenza che si stava diffondendo nel mondo prima di lei – ovvero l’influencer di moda, un ruolo che racchiude in se diversi lavori. Inoltre è un’imprenditrice digitale, ha all’attivo due società delle quali è Amministratrice Delegata: a 32 anni, essendo donna, essendo italiana, avendo fatto tutto da sola, essendo diventata un caso ad Harvard (con la sua azienda The Blonde Salad, ndr), non mi sembra un risultato da poco. A me interessava capire quali sono stati i passi che l’hanno portata a questo successo. Essendo anche lei madre, avendo una sua famiglia e degli amici, è diventata l’esempio di una donna che lavora molto ma non rinuncia alle cose importanti della vita che per lei sono i legami famigliari. Questo mi sembra un valore positivo da trasmettere alle nuove generazioni.

Intervista di Selene Oliva