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Verso un Altrove – Intervista a Massimiliano Amato: “Il viaggio verso la libertà inizia dentro di noi”

Luca Guastini e Azzurra Rocchi sono i protagonisti di Verso un Altrove, il nuovo film scritto e diretto da Massimiliano Amato che esce oggi al cinema grazie alla Movie Factory di Francesco Paolo Montini. La pellicola racconta un viaggio tortuoso, in salita, verso la legalità e verso la libertà. Verso un altrove in cui poter finalmente essere e, finalmente, vivere.

Il film

Tommaso Fontana (Luca Guastini) esce di prigione dopo aver scontato una lunga pena detentiva. Cresciuto dentro una struttura di accoglienza di Livorno, ha vissuto la maggior parte della sua esistenza in cattività, recluso, lontano da tutto. E da tutti: non ha una famiglia alla quale rivolgersi e nemmeno degli amici. Sembra impossibile potersi rifare una vita: come può un ex detenuto senza famiglia, senza una casa dove andare e senza un lavoro reinserirsi socialmente? Sarebbe facile pensare che a Tommy non resta altra strada che riprendere a delinquere, ma la vita riserva sempre delle sorprese.

Tommy non è più il ragazzo di un tempo, è maturato molto. In carcere, grazie all’incontro con un indiano, si è avvicinato al pensiero di Jiddu Krishnamurti. Un incontro fortunato che lo ha aiutato a liberarsi dei suoi condizionamenti e a raggiungere una maggiore consapevolezza. Una forza interiore che lo sosterrà nella sua sfida più importante, quella di rifarsi una vita. Le prime tappe di questo viaggio umano saranno piene di insidie. Un sentiero che lo porterà inaspettatamente molto lontano, fino in Olanda. Giunto ad  Amsterdam, Tommy trova rifugio presso una prostituta, una ragazza romena. Irina (Azzurra Rocchi) ha un vissuto per certi versi analogo al suo. Ha problemi con la droga, e dei debiti che la spingono a prostituirsi. Tra queste due solitudini nasce un sodalizio, e poco a poco, anche l’amore. Non sarà facile, ma alla fine entrambi riusciranno a cambiare radicalmente le loro vite e i loro destini, in maniera del tutto pacifica.

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Intervista a Massimiliano Amato

Per analizzare gli aspetti principali del film, abbiamo intervistato il regista Massimiliano Amato che, oltre ad aver ideato, sceneggiato e diretto il film, ha curato anche la fotografia.

Verso un Altrove è un viaggio fisico e interiore, quello del protagonista, che lo porta ad una nuova possibilità, una rinascita. Come descriverebbe questo tragitto verso la libertà e verso la legalità? Quali sono i rischi ed al tempo stesso gli stimoli disseminati lungo il percorso? 

Come giustamente dice, il percorso di riabilitazione del protagonista è frutto di una serie di fattori, e non solo della volontà del protagonista della storia. La libertà è qualcosa di estremante grande e difficile da comprendere. C’è un elemento di utopia, perché in fin dei conti liberarsi dai condizionamenti ambientali, culturali e sociali è cosa ardua. Il film non ha una pretesa filosofica, è stato concepito per i giovani e volevo essere semplice. Tuttavia gli ingredienti per alcune riflessioni più mature ci sono. Si può essere malvagi anche nella legalità, ma la legalità è un valore importante. Molte serie televisive e molti film, danno dei messaggi ai giovani un po’ distorti. La legge e gli apparati della giustizia possono essere lenti e faraginosi, ma una volta innescati non si fermano. 

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Tommy, il protagonista del mio film, durante la detenzione ha modo di studiare, di evolversi, e ha il tempo per approfondire la conoscenza di sé.  Questo è un suo merito, non della legge o della pena. Di conseguenza ha la possibilità di percepire la realtà che lo circonda in maniera diversa. Gli errori diventano occasione quindi di scoperta, e anche se al suo rilascio, l’ex detenuto, continua a commettere quasi meccanicamente una serie di comportamenti errati, quello che è profondamente diversa è la sua coscienza. Ma c’è anche qualcosa di invisibile che agisce passo dopo passo a suo sostegno. Il destino di Tommy, anche se non è evidente è già cambiato perché tutte le sue azioni nascono da un bisogno vitale e non criminale.

Troppo facile, e ingiusto, condannare Tommy e Irina, per i loro trascorsi. Eppure entrambi dimostrano che una vita, nel recinto della legalità, è ancora possibile. Difficilissima da raggiungere, ma possibile, anche contro ogni pregiudizio. Del resto la nostra è sempre più una società spietata, che etichetta, che giudica, spesso superficialmente e frettolosamente. Lei cosa ne pensa? 

Credo che la più alta forma di intelligenza si accorge di tutto senza giudicare. Tuttavia la legalità è un valore comune che va rispettato. Un certo grado di giudizio negativo sui due personaggi è comprensibile, così come il perdono dopo la redenzione, perché non c’è malvagità in entrambi. La storia narrata non vuole essere realistica, ma una metafora per descrivere come le dinamiche interiori modificano anche quelle sociali e esistenziali.

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Anime perse che si trovano e, insieme, si salvano. Si può ritenere l’Amore – in questo caso tra i due protagonisti – l’unica vera ricetta per la nostra salvezza? O ci si può salvare da soli?

Questa è la domanda più difficile perché il film descrive ma non porta delle tesi. Pone domande e dà alcune risposte. L’amore inteso come compassione è necessario all’intera umanità per evolversi, e la solidarietà è la base della coesistenza sociale. Tuttavia il processo di liberazione dai condizionamenti e di consapevolezza è un sentiero che ognuno deve affrontare per conto proprio. Mi piaceva l’idea che in due si va avanti meglio,  ma se Tommy, il protagonista, non avesse trovato un lavoro onesto? Come sarebbe andata a finire?

Intervista di Giacomo Aricò