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Vivere, la magistrale affermazione di Akira Kurosawa

Il 23 marzo 1910, esattamente 110 anni fa nasceva a Tokyo Akira Kurosawa, una dei cineasti più importanti del XX secolo, probabilmente il più grande regista giapponese di tutti i tempi (e senza dubbio il più imitato), capace di influenzare intere generazioni di filmmaker di tutto il mondo. Leone D’Oro alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 1951 (con Rashomon), Palma D’Oro al Festival di Cannes 1980 (per Kagemusha – L’Ombra Del Guerriero), un nuovo Leone D’Oro, questa volta alla Carriera nel 1982 e un Oscar alla Carriera nel 1990. Questi i più grandi riconoscimenti di una mente illuminata della settima arte che oggi ricordiamo parlandovi del suo film Vivere del 1952.

Akira Kurosawa

Akira Kurosawa

Vivere

Il film è diviso in due parti. Nella prima parte lo spettatore segue il piccolo funzionario Kanji Watanabe (Takashi Shimura) che scopre di essere in punto di morte a causa di un tumore, e termina con la sua decisione di combattere insieme ad altri perchè un terreno abbandonato venga trasformato in un parco giochi, un’azione utile alla società con cui spera di dare un senso alla propria vita. La seconda parte, molto più breve, si svolge dopo la morte di Watanabe e rappresenta le diverse reazioni alla sua vittoriosa battaglia.

Lasciamo ora spazio a tre descrizioni del film, ad opera di tre grandi critici cinematografici.

Brad Stevens

Vivere è la prova più evidente della capacità di Kurosawa di comunicare idee provocatorie attraverso l’uso di un’innovativa struttura generale. Si può affermare senza timore di smentita che questo film contiene “due momenti chiave”, la prima e la seconda parte. Anche se nelle opere del regista abbondano scene, immagini e gesti straordinari, spesso quello che colpisce di più dei suoi film è l’audacia del progetto generale. Di frequente un messaggio banale e una cruda visione del mondo vengono affermati esplicitamente prima di essere persi di vista o addirittura contraddetti con l’emergere della struttura complessiva. In Vivere l’etica semplicistica del protagonista sembra meno definita se collocata in un contesto più ampio: le scene finali suggeriscono che le sue buone intenzioni hanno avuto ben poco impatto su una cultura i cui problemi sono troppo radicati per essere risolti con riforme liberali e con le azioni di individui spinti dalla generosità“.

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Aldo Tassone

Avventura interiore di un uomo comune che lotta contro la morte e il fallimento della propria esistenza, ritratto sarcastico di una categoria sociale (la burocrazia), Vivere ci sorprende per la varietà e la profondità dei temi affrontati, l’audacia della struttura narrativa, la sconvolgente carica emotiva che lo collocano accanto ai film-bilancio più celebrati della storia del cinema (L’Ultima RisataQuarto PotereUmberto D.Il Posto Delle Fragole). Lirismo e satira, grazia e crudeltà (la visita medica, la via crucis burocratica di Watanabe), realismo, onirismo (i flashback) ed espressionismo (il viaggio notturno nei quartieri di piacere di Tokyo) si fondono in una sintesi prodigiosa. Uno dei miracoli di questo ‘Citizen Watanabe’ è che riesce a trattare della malattia senza deprimerci, comunicandoci una forsennata voglia di vivere. Anche se c’è forse qualche scompenso, nel film tutto viene riscattato dall’emozione, dall’umanità delle situazioni e dei personaggi”.

André Bazin

Vivere è forse il film più bello di Kurosawa, il più intelligente (la sua sapienza strutturale mi lascia a bocca aperta) e il più emozionante fra i film giapponesi che ho potuto vedere. Forse continuo a preferire la pura musica giapponese dell’ispirazione di Mizoguchi, ma debbo arrendermi davanti all’ampiezza delle prospettive intellettuali, morali, estetiche aperte da un film come Vivere, che mette in luce dei valori incomparabilmente più importanti sia nella sceneggiatura che nella forma. Mi domando se, invece di considerare il cosmopolitismo di Kurosawa come un compromesso sia pure di qualità superiore, non dobbiamo al contrario considerarlo come un progresso dialettico che indica l’avvenire del cinema giapponese“.

Vivere Kurosawa 2

Donald Richie

Vivere è la ricerca di un’affermazione. Affermazione che sta nel messaggio morale del film, contenuto nel titolo: Ikiru è il verbo intransitivo che significa ‘vivere’. Questa è l’affermazione: la vita è abbastanza. Ma l’arte del semplice vivere è una delle più difficili da padroneggiare. Quando si vive, bisogna vivere pienamente – è questa la lezione appresa da Kanji Watanabe, il piccolo funzionario la cui vita e la cui morte conferiscono un senso al film“.