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Alone, nella pandemia di Johnny Martin l’Amore ci salva

Ieri sera, sulla piattaforma dedicata MYMovies, al 20° Trieste Science Fiction Festival è stato presentato online Alone, il thriller diretto da Johnny Martin che ha come protagonisti Tyler Posey e Summer Spiro, con la partecipazione del grande Donald Sutherland.

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Il film

La scoppio di una terribile pandemia getta il mondo nel caos e gli esperti consigliano ai cittadini di auto-isolarsi per cercare di sopravvivere. Aidan (Tyler Posey) si sveglia e si ritrova intrappolato nel suo appartamento, completamente isolato dal resto del mondo e impossibilitato a contattare i suoi cari, mentre gli infetti occupano l’intero edificio. La sua disperata situazione pare migliorare quando si accorge della bella Eva (Summer Spiro), che vive nell’appartamento dall’altro lato del cortile. Ne nasce una storia d’amore, fra il caos circostante e i messaggi che i due si scambiano. Senza più elettricità e con le scorte in esaurimento, Aidan decide di rischiare il tutto per tutto.

Storia “annunciata” di una Pandemia

L’aspetto più devastante di Alone è la sua attualità. Se (l’ormai famosissimo) Contagion di Steven Soderbergh (2011) aveva visto lungo su un virus simile al Covid 19, questo zombie movie diretto magistralmente da Johnny Martin – un grande applauso gli va fatto per l’adrenalina e la tensione, soprattutto nel finale, che riesce a creare – parla di una Pandemia diversa e fortemente simbolica. Qui non ci si difende con mascherine o igienizzanti perchè lo schema – un classico del genere horror ed in particolare del filone dei film sugli zombie – prevede che l’infetto morde (o meglio, azzanna) il non infetto rendendolo infetto e, a sua volta, affamato di mordere i non infetti (che, come sempre, poi rimangono decimati e attaccatti dal branco). I telegiornali del film, fino a quando l’elettricità tiene i televisori accesi, ricordano perfettamente i notiziari che, ormai dallo scorso marzo, stanno riempiendo le nostre giornate snocciolando i numeri della pandemia e proponendo tesi e antitesi su ogni aspetto legato al Coronavirus.

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La lontananza dalla propria famiglia

Alone, quindi, non può che riportarci alla nostra strettissima attualità. “Non uscite di casa“, questa la regola per sopravvivere. Aidan si trova improvvisamente isolato nel suo appartamento, lontano (e ormai irrimediabilmente separato) dalla sua famiglia (i genitori e la sorella). Non sono ricoverati in ospedale, ma non riesce comunque a mettersi in contatto con loro (poi lo farà, e sarà uno shock). Il senso di frustrazione ed impotenza che prova (e quel dolore che diventa lutto), ci ricordano i drammi della Pandemia che ancora oggi stiamo combattendo. La lontananza dai propri cari – siano essi in un altro stato, in un’altra città o in un’altra casa – in questa situazione è qualcosa che ci segna l’anima nel profondo. La solitudine, Alone, diventa ancor più insostenibile quando non possiamo avere notizie dalle persone che ci stanno a cuore.

Là fuori, le persone che si scannano

Gli zombie di Johnny Martin – iper veloci, iper famelici, iper aggressivi – diventano, come da tradizione, la rappresentazione dell’Uomo moderno Pre e Post Covid 19. La competitività tra individui era infatti già ai massimi livelli prima dell’arrivo del Coronavirus (a partire, gradualmente, dalla crisi economica del 2008), soprattutto se riferita al mercato del lavoro (dove le risorse umane superano in larga parte le risorse economiche: Mors Tua Vita Mea). Là fuori, non solo in città ma anche tra i corridoi del palazzo in cui viviamo (dove i “vicini” di casa sono i nostri primi nemici), è pieno di persone pronte a scannarsi tra di loro (come non pensare anche a The Purge). Ma gli infettati di Alone, denominati Screamers (Gli Urlatori), sembrano gli eserciti di ribelli che in questi giorni stanno devastando piazze e strade nelle principali città italiane. La paura si è trasformata in rabbia sociale: sia sui social che nelle manifestazioni vediamo sempre più Screamers inferociti.

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La follia dei sani (e dei “saggi”) 

Ad aumentare l’angoscia nel film sono però anche i “sani”, ovvero quelli che non sono stati intaccati dal virus del cannibalismo, una categoria magistralmente rappresentata da un attore straordinario ed esperto come Donald Sutherland. Aidan, mentre è in fuga, se lo trova davanti in un appartamento e, dopo aver appurato che non è infetto, sembra aver trovato in lui un nuovo sostegno, un nuovo aiuto concreto per la sua sopravvivenza. Ma non sarà così perchè Edward, questo il suo nome, ha in realtà perso la testa. Oltre a confermarci la frattura tra individui (in questo caso lui e Aidan, che sarà costretto ad eliminarlo, sono due soggetti sani), il personaggio di Edward sembra intervenire nella storia per ricordarci anche un altro aspetto: quello della sempre più grande mancanza di punti di riferimento nei giovani. Quello tra Aidan e Edward diventa uno scontro generazionale. Il vecchio Ed, che inizialmente sembra di essere davvero d’aiuto al giovane protagonista, proclama una frase emblematica: “sono tanto dispiaciuto per te ragazzo, questa pandemia ti ha già tolto il futuro“. Sembrano parole d’affetto di una persona saggia che può ancora insegnare qualcosa al ragazzo, dargli un consiglio, mostrargli una via. Ma l’egoismo, evidentemente, non ha età. 

La dipendenza tecnologica

Altro tema trattato da Johnny Martin in Alone è l’enorme consumo energetico dell’Uomo. Se a noi gli ultimi Dpcm ci invitano fortemente a stare in casa portandoci a consumare sempre più luce e gas (soprattutto nel periodo invernale), nel film il sovraccarico globale delle persone recluse nelle proprie abitazioni porta ad un blackout generale devastante che suona come una sentenza definitiva di morte. La mancanza dell’elettricità, però, stimola ancor di più la creatività e l’istinto di sopravvivenza di Aidan. Inoltre colpisce la nostra dipendenza tecnologica, soprattutto quando ci sentiamo “soli” e vogliamo condividere qualcosa di noi con gli altri sui social (Aidan inizia infatti a fare una serie di video blog). Invece, quando tutto sembra ormai finito, Aidan incontra Eva.

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L’amore ci salva sempre

Il messaggio più bello e romantico del film è la storia d’amore che nasce tra Aidan e Eva. Lui, che aveva ormai perso la speranza, trova in Lei (Eva, la prima Donna, da cui far idealmente ripartire tutto) la Salvezza. Lei, allo stesso modo, trova il Lui la protezione che cercava. Il sentimento tra i due cresce, passo dopo passo. Quando si “incontrano” per la prima volta a distanza, da una finestra all’altra, si scrivono delle frasi in grande su dei fogli. In seguito, arriveranno anche a chiamarsi con dei Walkie Talkie (sulle note di Just Breathe dei Pearl Jam), la voce impacciata e fragile che non nasconde il desiderio di incontrarsi. Perchè sia scritte che pronunciate, le parole aiutano una comunicazione già iniziata anche solo guardandosi: nei loro volti c’è tantissima emozione. Nel finale, arriveranno ad abbracciarsi, in un bellissimo momento che anticipa la loro disperata fuga dagli infetti. Nessuno Si Salva Da Solo, Aidan e Eva insieme sono più forti. Combattono, non mollano. Loro due soli contro tutti. Loro due soli, che stando insieme, hanno trovato il loro Tutto.

Giacomo Aricò