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Amo La Tempesta, lo squardo sul presente di Maurizio Losi

Realizzato nel 2016, dal 6 agosto esce al cinema Amo La Tempesta, il primo lungometraggio del regista Maurizio Losi che ha diretto un grande cast che comprende Maya Sansa, Tony Sperandeo, Ugo Dighero, Maurizio Donadoni, Elisabetta Pozzi, Ferruccio Soleri, Giobbe Covatta, Enzo Iacchetti, Nando Paone, Eleonora Giovanardi, Annamaria Troisi, Leonardo Lidi, Chiara Anicito, Tomas Leardini, Antonio Randazzo e Daniele Pitari.

Il film

Nord Italia. Angelo (Nando Paone) è uno dei tanti padri che negli ultimi anni hanno visto i loro figli fuggire all’estero in cerca di opportunità lavorative e un futuro migliore, lontano da un Paese decadente e in crisi economica. Autista di scuolabus, vessato sul lavoro, Angelo vaga alla ricerca di un impiego per il figlio, non arrendendosi alla speranza di farlo tornare a casa e vivere accanto a lui. Durante le ricerche scopre che l’insopprimibile senso per l’unità familiare non è sopravvissuto solo in lui, ma in tutta la gente che lo circonda. Un intero quartiere, composto da genitori abbandonati, si sta mobilitando per compiere un’impresa disperata quanto immaginifica: rapire e riportare in Italia i propri figli, che per talento e qualifiche potrebbero riavviare la macchina produttiva italiana. Rapirne uno per attirarne cento. Parte quindi alla volta della Germania verso il più inaspettato viaggio della sua vita.

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Maurizio Losi racconta…

La storia tratta un tema trasversale, diffuso in Italia come in tutta Europa e nel mondo. Un fenomeno, quello della migrazione dei talenti, che si lega fortemente alle problematiche economiche di questi ultimi anni del divario andatosi a creare tra le nazioni “rimaste indietro” e quelle, invece, che dalla crisi hanno saputo riscattarsi. Questo permette al film di toccare ulteriori argomenti di totale attualità transnazionale, come quello della “guerra fredda” economica e politica tra Germania e Italia, disarmata con grandi dosi di ironia e paradossi. Il film vuole indagare anche la descrizione di un modello familiare tradizionale, quello della famiglia unita sotto un unico tetto, che si tramanda i mestieri da padre a figlio. Un modello in forte mutamento in un Paese, l’Italia, che più di ogni altro incarna questo tipo di cultura nell’immaginario internazionale. Descrivere i problemi del nostro tempo, utilizzando un taglio ironico e surreale, vuole aprire un dibattito sull’argomento, alla ricerca di una riflessione collettiva che possa restituire un sano miglioramento e approccio alle dinamiche sociali ed economiche della nostra epoca“.