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Andrej Tarkovskij, il Cinema come Preghiera

Da lunedì 20 gennaio 2020 arriva nei cinema italiani Andrej Tarkovskij. Il Cinema Come Preghiera, il documentario sul geniale regista russo, firmato dal figlio Andrej A. Tarkovskij. Il film è stato mostrato in anteprima all’ultimo Festival di Venezia, viene distribuito da Lab 80 film ed è un racconto attento ed emozionante del lavoro e della vita dell’artista, realizzato con materiali d’archivio, registrazioni audio inedite e nuove immagini.

Il film

Tarkovskij, i cui film sono considerati capolavori del cinema mondiale, ha lasciato otto pellicole e il desiderio sempre più crescente di comprendere la sua l’opera. Il film ne racconta la vita e i lavori, lasciando la parola al regista stesso che condivide i suoi ricordi, il suo sguardo sull’arte, le riflessioni sul destino dell’artista e sul senso dell’esistenza umana. Il film comprende rarissime registrazioni audio e registrazioni inedite di poesie di Arsenij Tarkovskij, padre del regista e considerato uno dei più grandi poeti russi del Novecento, che con la sua opera ha influenzato profondamente il cinema del figlio. Le immagini sono costituite da frammenti tratti dai film originali, materiali foto e video d’epoca e riprese effettuate sui luoghi della vita e dei set di Tarkovskij in Russia, in Svezia e in Italia, sua patria adottiva.

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Andrej A. Tarkovskij racconta…

«Sono stati molti e originali i tentativi di spiegare il fenomeno Tarkovskij nell’arte contemporanea. Ma cosa ne pensava Tarkovskij stesso? Da dove veniva la sua ispirazione? Cosa voleva comunicare alle persone che vedevano i suoi film? Questi sono stati gli obiettivi che mi sono posto realizzando il film, per portare gli spettatori alle origini del suo pensiero e per condividere l’emozione di incontrare di nuovo il grande artista, uomo e mentore che è stato mio padre».

“Un capolavoro può essere manifestazione di un’anima che ti sfiora mentre sale verso l’alto, verso il cielo, frusciandoti accanto e lasciando dietro sé solo un soffio di vento che puoi percepire…”.

Andrej A. Tarkovskij