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Beginning, l’atto d’accusa di Dea Kulumbegashvili contro la violenza sulle donne

Giovedì 25 novembre in occasione della Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne in anteprima in cinema selezionati arriva Beginning, la pellicola diretta dalla regista e scrittrice georgiana Dea Kulumbegashvili.

Il film

Yana (Kakha Kintsurashvili) è un’attrice che ha rinunciato alla propria carriera per sostenere l’attività del marito, esponente di una comunità religiosa. In seguito a un misterioso incidente, il detective che segue le indagini si avvicina sempre più alla donna fino a diventare un’ossessione. Costretta al silenzio in una cultura incapace di proteggere le donne, Yana si troverà a compiere una scelta estrema come moglie e madre nel tentativo di riconquistare la propria libertà.

Fin dalle prime partecipazioni ai festival di tutto il mondo, Beginning ha saputo catturare l’interesse e il plauso di pubblico e critica, tanto da essere definito all’unanimità come uno degli esordi più folgoranti degli ultimi anni. Già vincitore come Miglior Film, Miglior regia, Miglior sceneggiatura e Migliore Attrice al San Sebastian Film Festival, e come Miglior Film al Trieste Film Festival, nonché vincitore del Premio della Critica Internazionale FIPRESCI a Toronto e selezionato a Cannes Label 2020, Beginning vuole essere un definitivo atto d’accusa universale contro la violenza sulle donne e offrire uno spunto di riflessione sulla condizione esistenziale femminile e sul ruolo della religione e della femminilità in Georgia. Attraverso un sapiente uso della macchina da presa, Déa Kulumbegashvili trasporta lo spettatore all’interno di tableaux vivants d’intensa bellezza pittorica, per poi scuoterlo in modo provocatorio e originale.

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La potenza del cinema

Beginning ha vinto la XXVI edizione di Linea d’Ombra Festival Salerno, aggiudicandosi il “Premio NEXSOFT” per il miglior lungometraggio nella sezione Passaggi D’Europa, assegnato dalla giuria di esperti composta dalla regista e sceneggiatrice Miriam Bliese, l’attrice Milena Mancini e l’attore Guglielmo Poggi, con la seguente motivazione: è una visione affascinante in una comunità religiosa in Georgia di cui non sappiamo nulla. È una storia complessa sulla società patriarcale e sui diversi modi di repressione con cui le donne possono confrontarsi. È un ritratto accattivante di una donna che cerca di trovare la sua strada tra la maternità, le aspettative della sua comunità e le proprie ambizioni. Ma soprattutto è un film che ci ricorda la potenza del linguaggio cinematografico. Questo usa ogni centimetro dei suoi tableau incorniciati con precisione e ogni suono fuori dallo schermo per farci provare la sensazione di essere intrappolati nel tempo e ci costringe a seguire il lento sorgere della tensione che porta al sorprendente ma inevitabile ultimo battito“.