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Dall’Altra Parte, pentimento e perdono per Zrinko Ogresta

Giovedì 30 marzo esce al cinema Dall’Altra Parte di Zrinko Ogresta, una complessa e toccante storia di pentimento e perdono, sullo sfondo della pesante eredità della guerra civile jugoslava. Una vicenda sui fantasmi del passato e l’animo umano, con tutte le sue debolezze, aspirazioni, cicatrici.


Vesna (Ksenija Marinkovic) è un’infermiera a domicilio di Zagabria. Sua figlia Jadranka (Tihana Lazovic) si è laureata in legge e sta per sposarsi con Bozo (Toni Sestan), “un inetto”, secondo suo fratello Vlado, che è sposato, ha un figlio piccolo e un’amante incinta. All’inizio del film, Vesna riceve una chiamata misteriosa a lavoro. Dall’altra parte del filo, si presenta un certo Žarko (Lazar Ristovski), che scopriamo essere suo marito.

Žarko era capitano dell’Esercito Nazionale di Jugoslavia quando iniziò la guerra in Croazia (1991), e decise di stare “dall’altra parte”. Finito a L’Aia, è stato appena rilasciato. I due non si parlano da vent’anni; la telefonata inaspettata riporterà a galla il ricordo di un segreto che la donna ha cercato di nascondere per molto, troppo tempo, catapultandola di colpo in un passato doloroso. E quell’amaro passato, può creare le basi per quello che avverrà nell’oggi, può essere così ingombrante da rendere Vesna vittima (anche) del presente.

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Riportiamo un estratto dell’intervista rilasciata dal regista Zrinko Ogresta.

Il film viene visto e vissuto per lo più dal punto di vista di Vesna, la protagonista…

Questo film viene visto e vissuto per lo più dal punto di vista di Vesna: in questo senso, ho provato a ridurre al minimo ogni traccia del punto di vista dell’autore. Dato che questo film è prettamente psicologico, ma al tempo stesso possiede una storia forte, ho voluto assicurarmi che si sviluppasse in entrambe le direzioni. La dimensione psicologica era particolarmente delicata e importante: come trasferire sullo schermo tutte le sottili sfumature dei personaggi e le relazioni tra loro nel modo più avvincente possibile? La mia prima sfida è stata quella di “sentire” e riconoscere ogni tremolio di emozione presente in ogni singola scena, trasformandolo in immagine e suono. Mentre facevo questo, cercavo di rendere le scene soggettive e vissute dal punto di vista del personaggio la cui importanza, in quella data scena, era centrale. Ciò non significava necessariamente fare affidamento su un unico punto di vista soggettivo, ma ricorrere a tutti gli strumenti espressivi del cinema che avrebbero potuto creare delle sensazioni sceniche tanto soggettive, quanto il più possibile personali.

Sembra che alcuni degli elementi della storia camminino parallelamente ai titoli dei giornali. Cosa ti ha attratto di questa storia, tanto da decidere di rappresentarla sullo schermo?

Il problema che questo film affronta mi coinvolge da anni, il fenomeno del perdono: siamo capaci di perdonare senza ferire le persone innocenti che ci circondano? La nostra realtà ha fatto sì che fosse possibile per me trasferire il tema dentro una storia che appare incalzante, che mostra i nostri giorni e  riflette il nostro passato recente. Nonostante la tragedia che ha colpito questa parte d’Europa, questi vent’anni circa non sono raccontati nel film: credo sia passata una quantità di tempo sufficiente da quegli anni sfortunati, e che in tal senso ho personalmente raggiunto una specie di catarsi. Questo accade perché sto cercando di non giudicare in questo film, ma di capire; sia chi sta “da una parte” sia chi sta ”dall’altra parte”.

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I personaggi del tuo film stanno scappando dal loro passato, ma si capisce che ciò è impossibile. In un certo qual modo questo riflette l’atteggiamento della nostra società verso il passato recente. Può il tuo film esser visto sotto forma di commento o presa di posizione politica?

Non è assolutamente un commento politico, i commenti politici non fanno parte del mio modo di intendere il cinema. Questo film innanzitutto cerca di proporre un atteggiamento umanista, qualcosa che a mio avviso tutti noi che abitiamo qui dovremmo adottare, se vogliamo vivere da bravi vicini, senza ansia e sospetto.