(Foto Vivo Film)

Donne e Mauritania ne Il Corpo Della Sposa di Michela Occhipinti

(Foto Vivo Film)

Dopo il grande successo al Festival di Berlino nel 2019 e dopo essere stato presentato in anteprima nazionale allo scorso Bif&st Bari International Film Festival, giovedì 9 luglio Il Corpo Della Sposa – Flesh Out, il film diretto da Michela Occhipinti arriva su MioCinema. Come di consueto, la presentazione potrà essere seguita sul sito e sulla pagina Facebook di Miocinema, senza alcun bisogno di registrazione. A seguire, il film sarà disponibile sulla piattaforma a pagamento.

Il film

Ambientato in un’inedita Mauritania, Il Corpo Della Sposa – Flesh Out racconta la storia di Verida (l’esordiente Verida Beitta Ahmed Deiche), una ragazza moderna che lavora in un salone di bellezza, frequenta i social network, si diverte con le amiche. Quando la famiglia sceglie per lei un futuro sposo, Verida – come molte sue coetanee – si vede costretta a prendere peso affrontando il “gavage”, per raggiungere l’ideale di bellezza e lo status sociale che la tradizione del suo Paese le impone. Mentre il matrimonio si avvicina a grandi passi, pasto dopo pasto, Verida mette in discussione tutto ciò che ha sempre dato per scontato: i suoi cari, il suo modo di vivere e – non ultimo – il suo stesso corpo.

Michela Occhipinti racconta…

Qualche anno fa, guardandomi allo specchio, ho iniziato a vedere le prime rughe sul viso. Stavo invecchiando: la gioventù apparteneva al passato e non c’era molto che potessi fare, se non cercare di accettarlo con un po’ di saggezza e possibilmente di grazia. Da quel momento ho iniziato a osservare le donne intorno a me, rendendomi conto che molte sono all’eterna rincorsa della giovinezza a tutti i costi, ossessionate da modelli di bellezza folli, imposti e sempre relativi, arrivando spesso a dimagrire troppo o a gonfiare in modo innaturale i propri lineamenti, nel peggiore dei casi addirittura a sfigurarsi”.

(foto di Alan Parroni Vivo Film)

(foto di Alan Parroni Vivo Film)

Così, d’istinto, è arrivata l’idea di fare un film che raccontasse in qualche modo questo paradosso (uno dei tanti) della parte di mondo in cui vivo. Poco tempo dopo, mi sono imbattuta casualmente in un articolo sul fenomeno del gavage in Mauritania: donne che per essere considerate belle ed essere accettate dal futuro marito devono ingrassare. Ho capito subito di aver trovato quello che stavo cercando, una storia che raccontava lo stesso paradosso occidentale, ma al contrario“.

Nel 2012, durante il mio primo sopralluogo in Mauritania, ho visitato le maggiori città in cerca di giovani donne e ragazze che mi raccontassero la propria esperienza. Ero già a caccia della protagonista e poco prima di ripartire ho conosciuto Verida. Il suo nome significa “unica”, e per me lo è davvero. Possedeva quello sguardo luminoso e speciale che stavo cercando, e aveva vissuto quella stessa esperienza che volevo raccontare nel film. Durante i successivi tre sopralluoghi, tra il 2016 e il 2018, ci siamo conosciute meglio, nonostante la difficoltà della lingua. Verida vive a Nouakchott, la capitale del Paese, che è un ponte tra il Maghreb e l’Africa nera. Un universo a sé, diversa da qualsiasi altra città di un continente con il quale ho un profondo legame. Mia nonna infatti è nata in Algeria, mio padre in Tunisia, mio fratello in Egitto, e io stessa ho passato parte della mia infanzia in Marocco e Congo“.

(Foto Vivo Film)

(Foto Vivo Film)

Il Corpo Della Sposa – Flesh Out è stato scritto sulla base delle esperienze di Verida e delle tante ragazze che ho incontrato. Volevo fare un film che potesse restituire la complessità di un fenomeno così poco conosciuto come il gavage, delle tante realtà ad esso legate (il dreg dreg, le fat farm, lo sbiancamento della pelle, i divorzi multipli, ecc…) e di una società molto diversificata, stratificata e difficile da penetrare come quella mauritana. La Mauritania nel mio film funziona come un “altrove”, in opposizione al mondo da cui provengo e vivo, e tuttavia, nella sua paradossale inversione di una serie di rapporti, si trasforma in uno specchio che mostra il modo distorto in cui il corpo delle donne viene sempre percepito“.