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Due secoli senza Jane Austen, la cantrice del vero amore

Perchè a due secoli dalla sua morte, Jane Austen è ancora così attuale? Perchè generazioni su generazioni di giovani donne si immergono nelle sue opere collezionandole gelosamente, preferendole ai moderni romanzi, forzatamente definiti d’amore? Perchè è impossibile raccontare l’amore come ha fatto Jane Austen. Non l’amore nel suo senso più astratto e aulico, ma l’amore passionale, il desiderio, il tormento, quello che si esprime attraverso il pensiero, l’attesa di un incontro (magari mancato), uno sguardo, uno scambio di parole in un contesto formale. La società si è evoluta, i mezzi di comunicazione si sono trasformati e con essi le dinamiche e il modo di vivere delle persone. Ma per trasmettere al lettore/spettatore la sensazione dell’amore non occorre per forza leggere o assistere ad immagini dalle tinte forti che annientano l’immaginazione e l’espressione della personalità.

Un ritratto di una giovanissima Jane Austen

Il ritratto di una giovanissima Jane Austen

Jane Austen ha saputo essere più che all’avanguardia per l’epoca storica in cui ha vissuto. I suoi capolavori sono stati tradotti in tutto il mondo e tradotti in molteplici pellicole cinematografiche, in serie televisive ed in piece teatrali. Il comune denominatore delle opere della scrittrice è che ogni storia parla dell’amore ed è marcatamente autobiografica. Le protagoniste dei romanzi della Austen sono tutte donne, appartenenti alla medio borghesia, fortemente legate alla propria famiglia, a volte eccessivamente ingombrante, dove è soprattutto l’affetto fraterno a dominare, quale ancora di salvezza di fronte alle ripetute avversità del destino. I luoghi dove sono ambientati i racconti paiono riecheggiare, come ritratti animati in acquarello, i ricordi giovanili della autrice (nel 1809 la famiglia Austen si trasferisce a Chawton Cottage dove Jane inizia la sua stesura di Ragione e Sentimento); si tratta di luoghi lontani dalla confusione delle città, tra immense ed incontaminate distese di prati e ricca vegetazione, dove le più ricche famiglie usavano acquistare delle tenute per le loro residenze estive, dilettandosi nel giardinaggio e nella coltivazione dell’orto.

La vita delle Austen e delle eroine dei suoi romanzi era quella tipicamente ottocentesca, racchiusa in rituali quotidiani e ripetitivi: poiché le figlie femmine non potevano ambire ad alcun lascito da parte dei genitori, era principale compito di questi ultimi istruirle ed educarle nell’arte del canto, della musica, del ricamo e delle buone maniere nell’aspettativa di poter organizzare un matrimonio di convenienza. La monotonia della quotidianità veniva interrotta in occasioni di qualche invito da parte delle famiglie delle proprietà limitrofe. Le serate danzanti costituivano per il microcosmo di queste famiglie l’unico evento di mondanità per il quale venivano compiuti infiniti preparativi, proprio perché quella era la sola opportunità di poter fare nuove conoscenze.

Il cottage di Chawton dove la Austen visse alcuni anni della sua vita, ora è il Jane Austen's House Museum.

Il cottage di Chawton dove la Austen visse alcuni anni della sua vita, ora è il Jane Austen’s House Museum.

La Austen tiene più o meno volontariamente a sottolineare in ogni suo romanzo quanto essa si sia distaccata da questi stereotipi. Le protagoniste dei suoi racconti sono donne piene di vita, di forte intelletto, di personalità al limite della presunzione, aspirano all’indipendenza e alla affermazione dei propri principi morali, ad ogni costo.  Tuttavia queste giovani donne desiderano l’amore, anche laddove impossibile o sconveniente. Jane Austen nella sua vita reale è stata tutto questo. Dalle biografie, risulta che nel dicembre 1802 Jane ricevette una proposta di matrimonio che si affrettò a rifiutare il giorno seguente. Non ci saranno altri fidanzamenti ufficiali nella breve vita della scrittrice. Il più grande e dominante amore per la Austen è stato quello per la scrittura, considerata in quel periodo come qualcosa per nulla appropriato per una donna che comunque non poteva neppure ambire di fare di questa arte un lavoro.

La famiglia Austen non ostacola la figlia, anzi, la incoraggia nella propria vocazione. Già nel 1779 il padre di Jane inviò ad un editore di Londra il racconto della figlia intitolato Prime Impressioni, che in breve tempo venne rispedito al mittente senza neppure essere stato letto. Quello stesso racconto, rivisto dalla scrittrice diventerà poi la sua più grande opera: Orgoglio e Pregiudizio, pubblicato nel 1813 in forma anonima, come del resto tutte le opere della scrittrice pubblicate in vita. Il vero successo arriverà postumo alla prematura morte avvenuta il 24 luglio 1817.

La prima pubblicazione di "Orgoglio e Pregiudizio"

La prima pubblicazione di “Orgoglio e Pregiudizio”

Non stupisce il titolo inizialmente scelto dalla Austen – Prime Impressioni – per “Orgoglio e Pregiudizio. Il romanzo narra appunto di un incontro tra Elizabeth Bennet e Mr. Darcy, nel corso di una serata danzante, incontro assolutamente disastroso. I caratteri dei due personaggi si scontrano da subito in maniera apparentemente irreversibile: Elizabeth è spontanea, allegra e anticonformista; Darcy è l’esatto opposto: taciturno, scostante, apparentemente supponente. Durante questo primo incontro Darcy si lascia sfuggire con un suo caro amico Bingley (che presto si innamorerà perdutamente di Jane, la sorella maggiore della protagonista) un apprezzamento poco lusinghiero sull’aspetto di Lizzy considerata non particolarmente bella. Questo commento viene udito da Elizabeth che vede profondamente ferito il proprio orgoglio e, parlando con la propria famiglia e soprattutto con Jane, dichiara il suo eterno odio nei confronti di questo giovane arrogante individuo.

Mr. Darcy è di rango altolocato ed associa da subito la figura di Elizabeth con quella della chiassosa famiglia Bennet, composta da una madre a dir poco sconveniente, un padre disinteressato e cinque figlie femmine che si apprestano tutte a fare il loro ingresso nella società, con la forte ambizione di trovare un buon partito da sposare. Questa spiccata differenza culturale influenza negativamente i destini di Elizabeth e Mr. Darcy che nel corso del romanzo si avvicinano  e si allontanano, metaforicamente come una danza, durante brevi e sporadici incontri per nulla chiarificatori. Ma le “Prime Impressioni” possono cambiare, così come cambiano i sentimenti che i giovani provano l’uno verso l’altro: Mr. Darcy comincia a nutrire una forte attrazione per Elizabeth che diventa ai suoi occhi bellissima, anche grazie al suo carattere, sfuggente ed orgoglioso. Le frasi provocatorie e canzonatorie che lei gli riserva lo lasciano spiazzato e allo stesso tempo lo affascinano.

Keira Knightley è Elizabeth nel film di Joe Wright

Keira Knightley è Elizabeth nel film di Joe Wright

L’amore per Elizabeth porta Mr. Darcy ad eliminare i propri pregiudizi sulla famiglia Bennet, ma non solo, arriva ad aiutarla in un burrascoso episodio nel quale rimane coinvolta Lydia, una delle sorelle minori Bennet che fugge di casa con un militare in caccia di dote, Mr. Wickam, rischiando di disonorare irrimediabilmente non solo se stessa ma tutta la sua famiglia. Mr. Darcy, ormai accecato dall’amore per Elizabeth, convince Wickam, corrispondendogli del denaro occorrente per saldare dei debiti di gioco, a sposare Lydia, compiendo un atto così pieno di generosità da non poter passare inosservato di fronte ad Elizabeth che, venutane a conoscenza, cambia le proprie negative impressioni su Mr. Darcy, accantona il proprio orgoglio ed apre finalmente le porte all’amore.

Orgoglio e Pregiudizio è stato proposto in più di una pellicola cinematografica. Tra queste spicca il film del 2005 del regista Joe Wright che vede come attrice protagonista nel ruolo di Elizabeth Bennet (Lizzy) una straordinaria Keira Knightley che riceverà  anche una nomination all’Oscar per l’interpretazione, insieme alle altre tre nomination conquistate dal film. Il Ruolo di Mr. Darcy è interpretato Matthew Macfadyen, un attore forse di minor spicco, ma perfetto per la parte. Tutto il cast si amalgama perfettamente e rende giustizia ai personaggi della Austen che prendono vita in un ritmo per nulla tedioso di narrazione.

Lizzy e Mr. Darcy

Lizzy e Mr. Darcy

La sequenza migliore è senz’altro quella di una festa danzante, non la prima dove Lizzy e Mr. Darcy si incontrano per la prima volta, ma un secondo ballo: Lizzy è inspiegabilmente ansiosa di vedere gli occhi di Darcy tra la folla e lui effettivamente è lì e le chiede di ballare. Nei rituali dei gesti e dei passi, che richiamano quelli del corteggiamento, gli sguardi dei protagonisti si incrociano e si fondono l’uno nell’altro, la sala appare agli occhi dello spettatore improvvisamente vuota e ovattata. Ci sono solo Elizabeth ed il suo Mr. Darcy e ognuno non potrà più fare a meno dell’altro, nonostante nessuno dei due lo abbia ancora capito.

Alice Luce

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