Parola di Dio 0

Follia e fede cieca in Parola di Dio di Kirill Serebrennikov

Dopo essere stato presentato in anteprima mondiale al 69° Festival di Cannes – nella sezione Un Certain Regard – stregando pubblico e critica, e dopo aver vinto il premio del pubblico come Miglior Film Europeo al Biografilm Festival, arriva oggi nelle nostre sale Parola di Dio, il film diretto da Kirill Serebrennikov che vuol farci riflettere sugli estremismi religiosi. Cosa succederebbe se leggessimo la Bibbia come l’ISIS legge il Corano?


Alle  ragazze  non  dovrebbe  essere  concesso  di partecipare alle lezioni di nuoto in bikini. Insegnare educazione sessuale a scuola è sbagliato. L’evoluzionismo è  una teoria non provata e dovrebbe essere affiancata al creazionismo. Sono queste e altre le osservazioni che il giovane Veniamin (Petr Skvortsov), in piena crisi mistica, muove a chi gli sta intorno, citando a memoria i passi più cruenti della Bibbia e tentando di imporre anche ai suoi compagni di scuola la sua ortodossia estrema.

L’unica voce che si contrappone a lui è quella di Elena (Victoria Isakova), giovane professoressa di biologia cresciuta alla scuola della scienza e del razionalismo. Ma come si può rispondere con la sola Ragione a chi nutre una Fede cieca?

Petr Skvortsov

Petr Skvortsov

Per meglio affrontare le tematiche del film, vi presentiamo l’intervista rilasciata dal regista Kirill Serebrennikov.

La religione per lei è una sorta di dipendenza?

Io pratico il Buddismo. Non è una vera e propria religione, non si tratta di credere in Dio, ma piuttosto di come rapportarsi con gli altri esseri umani del mondo. Il Buddismo non è complicato. Io sono contro ogni forma di oscurantismo, sono contrario a chiunque ti dica cosa devi fare. Io mi pongo moltissime domande sul mondo, sull’universo, sulle persone che mi circondano. La religione fornisce delle risposte. L’arte consiste nel porre domande. Il film  mostra  la  religione come una forma di manipolazione, uno strumento che viene utilizzato da un giovane uomo per manipolare le persone intorno a lui.

La religione è un modo per Veniamin per riuscire a dominare la paura di essere indotto in tentazione dalla sua sessualità?

Dominare la paura, e anche la frustrazione. È sempre la parte più nascosta del nostro inconscio che ci spinge a cercare delle vie per superare le nostre frustrazioni. Il protagonista del film ha trovato la sua vita d’uscita nella religione. In Russia, la religione è ovunque. Come negli Stati Uniti, i predicatori si sono impadroniti delle televisioni. La religione è diventata la seconda ideologia ufficiale. Controlla la mente di chiunque. È un dogma caliginoso, che diffonde oscurantismi ovunque. I Russi preferiscono avere un leader da seguire, piuttosto che pensare con la propria testa. Anche se la religione è separata dallo Stato, in realtà la religione ortodossa controlla ogni livello della società. Il nostro protagonista scopre che il fanatismo conferisce autorità e potere. Nessuno infatti osa opporsi a lui tranne un’insegnante, che è atea.

Un cameralook di Victoria Isakova

Un cameralook di Victoria Isakova

Il film è ambientato in una città sconosciuta…

Si tratta di Kaliningrado. Prima della Seconda Guerra Mondiale si chiamava Königsberg ed era una città tedesca. È la città in cui Emmanuel Kant è nato ed è stato sepolto, mentre ora è un’enclave russa in Europa, situata tra la Polonia e la Lituania. È una strana città che reca i segni del suo passato, come una sorta di palinsesto.

Ci parli della pièce di Marius von Mayenburg da cui è tratto il film.

Marius mi disse che aveva scritto quest’opera dopo aver letto la Bibbia e avendo scoperto dei passi davvero ambigui, alcuni dei quali molto violenti e che nascondevano un doppio significato. Si rese conto che queste frasi, estrapolate dal contesto, potevano esprimere l’esatto contrario dell’amore e della fraternità, e così iniziò a fare una lista di questi passi. È così che è nata la pièce, dall’idea che sarebbe molto facile distorcere il significato delle Sacre Scritture.

Elena e Veniamin

Elena e Veniamin

Nel film è sempre indicato da dove vengono questi passi.

Nell’opera teatrale, così come nel film, la fonte da cui provengono è sempre esplicitata, perché lo spettatore deve sapere che queste frasi sono autentiche, che non sono frutto della mia immaginazione. Le ho catalogate tutte. Dell’opera originale ho modificato invece degli elementi per il mio adattamento teatrale. Ad esempio, nell’opera di Von Mayenburg il preside della scuola è un uomo, ma in Russia sono più comuni presidi donne. Ho anche aggiunto più insegnanti rispetto all’opera originale, mentre ho trasformato il prete cattolico in ortodosso e gli ho affidato un ruolo più consistente ed articolato. I passi che il prete cita provengono da oscuri testi ortodossi ma sono comunque veri. Ho poi aggiunto la musica. Il brano che apre quello che io considero il terzo atto del film è stato composto da Laibach, una band che si può trovare facilmente su Shazam, ma i cui brani sono banditi dalla programmazione radiofonica russa. Il motivo di questa censura? Sono considerati molto aggressivi e potrebbero far sorgere cattivi pensieri…

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