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Genesis 2.0, la teoria di Michael Crichton diventa realtà?

Quali sono i limiti imposti all’uomo nella ricerca scientifica e qual è il prezzo da pagare se questi limiti venissero superati? Sono le domande che rimangono impresse dopo aver visto Genesis 2.0, il documentario prodotto e diretto da Christian Frei che arriverà nelle nostre sale da giovedì 24 settembre. Il film offre una panoramica singolare sul mondo della bioingegneria e pone allo spettatore diverse ed importanti riflessioni sui risvolti etici delle nuove frontiere della biologia sintetica che potrebbero trasformare l’uomo in Creatore, delineando così un universo guidato dall’indomabile orgoglio umano che arriva a sfidare la Natura e le sue leggi.

Il film

Genesis 2.0. osserva la vita dura e pericolosa dei cosiddetti cacciatori di mammut, nelle remote Isole della Nuova Siberia, nella sperduta Siberia settentrionale. I territori brulli e incontaminati in cui questi uomini vanno a caccia di zanne di mammut ormai estinti hanno le sembianze di una terra primordiale. C’è una strana aria da febbre dell’oro in questi uomini, poiché questo oro bianco viene valutato a prezzi senza precedenti. Ma lo spesso strato di permafrost rivela ben più del prezioso avorio. Qualche volta, i cacciatori trovano delle carcasse di mammut quasi completamente conservate, ancora con pelliccia, sangue ancora liquido e tessuto muscolare che le volpi artiche rosicchiano tranquillamente. Questo tipo di ritrovamenti attira ricercatori russi e coreani all’avanguardia nel campo della clonazione, in cerca di cellule di mammut che abbiano al loro interno il massimo grado possibile di DNA ancora intatto.

Il loro scopo sarebbe una storia perfetta per la fantascienza: vogliono riportare alla vita, alla “Jurassic Park”, il mammut lanoso ormai estinto, e ridare vita alla sua specie. E questo è solo il principio: in tutto il mondo, i biologi stanno lavorando a una reinvenzione della vita. Vogliono imparare il linguaggio di madre natura e creare la vita seguendo il Principio Lego (si riferisce al concetto di connettersi prima a Dio, e poi l’uno all’altro). L’obiettivo finale della biologia sintetica è produrre dei sistemi biologici totalmente artificiali. L’uomo che diventa il Creatore. Riportare in vita un mammut è il primo passo di questo processo, e la manifestazione ultima di questa enorme rivoluzione tecnologica. Una prova. Un gioco multimilionario. Questa nuova tecnologia sarà in grado di cambiare completamente il mondo come lo conosciamo, partendo da un nuovo inizio. E tutto questo trova un’origine nello scongelamento, ormai non più reversibile, del permafrost nei più remoti angoli della Siberia.

Michael Crichton

Michael Crichton

L’uomo che gioca a fare dio

“Questo è quello che succede quando l’uomo gioca a fare Dio” recitava Jeff Goldblum nei panni dello Scienziato Ian Malcolm nel Jurassic Park diretto da Steven Spielberg nel 1993. Un film nato dall’idea suggestiva (ma solo fantascientifica) e dall’omonimo testo del compianto Michael Crichton. Lo scrittore, che ci mise una decina d’anni a scrivere il suo libro, si immaginò un’evoluzione dell’ingegneria genetica: creare in laboratorio dei dinosauri partendo dal DNA contenuto da una zanzara preistorica (di 65 milioni di anni prima), rimasta intrappolata nell’ambra (resina fossile) di un albero. Il libro di Chricton, che è un omaggio a Sir Conan Doyle, (l’autore, nel 1912, de Il Mondo Perduto), catturò la nostra immaginazione collettiva sfumando brillantemente la linea di demarcazione tra scienza e finzioneL’opera di Crichton è stata considerata una favola ammonitrice sui pericoli associati alla manipolazione scientifica, tema ricorrente nelle sue opere. Sebbene la sua scrittura venga tipicamente classificata come fantascientifica, le sue idee centrali hanno radici scientifiche (quando scrisse Jurassic Park, si rivolse al paleontologo Jack Horner, professore alla Montana State University e curatore del Museum of the Rockies, facendo riferimento al suo libro Digging Dinosaurs). In Genesis 2.0 quella sua stessa teoria torna prepotentemente.

Christian Frei racconta…

Da quando esiste, l’umanità si è divisa tra due strategie. Ci barcameniamo tra intelletto e leggenda, logica e demonizzazione, fatto e mito. Le cose si fanno interessanti quando ci troviamo di fronte a qualcosa di nuovo, qualcosa per il quale non abbiamo una regola empirica, qualcosa che non comprendiamo. Le conseguenze sono la curiosità o la resistenza, il desiderio di capire o quello di temereGenesis 2.0 porta lo spettatore in un mondo sconosciuto ed estraneo, che ha poco in comune con la nostra vita quotidiana. È questo a rendere grande un’esperienza al cinema. Per un po’ non abbiamo idea di cosa stiano cercando questi uomini. Non sappiamo cosa li spinga o chi sono“.

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Lentamente ci rendiamo conto che si confrontano con una specie di corsa all’oro. Impariamo a conoscere i loro sogni, speranze e paure mentre vediamo la loro realtà quotidiana e la loro lotta per la sopravvivenza. Ma una volta che ci siamo messi comodi e ci sentiamo un po’ più a nostro agio, veniamo scaraventati in un mondo parimenti sconosciuto, ancora più estraneo. All’improvviso queste persone, questi scienziati dediti alla clonazione, entrano in scena. Alla fine capiamo cosa vogliono fare coi mammut. E di nuovo ci dividiamo tra curiosità e resistenza, tra voler capire e voler demonizzare. Questa è l’idea centrale dietro questo film“.

Il film attira gli spettatori in un mondo arcaico e poi li sorprende con un balzo nel futuro. Tratta di leggende, miti e tabù e ci confronta con la nostra paura di un futuro sconosciuto. Cerca di stuzzicare la curiosità, invitandoci a conoscere e valutare i luoghi in cui si incontrano concetti astratti o tendenti all’incompatibile come pensieri, comportamenti, valutazioni. Nel frattempo il film segue il mammut e le persone che sono in qualche modo collegate ad esso. Le loro speranze, conflitti e difficoltà guidano il film. Il film non aspira a dissezionare la futura tecnologia della “Biologia sintetica” o per spiegarla in tutta la sua complessità. Aspira piuttosto a creare interessanti incontri cinematografici tra persone molto diverse, con il mammut come comune denominatore. Alla fine vuole raccontare una storia sul nostro passato, presente e futuro – una storia che appassiona e sorprende che ci spinge a voler capire il nuovo e l’ignoto“.

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Il film tratta tutti i protagonisti con lo stesso rispetto, indipendentemente dalle loro visioni e obiettivi, anche quando i loro piani e intenzioni sembrano assurdi e paurosi o troppo fantascientifici. La pellicola si avvicina a tutto con un curioso scetticismo. Fa domande e non condanna. Cerca di comprendere il nuovo e lo strano senza per questo fidarsene. Utopia e distopia, curiosità e scetticismo: questi sono i principali conflitti del nostro film. E lo spirito con cui è costruito“.