Iraq, Qarayya: A newly displaced man carries two children at the northern check point in Qayyarah, south of Mosul on October 31, 2016. Alessio Romenzi

Isis Tomorrow, i quesiti di Francesca Mannocchi e Alessio Romenzi

Iraq, Qarayya: A newly displaced man carries two children at the northern check point in Qayyarah, south of Mosul on October 31, 2016. Alessio Romenzi

Oggi parlerà anche italiano la Mostra del Cinema di Venezia. Fuori Concorso verrà presentato Isis, Tomorrow. The Lost Souls of Mosul, il documentario di Francesca Mannocchi e Alessio Romenzi che cerca una risposta alla domanda su cosa significhi essere un figlio dell’Isis in un paese – l’Iraq – che ha combattuto una guerra priva di pietà.

Iraq, Qayyara: On October 2016 children are seen in Qayyara where IS fighters set on fire crude oil fields as they retreated. Alessio Romenzi

Iraq, Qayyara: On October 2016 children are seen in Qayyara where IS fighters set on fire crude oil fields as they retreated. Alessio Romenzi

Isis, Tomorrow. The Lost Souls of Mosul

Nelle guerre non è raro che i vinti sotterrino le armi prima di ritirarsi, che nascondano arsenali in attesa di tempi migliori. Le armi che l’Isis ha lasciato in eredità per il futuro sono centinaia di migliaia di bambini educati alla violenza e al martirio. Per l’Isis i bambini sono l’arma più efficace per portare nel futuro l’idea di un Califfato universale: creare un mondo diviso a metà, da un lato i jihadisti e dall’altro lato gli infedeli da sterminare. Solo a Mosul, nei tre anni di occupazione dello Stato Islamico, hanno vissuto 500.000 minori.

Isis, Tomorrow ripercorre i mesi di guerra attraverso le voci dei figli dei miliziani addestrati a diventare kamikaze, ma anche delle loro vittime e di chi li ha combattuti. Oggi i figli dei combattenti sono bambini che portano sulle spalle il peso di essere stati educati a uccidere i propri vicini e far sopravvivere l’ideologia per farla rinascere dalle ceneri dei padri. Il documentario segue i destini delle famiglie sopravvissute dei combattenti nella complessità del dopoguerra in cui il sangue della battaglia lascia spazio alle vendette e alle ritorsioni quotidiane, alla violenza come sola risposta alla violenza.

(Foto di Alessio Romenzi)

(Foto di Alessio Romenzi)

Francesca Mannocchi e Alessio Romenzi hanno spiegato: “l’Isis ha perso Mosul. Ma è davvero sconfitto? O la vera guerra – per chi la vive e per chi sopravvive – inizia il giorno dopo la proclamata vittoria? Questo film nasce dalle domande che si sono fatte più insistenti durante i mesi di guerra a Mosul e che ci hanno accompagnato nelle faticose fasi del dopoguerra: cosa è necessario fare per salvare le centinaia di migliaia di bambini cresciuti per tre anni sotto l’Isis? Come scongiurare la possibilità che questi bambini siano il terreno fertile del terrorismo di domani?“.

As If We Were Tuna 

Ai Venice Day – Giornate Degli Autori, come Evento Speciale, verrà invece presentato un altro documentario, breve, dal titolo As If We Were Tuna, la regia è di Francesco Zizola. Ogni anno, tra aprile e giugno, grandi banchi di tonno rosso arrivano dall’oceano per raggiungere le acque limpide e calde del Mar Mediterraneo. E gli abili pescatori, i tonnaroti, in agguato, si preparano a calare grandi e complesse reti nel mare – trappole sorrette da galleggianti, che condurranno il pesce attraverso il labirinto di camere che li porterà alla fine.

"As If We Were Tuna"

“As If We Were Tuna”

Tra le varie camere create dalle reti, la più importante per la cattura del tonno è la “camera della morte”, così chiamata perché ospita il rituale della mattanza che non è soltanto l’atto finale della pesca del tonno, ma è anche un rituale sacro che ha ispirato poeti e filosofi attraverso i secoli. «Come se i nostri uomini fossero tonni», recita l’antica tragedia greca di Eschilo, I Persiani, che narra la sconfitta persiana nella drammatica battaglia di Salamina. Questo corto è stato realizzato con immagini e suoni ripresi durante la pesca del tonno rosso a Portoscuso e Porto Paglia, in Sardegna, tra aprile e giugno 2016 e 2017.

Oltre a documentare alcune delle ultime tonnare che utilizzano metodi tradizionali per la pesca del tonno e la loro importanza presso le comunità costiere, Zizola ha voluto sottolineare anche il loro ruolo nell’utilizzo di un metodo di pesca sostenibile, in contrasto con le pratiche di pesca industriale che stanno impoverendo le popolazioni ittiche di tutto il mondo.

As If We were Tonno 2

«As If We Were Tuna – racconta il regista – vuole costruire un percorso narrativo che offre una visione complessa di questo antico e sostenibile metodo di pesca. Il linguaggio non si avvale di un testo didascalico, ma sembra suggerirci una metafora dell’eterno conflitto tra l’uomo e la natura, una riflessione sulla Hybris dell’uomo contemporaneo».