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Little Joe, il fiore della felicità di Jessica Hausner

Designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI, giovedì 20 agosto Movies Inspired porta nelle nostre sale Little Joe, l’horror fantascientifico diretto da Jessica Hausner.

Il film

Alice (Emily Beecham), una madre single, è una biologa fitogenetista che lavora in una società chiamata Planthouse, dedita allo sviluppo di nuove specie vegetali. Ha creato un fiore molto speciale, di colore rosso vermiglio e notevole non solo per la sua bellezza, ma anche per il suo valore terapeutico. Se viene mantenuta alla temperatura ideale, nutrita in maniera corretta e le si parla regolarmente, la pianta ha il potere di rendere felice il suo proprietario. Infrangendo il regolamento aziendale, Alice porta a casa un esemplare e lo regala al figlio adolescente, Joe (Kit Connor). La pianta viene battezzata “Little Joe”, ma, mentre cresce, in Alice nasce il sospetto che la sua creatura non sia così innocua come suggerisce il suo nome.

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Jessica Hausner racconta…

L’idea alla base della storia è che ogni individuo nasconda un segreto che non può essere completamente compreso dagli altri e nemmeno da lui stesso. Qualcosa di misterioso può apparire dentro di noi in maniera inaspettata e far sembrare strano ciò che prima ci era familiare. Una persona che conosciamo bene ci appare improvvisamente estranea, la prossimità si trasforma in distanza, il desiderio di comprensione reciproca, di empatia e di simbiosi rimane insoddisfatto. In questo senso, Little Joe è una parabola su questo mistero che ci portiamo dentro. Nel film, questa condizione viene rappresentata per mezzo di una pianta che è apparentemente in grado di cambiare le persone. Il risultato di questa trasformazione è che, mentre emerge qualcosa di insolito e di nuovo, si perde qualcosa che davamo per certo, come il legame tra due persone“.

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Little Joe è la storia di una madre tormentata dal senso di colpa per il tempo che dedica al lavoro “trascurando” il proprio piccolo. Una madre dai sentimenti ambivalenti, perché la pianta che Alice crea è come una seconda figlia: è il suo lavoro, la sua creazione, il prodotto del suo impegno. E lei non vuole trascurare nemmeno questo secondo figlio o tanto meno perderlo. Ma quale dei suoi figli Alice sceglierà alla fine?“.