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Lorenzo Corvino presenta WAX, la Generazione X senza riferimenti

E’ da ieri al cinema  WAX: We Are the X, l’opera prima scritta, sceneggiata e diretta da Lorenzo Corvino con protagonisti Jacopo Maria Bicocchi, Gwendolyn Gourvenec e Davide Paganini. Special guest star sono Rutger Hauer, Jean-Marc Barr, Andrea Sartoretti e Andrea Renzi.

Due giovani italiani (Jacopo Maria Bicocchi e Davide Paganini) e una ragazza francese (Gwendolyn Gourvenec) vengono inviati a Monte Carlo per le riprese di uno spot. Hanno a disposizione una settimana per portare a termine l’incarico. Il viaggio diventa presto un’avventura rocambolesca attraverso il sud della Francia e la Costa Azzurra: saranno messi a dura prova da incontri ed eventi che vanno oltre il loro controllo. L’intensa relazione a tre che nasce fra i ragazzi si offre come simbolo del confronto tra trentenni europei, uniti da un’esistenza da Sacrificabili e in cerca del riscatto per un’intera generazione.

WAX è un road movie generazionale che mescola avventura, romanzo di formazione, commedia, romanticismo e thriller, per raccontare la condizione precaria dei trentenni di oggi, la cosiddetta Generazione X: milioni di persone senza punti di riferimento o certezze per il futuro, in perenne lotta per definire sé stessi e il proprio ruolo nel mondo. Tra spirito di sacrificio e desiderio di vendetta.

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Il film, interamente realizzato in soggettiva attraverso la macchina da presa e lo smartphone, è stato ribattezzato dal regista un vero e proprio “Self(ie)-Movie”, nel duplice significato di film indipendente autoprodotto e di film che adopera una delle manie più in voga tra i giovani. Si tratta di un’opera quanto mai attuale, tanto per i temi, come il confronto tra personaggi di culture europee diverse coinvolte dalla crisi finanziaria di questi anni, quanto per gli intenti, come quello di portare alla luce lo scontro generazionale – ormai non solo più italiano – della ricerca della propria dignità attraverso il lavoro. Infine, pone le basi per un dibattito che affronti la dialettica tra il concetto di sacrificio e quello di riscatto.

I tre protagonisti vivono un “triangolo che non porta alla dannazione, alla disintegrazione della psiche – spiega Lorenzo Corvinoma tutt’altro: conduce all’esaltazione del valore dell’amicizia e della solidarietà generazionale che eleva gli individui oltre il solipsismo della nostra epoca, verso una forza d’animo in cui il totale è veramente superiore alla somma delle singole parti”.

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Per il regista, il film si nutre dei temi epocali che l’Europa mediterranea affronta oggi, “nel confrontarsi con l’area della Mitteleuropa, nel bel mezzo della crisi finanziaria”. Al centro di questa storia calata nella Storia, protagonista è la Generazione X, “una fase di incertezze e di crocevia, tra una naturale attrazione verso il torpore dell’ingenuità e lo slancio rocambolesco verso il futuro ignoto”. In WAX, attraverso il racconto di tre vite, “l’affabulazione si fa metonimia di un monito: attenzione a non saltare l’appuntamento con la nostra generazione, con l’occasione di guardarci dentro, ora che siamo in media res, nel pieno di un cambiamento epocale, di cui l’Italia si è trovata a essere, sembra incredibile a dirsi, precorritrice dei tempi, nel bene e nel male”.

Il film parla in modo provocatorio di tre giovani che “muoiono” per il lavoro, ma come si può morire di lavoro? E “non c’è nulla di peggio che morire per qualcosa che ha il compito di darti la sopravvivenza, è un paradosso o peggio un ossimoro”. E peggio che morire per il lavoro c’è il morire giovani per il lavoro: “ma non è un film di denuncia, è un film che vuole raccontare una storia persuasiva in un contesto che fa riflettere, senza rinunciare alla leggerezza, al gusto della sorpresa, alla spettacolarità, alla giostra dei sentimenti”.

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La patinatura e la bellezza attorno ai protagonisti, “fanno da contrappunto al disagio che vivono, il benessere che li circonda o con cui entrano in contatto per una settimana non gli appartiene, anzi più loro ne entrano in contatto, più lo iato, il gap, la delusione si faranno cocenti”. Perché la loro delusione sia ben amplificata occorre lasciarli dentro a quelle “amenità edonistiche ed esterne e se vogliamo che lo spettatore colga veramente quanto sia forte per i protagonisti la delusione dell’inganno subito, occorre immergerli per una settimana nel sogno a portata di mano per poi sottrarglielo al culmine del loro piccolo traguardo raggiunto”.

«Se siete nati dopo il 1970 e la Società non si è ancora accorta di Voi, questo film è la vostra vendetta!».

Lorenzo Corvino