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Non Si Può Morire Ballando, la fragilità dell’uomo, la forza dei sentimenti

Giovedì 3 ottobre – con Distribuzione Indipendente – arriva nelle sale Non Si Può Morire Ballando, la toccante pellicola diretta da Andrea Castoldi che racconta la storia d’amore e vicinanza tra due fratelli, intepretati da Salvatore Palombi e Mauro Negri.

Il film

Due fratelli, Gianluca (Salvatore Palombi) e Massimiliano (Mauro Negri), vivono il dramma di una malattia da un’angolazione diversa dello stesso letto di un ospedale. Uno è seduto su una sedia. L’altro su quel letto è sdraiato da settimane. Gianluca ha tre mesi di vita, colpito da una rara malattia chiamata “le cellule dormienti”, di cui non si conosce la cura e dalla quale non si può guarire. Massimiliano, che trascorre ormai la maggior parte del suo tempo libero con il fratello trascurando il già delicato rapporto con la moglie, non si dà per vinto. Viene a conoscenza dell’esistenza di un vecchio studio sulla malattia, pubblicato in un libro mai più ristampato, realizzato a inizio carriera dal Primario dell’ospedale, il Professor Amadei (Maurizio Panfilo), con l’ex amico e collega, il Professor Bertolucci (Gianni Quillico).

Massimiliano, non trovando sostegno nel Primario che ora disconosce il suo studio giovanile, si mette sulle tracce del Professor Bertolucci, ritiratosi dalla professione da anni e che ritrova dedito alla sua nuova grande passione, la pesca. Il Professore, inizialmente respingente, finisce per far dono a Massimiliano della sua unica copia del libro. Il percorso è quello di affrontare la malattia attraverso l’elogio del ricordo. Rivivere le emozioni di una vita, quelle che fanno vibrare il cuore, tremare l’anima, magari può risvegliare le cellule dormienti di Gianluca. Massimiliano decide di affidarsi a dei giovani attori amatoriali per mettere in scena alcuni dei ricordi più vividi del fratello, ormai troppo debole per uscire dall’ospedale. Forse un metodo, forse una cura. Forse solo una bella favola d’amore.

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Andrea Castoldi racconta…

Il film nasce da un’esperienza personale che ho voluto raccontare con gli occhi di chi sta seduto sulla sedia di fianco al letto di un ospedale. Anch’io come Massimiliano ho sentito in quel lungo periodo la fragilità dell’uomo, l’impossibilità al rimedio e la totale inadeguatezza alla situazione. Il film viaggia su binari paralleli; da una parte il limite della scienza e della medicina e dall’altra la forza dell’amore e degli affetti. Ho voluto dare al corridoio d’ospedale una connotazione simbolica. Scandisce la distanza tra la vita e la morte ed è raccontato con lentezza e profondità. La distesa di girasoli rappresenta il flusso armonioso di emozioni, di luce e di affetti che ci riserva la vita, in mezzo alla quale il destino riversa imprevisti, intoppi, brutture, come una “lavatrice rotta” dentro a uno scenario stupendo“.