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Pasolini Prossimo Nostro, il testamento intellettuale di una mente illuminata

Lunedì 2 novembre, esattamente a quarantacinque anni dalla tragica scomparsa di Pier Paolo Pasolini, Viggo su Chili Tv ripropone Pasolini Prossimo Nostro, il documentario diretto da Giuseppe Bertolucci con Pier Paolo Pasolini, il cast e la troupe di Salò o le 120 Giornate Di Sodoma, impegnato in un lungo dialogo con il giornalista tedesco Gideon Bachmann. Il film fu presentato nel 2006 in anteprima mondiale alla 63a Mostra del Cinema di Venezia, nella sezione Orizzonti Doc.

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Il film

Una voce, calma ed inconfondibile, emerge dal rumore di un operoso, disciplinato set cinematografico. È la voce di Pier Paolo Pasolini, al lavoro per completare la sua ultima, contestatissima (e postuma) opera cinematografica: Salò o Le 120 Giornate Di Sodoma. Nonostante le enormi, preventive polemiche suscitate dal film, un Pasolini tranquillo, quasi gioioso, si lascia seguire sul set da una piccola troupe capeggiata dal giornalista Gideon Bachmann, che lo coinvolge in una lunga, straordinaria intervista/conversazione. Inizialmente perplesso, Pasolini trasforma l’intervista in un lucido e violento attacco alla società; un grido d’allarme che, assieme alle immagini del set, dà vita ad una sorprendente sovrapposizione tra film e realtà a svelare la metaforica messa in scena pasoliniana della modernità. È un Pasolini inedito, drammaticamente disperato e sdoppiato nel suo non concedere/si un futuro, una possibilità, seppure accennata, nel catartico e liberatorio primo finale del film, eliminato dal regista e qui ricostruito fotograficamente.

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Giuseppe Bertolucci disse…

Il termine fotoromanzo, associato a un film maledetto come il Salò di Pasolini, sembra incongruo e quasi inopportuno. E invece a me pare assolutamente appropriato, perché di un foto-romanzo si tratta. Con Federica Lang abbiamo rivisitato il piccolo tesoro delle foto di scena di Deborah Beer (impeccabili sul piano della fedeltà e della qualità) e abbiamo creato una sorta di sintesi dell’ultima opera di Pasolini: sostituendo le immagini fisse alle sequenze cinematografiche. Ma l’archivio di Gideon Bachmann conteneva anche alcune preziose testimonianze (filmate e sonore) dell’autore, che abbiamo posto a commento del nostro fotoromanzo. Arrivando, io credo, a una rilettura inedita, assolutamente attendibile, di uno dei film più sconvolgenti degli anni settanta. Dalla quale emerge, potente, la spietata analisi pasoliniana di una società italiana sempre in bilico sulla voragine del fascismo. Il suo grido d’allarme fu strozzato la notte del 2 novembre 1975, ma continua ad arrivarci, nitido e straziante“.

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Un testamento intellettuale

Giuseppe Bertolucci ha realizzato i 63 intensi minuti del film scegliendo tra oltre 50 ore di conversazioni inedite di Pasolini con Bachmann, 3.000 metri di negativo cinematografico, 7.200 scatti fotografici, centinaia di pagine di trascrizioni audio, in 23 mesi di lavoro, tra preparazione, riflessioni, pause, discussioni e ripensamenti. “Il film di Bertolucci – ha dichiarato il produttore Angelo Draicchioha la valenza di un definitivo testamento intellettuale; vuole essere un ulteriore tassello nella memoria collettiva, vuole dar voce, ancora una volta, a una delle intelligenze più vive e lucide della nostra cultura e, in generale, del secolo scorso”.