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Patrick Stewart e l’arte di portare Shakespeare sull’Enterprise

Non sono molti i professionisti dello spettacolo che, dopo oltre 50 anni di carriera, sono ancora ben saldi sulla cresta dell’onda. Sir Patrick Stewart rappresenta una notevole eccezione, in particolare oggi che festeggia il suo ottantesimo compleanno. Dall’infanzia in povertà all’approdo al mondo del teatro, passando per due ruoli decisamente iconici tra cinema e televisione. William Shatner lo ha recentemente definito “Un intellettuale nel corpo di un atleta“. Ma qual è il suo segreto?

Un giovane Patrick Stewart

Un giovane Patrick Stewart

Il colpo di fulmine per la recitazione

Figlio di un militare e di un’operaia tessile, Patrick Stewart nasce il 13 luglio 1940 nello Yorkshire. Nonostante le origini povere e un padre autoritario – vittima del più classico disturbo da stress post traumatico dopo aver vissuto la battaglia di Dunkerque – durante la scuola il giovane Patrick resta affascinato dalla recitazione, grazie al suo insegnante di inglese che lo introduce alle opere di Shakespeare. La scintilla è scoccataNegli anni ’50 studia teatro e nel 1966 diventa membro della Royal Shakespeare Company, per poi approdare anche a Broadway. Attore e doppiatore, negli anni riceverà plauso unanime e verrà addirittura insignito dell’Ordine dell’Impero Britannico. Oltre ai ruoli sul palcoscenico si affaccia anche sul grande schermo, nel 1981 in Excalibur di John Boorman e nel 1984 Dune di David Lynch. Ed è proprio nel genere fantascientifico che Stewart otterrà una fama enorme.

Un nuovo capitano per l’Enterprise

La prima serie di Star Trek si era conclusa nel 1969, dopo appena tre stagioni. Le avventure del Capitano Kirk e del vulcaniano Spock avevano avuto anche un’incarnazione sul grande schermo, con alterne fortune. Nel 1986 l’ideatore Gene Roddenberry decide di riprovarci con The Next Generarion e un nuovo cast guidato da un personaggio dalle origini francesi, per cui viene scelto proprio Stewart. Il capitano Jean-Luc Picard, il suo audace vice William Ryker (Jonathan Frakes) il robot che vuole comprendere gli umani Data (Brent Spiner), il consigliere Deanna Troi (Marina Sirtis) e tanti altri comprimari, per un’alchimia che travolge il pubblico e porterà a seguire il ponte di comando dell’Enterprise per ben sette stagioni e quattro pellicole cinematografiche. Stewart deve a Picard una grandissima notorietà, ma presto diventa arduo scostarsi dal capitano della flotta stellare. Nel 2002 lo interpreta per Nemesis, allora ultima incarnazione di Star Trek sul grande schermo. L’addio definitivo a Picard? Non si può mai dire.

In "Star Trek" nel ruolo di Picard

In “Star Trek” nel ruolo di Picard

Il Professor X, l’unica sicurezza della saga degli X-Men

Sebbene deciso ad allontanarsi dalle astronavi, nel 2002 Stewart si trova di fronte un’occasione che lo legherà di ad un personaggio in un arco narrativo ancora maggiore, lungo ben 17 anni! Bryan Singer, regista della trasposizione dai fumetti degli X-Men, lo sceglie allora nel ruolo di Charles Xavier, noto come Professor X, telepate paralizzato su una sedia a rotelle e fondatore della scuola per “allievi dotati”, ossia i mutanti con poteri speciali dai quali nascerà il supergruppo. Pellicole entusiasmanti alternate a delusioni, sia di critica che di pubblico. Tra sequel e reboot conditi da viaggi nel tempo, all’interno di questo franchise il pubblico trova i suoi idoli nel personaggio di Xavier e in quello dell’alleato/avversario Magneto interpretato da Ian McKellen, grande amico di Stewart e con il quale successivamente condividerà il palcoscenico nella riduzione teatrale di Aspettando GodotNel capolavoro Logan di James Mangold del 2017, ultimo capitolo degli X-Men, troviamo uno spettacolare Hugh Jackman che, con il suo Wolverine, si prende cura di un Professor X spaventato, vittima di rimorsi e ormai debilitato dall’età. Stewart emerge ancora travolgente, in quello che è stato definito uno dei migliori cinecomic di sempre, lontano dagli stereotipi dei film tratto dai fumetti e più vicino alla narrazione drammatica di vita, solitudine e morte. Personaggi profondi, quasi Shakespeariani. Non a caso.

Ancora Picard, sempre più Picard

Mentre al cinema uscivano episodi di Star Trek firmati da J.J. Abrams e su Netflix la serie Discovery provava ad espandere ancora le avventure della flotta stellare, un paio d’anni fa un annuncio ha fatto letteralmente balzare sulla sedia chiunque fosse appassionato dell’ormai mitica The Next Generation: Stewart avrebbe ripreso il ruolo di Picard in una miniserie, oggi in Italia disponibile su Amazon Prime Video. L’ultima incarnazione del Capitano – anzi qui Ammiraglio in congedo – esprime il meglio del fascino di questo personaggio. La serie non solo imbastisce un’avventura nello spazio in pieno stile Star Trek, con personaggi sfaccettati e approfonditi ma, come già successo in Logan, ci mette di fronte ad un eroe fragile, consapevole del passato ma che non si arrende e lotta per cambiare il suo futuro, perseguendo gli ideali di sempre. 

Patrick Stewart nei panni di Professor X in "X Men"

Patrick Stewart nei panni di Professor X in “X Men”

Tra meme e sonetti, più contemporaneo che mai

Abbiamo quindi un attore che ha fatto breccia grazie alle sue interpretazioni e ai suoi personaggi positivi, complessi e risoluti e che, grazie ad alcuni divertenti meme – piccole sequenze che richiamano un significato condiviso – con protagonista il nostro Jean-Luc, continua ad essere citato in tantissime conversazioni online. Immaginate quindi di ritrovarvi in pieno lockdown e di scoprire che l’attore in questione non solo è molto attivo su Twitter, ma ha anche deciso di fare qualcosa per tenere compagnia al suo fedele pubblico. E voi potete assistervi in prima fila. Il suo sonetto 116 di Shakespeare ci regala esattamente ciò di cui avevamo bisogno: una performance teatrale da assaporare con gusto, uno sguardo ravvicinato a un grande uomo degno di ammirazione, un significato a cui aggrapparsi durante il periodo difficile che stavamo vivendo. 

Non sia mai ch’io ponga impedimenti
all’unione di anime fedeli; Amore non è amore
se muta quando scopre un mutamento
o tende a svanire quando l’altro s’allontana.
Oh no! Amore è un faro sempre fisso
che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;
è la stella-guida di ogni sperduta barca,
il cui valore è sconosciuto, benché nota la distanza.
Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote
dovran cadere sotto la sua curva lama;
Amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio:
se questo è errore e mi sarà provato,
io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.


Un segreto ben custodito

In attesa di vederlo in una nuova performance, ogni giorno lo potete trovare online con un nuovo sonetto. E probabilmente tornerete a scoprirli tutti, uno dietro l’altro. Perché forse, dopo tutto questo, noi ancora non siamo riusciti a decodificare il segreto di Patrick Stewart. Ma ascoltandolo recitare e sapendoci così ammaliati, abbiamo la consapevolezza che invece lui, questo segreto, lo conosca e lo padroneggi. Eccome!

Enrico Banfo