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Respirare Stanca, la Fase 1 in lockdown di Enrico Acciani

Da martedì 8 giugno sulle piattaforme Chili e Cg Digital sarà disponibile alla visione on demand Respirare Stanca, il film prodotto, diretto ed interpretato da Enrico Acciani, qui al suo esordio alla regia. Girato esclusivamente in interni durante la cosiddetta “Fase 1” dell’emergenza nazionale, il film è un ritratto fedele del profondo senso di solitudine che ha invaso tutti coloro che nelle difficilissime settimane di lockdown sono stati costretti ad un isolamento forzato.

Il film

Marzo 2020, Bari. Siamo ai tempi del Covid-19, la pandemia che sta man mano sconvolgendo tutto il mondo. La vita di Enrico (Enrico Acciani), un giovane impiegato, cambia radicalmente durante le difficilissime settimane di lockdown. Rimasto completamente solo in casa, si ritrova a reinventare completamente i tempi e le dinamiche lavorative, adattandole a quelli dello smart working. Tutte le relazioni, professionali e umane, sono affidate a dei dispositivi elettronici. Suo padre (Francesco Fiore), rimasto bloccato in vacanza in Messico, gli affida il compito di prendersi cura delle sue amatissime piante, l’ultima grande passione della moglie defunta. Anche la fidanzata Giulia (Giulia Gallo) è lontana, bloccata a Taranto. E il loro rapporto, già in crisi da tempo, sembra non riuscire a reggere il peso della lontananza, portandoli a vivere una crisi di coppia ancora più intensa. Enrico viene così preso da un profondo senso di solitudine che lo porta a perdersi. E proprio quando sembra non riuscire più a ritrovarsi, una nuova presenza nella sua vita cambia completamente le carte in tavola.

Respirare Stanca 1

Enrico Acciani racconta…

Respirare Stanca è nato per necessità. Bloccato in casa, ho sentito l’urgenza di raccontare un pezzo di storia del nostro paese. Ovviare alla mancanza di cast e troupe è stato motivo di ingegno e pretesto per innescare del dinamismo all’interno della staticità più totale. Mai come in questo caso la forza di un film si è dovuta basare sulla scrittura e sul soggetto. Il cinema si fa sì con i mezzi, ma anche con la giusta attitudine razionale e lo spirito di interiorizzazione dell’essenza filmica. Non c’è più nulla di vero del reale, quindi era fondamentale girare praticamente durante la quarantena. Certe immagini le ha regalate la vita, certi respiri la situazione generale che stavamo vivendo. Tutti gli attori hanno recitato in live, cioè in videochiamata, non tramite registrazione. Questo ha preservato, anche paradossalmente, la vera essenza del set. La musica, poi, è l’anima del film. La solitudine del personaggio del protagonista è invece la verità. E la verità è l’unica cosa che conta in questo film.