SOUS_LES_ETOILES_DE_PARIS_Photo_4©Carole Bethuel

Sotto Le Stelle Di Parigi, Catherine Frot e Mahamadou Yaffa a caccia di uguaglianza sociale

Arriva dal 25 novembre solo al cinema Sotto Le Stelle Di Parigi, il nuovo film del regista franco-tedesco Claus Drexel, da sempre attento al tema dell’immigrazione e delle disuguaglianze sociali, Drexel si è ispirato alla clochard intervistata nel suo documentario Au Bord Du Monde per scrivere la storia di questo film, dove il mondo sommerso dei senzatetto viene ritratto con quella purezza, sensibilità e poesia che raramente vengono accostate alla vita di strada.

Il film

La senzatetto Christine (Catherine Frot) vive da molti anni per le strade di Parigi, isolata dalla famiglia e dagli amici. Ha scelto da tempo di porre una barriera tra se stessa e il mondo, passando le giornate in solitudine nascosta nel suo rifugio tra i pochi ricordi della sua vita precedente. Una fredda notte d’inverno la routine di Christine viene sconvolta dall’arrivo improvviso nel suo rifugio del piccolo Suli (Mahamadou Yaffa), un bambino di otto anni di origine eritrea (che non parla la sua lingua) rimasto solo a Parigi dopo aver smarrito la madre, e che trova nella burbera clochard il suo unico punto di riferimento. Uniti dalla loro condizione marginale, Christine e Suli intraprenderanno un viaggio emotivo e pieno di tenerezza percorrendo insieme le vie di Parigi per ritrovare la madre del bambino, accompagnando lo spettatore nel viaggio non solo nel cuore della città ma anche nel loro, uniti dalla speranza di poter ritrovare la luce in una società ostile. Queste due anime sole impareranno a conoscersi e Christine riscoprirà il calore di un’umanità che credeva perduta.

Claus Drexel racconta…

Ho un profondo attaccamento per i senzatetto che troppo spesso vengono rappresentate con un’immagine sciatta. Volevo coltivare la loro bellezza, la loro sensibilità e la loro poesia. Era molto importante mostrare la vita quotidiana dei senzatetto e far accomodare lo spettatore per mostrargli la lentezza che fa parte delle loro giornate. È come una routine, con riti molto precisi. Si trovano sempre negli stessi luoghi, sempre negli stessi tempi. Volevo raccontare questo, i loro momenti di riflessione e la loro solitudine”.

SOUS_LES_ETOILES_DE_PARIS_Photo_3©Carole_Bethuel

Due cose mi toccano nel profondo. Da un lato, il fatto che le ricchezze che ci sono state offerte dalla terra sono sempre più monopolizzate da un piccolo gruppo di uomini prepotenti che sono, inoltre, molto orgogliosi di esserlo. E, dall’altra parte, sono sconvolto dai pregiudizi, dal fatto di dire che i poveri, i disoccupati, i senzatetto, le prostitute, ecc. sono tutti uguali. Mia figlia una volta ha detto a qualcuno: “Mio padre fa film per cercare di capire le persone che non capiamo“. Questa frase mi ha illuminato sul mio passo che era stato, fino a quel momento, inconsapevole. Volevo conoscere queste persone che incontravo per strada o in metropolitana e che non avevano voce se non attraverso quelle delle associazioni che si occupano di loro. Parigi, proprio per la sua bellezza e per questo contrasto tra sfarzo e povertà, rappresenta una metafora del mondo in cui viviamo”.