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Sull’Isola di Bergman c’è l’amore ispirato di Mia Hansen-Løve

Applaudito in concorso all’ultimo Festival di Cannes e presentato in anteprima italiana al 39° Torino Film Festival, martedì 7 dicembre arriva nelle nostre sale Sull’Isola di Bergman, il nuovo film della talentuosa regista francese Mia Hansen-Løve, una commedia raffinata con un cast formidabile che comprende Tim Roth, Vicky Krieps e Mia Wasikowska.

Il film

Protagonista è una coppia di cineasti (Tim Roth e Vicky Krieps) che decide di passare un’estate sull’isola di Fårö, la prediletta del grande regista svedese Ingmar Bergman. Entrambi in cerca di ispirazione per i loro film, scopriranno che in quel posto suggestivo realtà e finzione finiscono spesso per confondersi, anche se sempre in nome dell’amore. La Hansen-Løve compone un inno luminoso alla creatività delle donne e alla bellezza della natura, ma non rinuncia a raccontare la sua grande passione per il cinema, facendo la gioia di quanti hanno iniziato a guardare la vita con occhi diversi grazie ai film di Bergman.

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Mia Hansen-Løve racconta…

Si tratta di un film sull’amore per il cinema, e in particolare per Bergman, ma anche sulla storia d’amore di due coppie. Non è il risultato di una decisione razionale, in qualche modo questa idea si è imposta da sola. Ho avuto la sensazione che si aprissero in me delle porte rimaste chiuse fino ad allora, proprio grazie all’isola, e per la prima volta mi sono sentita libera di muovermi quasi per gioco attraverso varie dimensioni: passato e presente, realtà e finzione, il sogno. Circa dieci anni fa ho iniziato a sviluppare un rapporto appassionato con il lavoro di Bergman, con la sua vita. È stato l’inizio di una forte attrazione verso l’isola di Fårö, dove ha girato alcuni dei suoi film più famosi e ha vissuto l’ultima parte della sua vita. Appartato nel mezzo del Mar Baltico, è un luogo che incarna un ideale che è insieme spaventoso e seducente, austero e esaltante, un posto di assoluta integrità artistica a cui associo Bergman. La sua presenza non mi risultava opprimente, ma rasserenante e stimolante al tempo stesso. Forse ha a che fare con il fatto che non sono un genio capace di fare sessanta film e nove bambini? In nessun modo ci si può sentire rivali di Bergman…“.

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Sull’isola di Bergman è la storia di un’emancipazione. Emancipazione dai nostri maestri, ma anche l’emancipazione della protagonista dal suo uomo. Chris si considera fragile e dipendente, ma finalmente scopre la propria forza creatrice. D’altra parte ci si può chiedere se la solidità di Tony non sia apparente e se in fondo non nasconda una fragilità ancora maggiore… Comunque non giudico i miei due personaggi, osservo una situazione: quanta felicità e infelicità produce e cosa deve fare la mia eroina per emergere. Il film racconta come qualcosa si risvegli in Chris e si materializzi nella finzione, nel film che sta scrivendo. È il risveglio della fiducia in se stessi, di una vocazione che va perseguita. La vocazione è una delle mie ossessioni, è presente nella maggior parte dei miei film, ma qui lo è per la prima volta in modo diretto, essendo protagonista una regista donna. Anzi, due: anche Amy, l’alter ego di Chris nella finzione, fa questo lavoro. La vita nutre la finzione e la finzione rimanda alla vita, come due specchi che riflettono la stessa storia all’infinito. La creatività ha sempre funzionato così per me e trovavo affascinante provare a raccontarlo“.