(Foto di Loris T Zambelli)

The Nest, l’inquietante nido famigliare di Roberto De Feo

(Foto di Loris T Zambelli)

Mercoledì 14 agosto arriva nelle sale un horror italiano molto atteso, The Nest (Il Nido). Si tratto del primo lungometraggio di Roberto De Feo che ha come interpreti Francesca Cavallin, Ginevra Francesconi, Justin Alexander Korovkin e Maurizio Lombardi.

Il film

Samuel (Justin Alexander Korovkin) è un giovane ragazzo paraplegico che vive con sua madre Elena (Francesca Cavallin) a “Villa dei Laghi” una residenza isolata circondata da boschi. Bloccato in una routine familiare e con il rigoroso divieto di allontanarsi dalla dimora, Samuel cresce apparentemente sereno ma insoddisfatto e irrequieto. L’arrivo dell’adolescente Denise (Ginevra Francesconi) scardinerà gli equilibri della famiglia dando finalmente a Samuel la forza di opporsi alle restrizioni imposte da sua madre e di aprirsi al mondo. Ma Elena non lascerà andare suo figlio così facilmente e sarà pronta a fare tutto il necessario per tenerlo vicino a sè.  Perché Elena costringe Samuel a vivere come prigioniero nella sua stessa casa, vietandogli di lasciare la tenuta? Quale mistero nasconde?

Roberto De Feo racconta…

Un’affascinante e misteriosa location, un’insolita storia di amicizia e amore tra due adolescenti e un intricato rapporto madre/figlio. E ancora, la crescita, la solitudine, la scoperta dell’altro, la paura del mondo esterno, la gelosia, la rottura del guscio materno e il primo amore. Sono questi i temi universali con i quali insieme agli sceneggiatori, Lucio Besana e Margherita Ferri (entrambi premi Solinas – Storie per il cinema) abbiamo costruito The Nest (Il Nido) con l’intento di coinvolgere lo spettatore e ingannarlo, convincendolo di trovarsi davanti a un film “classico””.

(Foto di Loris T Zambelli)

(Foto di Loris T Zambelli)

Un ritratto familiare inquietante. Con The Nest (Il Nido) voglio raccontare con uno sguardo differente il genere thriller/horror e farlo “travestendo” un film di genere in qualcosa di diverso, in un romanzo di formazione dove la paura non risiede in un rumore improvviso o in una faccia mostruosa, ma nelle paure della vita”.

Il cinema a cui mi ispiro è quello che gioca con lo spettatore: adoro scaraventare il pubblico in un universo opposto a quello in cui credeva di trovarsi. Visivamente mi sono ispirato a film come The Others di Amenàbar e The Village di Shyamalan, ai loro colori freddi, al ritmo lento e le atmosfere cupe che in un contesto come quello di Villa dei Laghi ci daranno la sensazione di essere in un punto indefinito nel tempo e nello spazio. Ma mi piace pensare a The Nest (Il Nido) anche come la versione thriller di The Truman Show, in questo caso lo “show” è creato da una madre per proteggere il proprio figlio”.

(Foto di Loris T Zambelli)

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The Nest (Il Nido) è stato pensato e creato per essere una sorta di puntata zero, un’introduzione a un universo che chissà, se mai le cose andassero bene, vorrei poter raccontare”.


 

EXTRA – La Villa dei Laghi

The Nest (Il Nido) è un film che non sarebbe mai stato girato senza la giusta location. Lo scouting è durato un anno e mezzo, periodo durante il quale sono stati visitati castelli e ville in Francia, Italia e Inghilterra. Un giorno, in modo del tutto casuale, dopo una ricerca su Google, Roberto De Feo e i suoi collaboratori si sono imbattuti in Villa dei Laghi un edificio situato al centro di tre laghi artificiali (Cristoforo, della Strada e Grande), da cui prende il nome, all’interno del Parco Regionale La Mandria nei pressi di Torino, fatto erigere tra il 1863 e il 1868 da Re Vittorio Emanuele II come reposoir di caccia. Incustodita da oltre dieci anni, la villa era a tutti gli effetti abbandonata.

(Foto di Loris T Zambelli)

(Foto di Loris T Zambelli)

L’umidità e le infiltrazioni stavano distruggendo quel luogo magico e unico in Italia. Così, il reparto scenografia ha individuato il modo migliore per salvaguardare gli ambienti e proteggere le meraviglie custodite nella villa. Alcuni ambienti erano semi distrutti ma ancora unici nel loro splendore, su tutti la sala da pranzo nobiliare, con le pareti rivestite da piatti di porcellana. O ancora il salone circolare interamente costruito in legno con dodici finestre (tre su ogni facciata) a illuminare e rendere magica l’atmosfera o le tantissime stanze arricchite da “chiassose” e vivaci carte da parati. In pochissimo tempo (tre settimane e una villa che è più un piccolo castello) la scenografa Francesca Bocca e la sua squadra sono riusciti nel miracoloso intento di restituire all’intero luogo magia e mistero.

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