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Unfit, la psicologia e il vero ritratto di Donald Trump

Donald Trump è adatto a ricoprire l’incarico di presidente degli Stati Uniti? Che cosa determina l’idoneità di una persona a essere Presidente? È quello che si è domandato Dan Partland, regista del documentario Unfit. La Psicologia di Donald Trump, in arrivo nelle sale il 22 ottobre distribuito da Wanted Cinema in vista delle elezioni presidenziali statunitensi. Grazie all’aiuto di professionisti riconosciuti a livello internazionale, psicologi, avvocati analisti, giornalisti ed ex collaboratori del Presidente degli Stati Uniti, il regista offre un’analisi illuminante del comportamento e della psiche di Donald J. Trump, rivelando il ritratto di un narcisista maligno, sociopatico, xenofobo e misogino.

Il documentario

#Unfit presenta un’illuminante analisi del comportamento, della psiche, della condizione e della stabilità del Presidente Donald J. Trump. A partire da uno sguardo sociologico dell’elettorato che l’ha scelto, il film esamina le ripercussioni a livello collettivo che ha avuto sulla cultura e le istituzioni americane. Durante la campagna del 2016, i più qualificati a giudicare tali aspetti – esperti di salute mentale- si sentivano frenati dalla politica dall’esprimersi pubblicamente. Ora, dopo anni di osservazione empirica, per la prima volta, i più importanti professionisti legati alla psiche presentano le loro osservazioni di fronte a una telecamera, e, per la cronaca, lo fanno anche come parte etica del loro “dovere di allarme” per casi di pubblico pericolo imminente. A questi professionisti, riconosciuti a livello internazionale, si sono uniti degli esperti militari, strateghi repubblicani e perfino degli ex consulenti di Trump, con l’unico scopo di mettere in guardia il pubblico dal rischio che percepiscono nell’evoluzione degli Stati Uniti e del resto del mondo.

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Dan Partland racconta…

Questo collettivo di medici, esperti di salute mentale, militari ed ex strateghi che durante la campagna elettorale del 2016 si sentivano frenati dall’esprimersi pubblicamente. Ora però, dopo anni di osservazione empirica, espongono per la prima volta, senza mezzi termini, le loro opinioni di fronte a una telecamera e lo fanno per questioni etiche e professionali, perché percepiscono una vera minaccia per la nostra salute e per la sicurezza collettiva. Ritengo fondamentale che quante più persone vengano a conoscenza e ascoltino i pareri e le riflessioni espresse da coloro che hanno la qualifica e le competenze per effettuare una diagnosi, per divulgarle e per alimentare il dibattito pubblico”.