Bernard Silberstein (1905–1999), United States, Frida Kahlo, circa 1940, printed 1984, gelatin silver print, Cincinnati Art Museum Museum Purchase, 1986.580, © Edward B. Silberstein

Viva la Vida, la doppia anima di Frida Kahlo

Bernard Silberstein (1905–1999), United States, Frida Kahlo, circa 1940, printed 1984, gelatin silver print, Cincinnati Art Museum Museum Purchase, 1986.580, © Edward B. Silberstein

Presentato in anteprima al 37° Torino Film Festival – Sezione Festa Mobile, solo dal 25 al 27 novembre arriva nelle sale italiane Frida. Viva La Vida, il film documentario diretto da Giovanni Troilo che mette in luce le due anime di Frida Kahlo (1907-1954): da una parte l’icona, simbolo del femminismo contemporaneo, dall’altra l’artista libera nonostante le costrizioni di un corpo martoriato (elenco sale su NexoDigital.it).

Frida, Arte e Dolore

Frida Kahlo è l’artista che più di ogni altra è riuscita a costruire una potente autobiografia per immagini, capace di raccontare con intensità la sua storia: il dolore fisico, il dramma dell’amore tradito e degli aborti, l’impegno politico. Frida è diventata, dopo la sua morte, un’icona pop in grado di raccogliere centinaia di migliaia di visitatori nelle mostre a lei dedicate e di ispirare libri, fumetti, canzoni, film e persino sfilate di moda. Ma chi era davvero Frida? E quanta energia e vitalità sprigionano le sue tele anche quando raccontano il dolore e la sofferenza? Colpita dalla poliomielite a sei anni e vittima di un incidente stradale che la lascerà invalida a diciotto, Frida convisse sempre con dolori atroci che la perseguitarono fino alla morte. Ciononostante, grazie alla sua pittura ma anche ai suoi scritti, al suo modo di vestire, al suo stile inconfondibile, nel corso degli anni la Kahlo è diventata un modello di riferimento capace di influenzare artisti, musicisti, stilisti. La sua importanza ha superato perfino la sua grandezza grazie all’intensità e la determinazione con cui ha affrontato una vita segnata dalla sofferenza. Il dolore, pur essendo materia essenziale del suo lavoro, non basta infatti a spiegare le ragioni di un’affermazione tanto estesa e unanime: nelle opere di Frida c’è un legame perenne anche con la forza interiore e l’amore, con l’energia vitale della sua terra e dei suoi colori.

MEXICO CITY, MEXICO - JULY 08: A portrait of Mexican artist Frida Kahlo by her father Guillermo Kahlo, is displayed at the Frida Kahlo museum on July 08, 2014 in Mexico City, Mexico. Mexico remembers Frida Kahlo on the 107th anniversary of her birth July 06, 1907 and will remember the 60th anniversary of her death next July 13. (Photo by Miguel Tovar/LatinContent/Getty Images)

MEXICO CITY, MEXICO – JULY 08: A portrait of Mexican artist Frida Kahlo by her father Guillermo Kahlo, is displayed at the Frida Kahlo museum on July 08, 2014 in Mexico City, Mexico. Mexico remembers Frida Kahlo on the 107th anniversary of her birth July 06, 1907 and will remember the 60th anniversary of her death next July 13. (Photo by Miguel Tovar/LatinContent/Getty Images)

Un viaggio in sei capitoli

Frida. Viva La Vida propone un viaggio in sei capitoli alla ricerca di Frida, nel cuore del Messico, tra cactus, scimmie, cervi e pappagalli, alternando interviste esclusive, documenti d’epoca, ricostruzioni suggestive e opere della stessa Kahlo, tra cui gli autoritratti più celebri (da quello con Diego Rivera del 1931 alle Due Frida del 1939, da La Colonna Spezzata del 1944 al Cervo Ferito del 1946). Sarà l’attrice e regista Asia Argento a condurre lo spettatore alla scoperta dei due volti della pittrice, seguendo un fil rouge costituito dalle parole della stessa Frida: lettere, diari e confessioni private. Lo spettatore scoprirà come l’opera della pittrice affondi le sue radici nella pittura tradizionale dell’800, nei retablos messicani, oltre che nell’arte e nell’impegno di uomini del suo tempo, dal compagno di una vita, Diego Rivera, a Trotsky. Del resto, dopo la rivoluzione del 1910, il Messico aveva provato a riscoprire le proprie origini attraverso l’iconografia pre-colombiana in cui anche Frida esplorò l’identità degli opposti: dolore e piacere, tenebre e luce, luna e sole, la vita nella morte e la morte nella vita. Ripercorrere la vita di Frida Kahlo significherà così cercare il punto di contatto tra la sofferenza delle vicende biografiche e l’amore incondizionato per l’arte.

Bernard Silberstein (1905–1999), United States, Diego Rivera Watching Frida Kahlo Paint a Self Portrait, circa 1940, gelatin silver print, Cincinnati Art Museum Gift of the Artist, 1986.570, © Edward B. Silberst

Bernard Silberstein (1905–1999), United States, Diego Rivera Watching Frida Kahlo Paint a Self Portrait, circa 1940, gelatin silver print, Cincinnati Art Museum Gift of the Artist, 1986.570, © Edward B. Silberst

Fotografie, abiti, oggetti e testimonianze

Nel documentario sarà possibile vedere per la prima volta fotografie, vestiti e altri oggetti personali di Frida conservati negli archivi del Museo Frida Kahlo normalmente non accessibili al pubblico, oltre alle stampe originali delle fotografie scattate da Graciela Iturbide durante l’apertura del bagno di Frida nel 2004. Ci saranno poi le testimonianze e gli interventi di esperti e artisti: Hilda Trujillo, che dal 2002 dirige il Museo Frida Kahlo, uno dei tre musei più visitati di Città del Messico che sorge nella Casa Azul che fu dimora della pittrice, e il Museo Anahuacalli; la fotografa messicana Graciela Iturbide; il muratore e operaio Alfredo Vilchis, divenuto artista quasi per caso dipingendo miniature; la fotografa Cristina Kahlo, pronipote di Frida; l’insegnate d’arte del Wellesley College e curatore aggiunto di arte latinoamericana al Davis Museum James Oles; Carlos Phillips, amministratore delegato del Museo Frida Kahlo, dell’Anahuacalli di Diego Rivera e del Museo Dolores Olmedo; la ballerina Laura Vargas.

circa 1945: Mexican painter Frida Kahlo (1907 - 1954) sits with her arms folded, looking down, in front of one of her paintings and a wooden bird cage. She wears flowers in her hair and a wooden necklace. (Photo by Hulton Archive/Getty Images)

circa 1945: Mexican painter Frida Kahlo (1907 – 1954) sits with her arms folded, looking down, in front of one of her paintings and a wooden bird cage. She wears flowers in her hair and a wooden necklace. (Photo by Hulton Archive/Getty Images)

Yo Te Cielo (Cancion Para Frida)

La colonna sonora del docu-film è firmata dal compositore e pianista Remo Anzovino che ha anche scritto la canzone Yo Te Cielo (Cancion Para Frida), il cui titolo proviene da una celebre lettera di Frida. Yo Te Cielo (Cancion Para Frida) è cantata da Yasemin Sannino e arricchita dalla voce della tromba del grande Flavio Boltro.