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Vivere, Che Rischio – la coraggiosa storia di un pioniere: Cesare Maltoni

Da venerdì 22 gennaio Vivere Che Rischio il pluripremiato documentario dei bolognesi Michele Mellara e Alessandro Rossi arriva sulla piattaforma IWonderfull (QUI). La proiezione è organizzata per festeggiare la lieta notizia di questi giorni, e cioè che il film è entrato nella lista dei 200 titoli che concorreranno per la cinquina per l’Oscar come Miglior Documentario. Felicemente questa inattesa novità arriva proprio in occasione dell’anniversario della morte del grande scienziato Cesare Maltoni che cade proprio il 22 Gennaio.

Il documentario

Il documentario ritrae, attraverso immagini inedite e testimonianze straordinarie di chi lo ha conosciuto, la figura di Cesare Maltoni, uno dei più brillanti scienziati del Novecento, vero e proprio fondatore di un ambito della ricerca scientifica oggi attualissimo: quello dello studio delle sostanze chimiche e inquinanti dannose per la salute. Fondatore nel 1987 dell’Istituto Ramazzini a Bologna, che si occupa della difficile lotta contro le malattie ambientali, Cesare Maltoni è stato uno scienziato che ha precorso i tempi, inaugurando con il suo team di collaboratori tutto un settore della ricerca medica come quello dedicato alla prevenzione delle patologie causate da prodotti industriali dannosi per l’ambiente e per l’uomo. Il ritratto di uno studioso geniale noto in tutto il mondo, un’eccellenza dell’Emilia-Romagna, e talento rivoluzionario dalle cui ricerche è nata una metodologia scientifica ancora oggi insuperata. Il documentario racconta anche il lato privato di Cesare Maltoni, rendendo omaggio a un uomo che, da outsider coraggioso, è stato capace di portare avanti con energia le sue idee e di sfidare, in nome  della salute pubblica, poteri e convenzioni.

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Le diverse facce di Maltoni

Da dove cominciare per fare un ritratto cinematografico di Cesare Maltoni? La sua poliedrica e sfaccettata figura sembra richiedere di essere raccontata da molteplici prospettive. Esiste il Maltoni geografico – profondamente romagnolo – che combina insieme le calme movenze della pianura con quelle rapide e dinamiche dell’uomo di mondo, del viaggiatore. Esiste anche il Maltoni scienziato, il più noto, punto di riferimento internazionale nell’ambito della ricerca sulla cancerogenesi ambientale e della prevenzione oncologica. E qui compare immediatamente il Maltoni politico che utilizza i dati della ricerca per combattere battaglie a favore del bene pubblico e della salute di tutti. Poi c’è il Maltoni ideatore di spazi da dedicare alla ricerca scientifica, alla salute, alla prevenzione e alla cura delle persone (a lui si collegano le grandi opere come l’Istituto Ramazzini, i poliambulatori di prevenzione, i laboratori di alta tecnologia, gli archivi, l’hospice). E infine, il Maltoni quasi francescano nel manifestare sempre inalterata una spiccata sensibilità verso il dolore di chi soffre.

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Un grande uomo rinascimentale

Maltoni è sostanzialmente un grande uomo rinascimentale, tant’è vero che si richiama in modo esplicito agli studi epidemiologici di Bernardino Ramazzini, alla tradizione di un sapere fondato sulla conoscenza empirica: “Prevenire è meglio di curare“. Il film-documentario basa la propria narrazione su questa poliedricità eroica del protagonista, eroica sostanzialmente per tre motivi: perché è profondamente umana (anche nei suoi tratti di debolezza); perché fuori dagli schemi, e perché è caratteristica degli eroi ottenere risultati irraggiungibili agli altri. La figura dello scienziato colpisce per il suo carattere volitivo, la sua competenza, la sua umanità, e per lascito di valore che ci consegna. Uno spazio d’azione non chiuso ma che, anzi, apre ampi spazi di riflessione su tutti i temi che riguardano la prassi e la ricerca scientifica, lo studio sulla prevenzione di malattie mortali, l’idea stessa di sanità pubblica e di tutela alle persone. Un’eredità tutta da raccogliere e raccontare.