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C’era Una Volta in Italia – Giacarta Sta Arrivando, la sanità pubblica in Italia nel film di Federico Greco e Mirko Melchiorre

Da lunedì 5 dicembre è al cinema C’era Una Volta in Italia – Giacarta Sta Arrivando, il nuovo film scritto e diretto da Federico Greco e Mirko Melchiorre. Si tratta del seguito ideale di PIIGS, fortunato documentario del 2017 degli stessi autori. Il film vede la partecipazione di: Roger Waters, Jean Ziegler, Ken Loach, Gino Strada, Michael Marmot, Vittorio Agnoletto, Adriano Cattaneo, Ivan Cavicchi, Nicoletta Dentico, Santo Gioffrè, Gavino Maciocco, Warren Mosler, Carlo Palermo, Maria Elisa Sartor, Randall Wray e Michele Caligiuri, Cataldo Curia, Mimmo Formaro, Ninì Formaro, Mimmo Massaro, Cataldo Perri.

Il film

Il film parte da Cariati, in Calabria, dove un manipolo di ribelli di ogni età decide di protestare come nessuno ha mai osato fare, occupando l’ospedale con l’obiettivo di ottenerne la riapertura. Nel frattempo alcuni dei più importanti intellettuali, medici, esperti e attivisti italiani e internazionali (fra cui Gino Strada, Kean Loach e Roger Waters) ci svelano le vere responsabilità locali e globali dell’attacco alla salute pubblica, e sostengono la lotta di Cariati. La sanità pubblica in Italia è infatti ridotta al lumicino da decenni di tagli al bilancio e privatizzazioni. Il “Piano di rientro” che ha decretato nel giro di una notte la chiusura dell’ospedale di Cariati (e di altri 18 ospedali soltanto in Calabria) è lo specchio di un’epoca nella quale il diritto alla salute è sempre meno garantito.

Federico Greco e Mirko Melchiorre

Lasciamo spazio all’intervista rilasciata dai due registi.

Come nasce l’idea del film?

“Nel pieno della pandemia – mentre il governo prendeva decisioni che limitavano le libertà personali e annullava ogni possibile dibattito sull’utilizzo dei vaccini – riflettevamo su come (e se) quello che veniva considerato dall’OMS il secondo sistema sanitario nazionale del mondo stesse reggendo la spallata della pandemia. Approfondendo, ci siamo resi conto che la vera spallata alla sanità pubblica è stata data dalla politica, trasversalmente, nei decenni precedenti. Soprattutto nell’ultimo. Intervistando e parlando per due anni con esperti di rilievo internazionale, dalla Svizzera agli Stati Uniti, dall’Italia alla Francia, abbiamo capito che definanziamenti, austerità, tagli, privatizzazioni, globalizzazione e neoliberismo sono legati tra loro a doppio nodo. Senza precise scelte politiche, figlie di interessi economici sovranazionali, i primi non avrebbero avuto luogo. Sono stati chiusi ospedali (173), tagliati posti letto ordinari e di terapia intensiva, è stato bloccato il turnover dei medici e sono stati precarizzati infermieri e personale vario. Questo ci ha impedito di salvare decine di migliaia di persone negli anni del covid, e infinitamente di più prima. Gli studi più autorevoli affermano infatti che a ogni taglio di risorse alla sanità pubblica corrispondono – direttamente – innumerevoli morti.

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Come avete conosciuto Mimmo, Cataldo, Michele e gli altri?

Approfittando della missione di Emergency a Crotone per gestire un reparto covid di terapia sub-intensiva, abbiamo dapprima seguito Gino Strada e poi deciso di raccontare le vicende dei ragazzi dell’associazione Le Lampare di Cariati. La loro lotta per la riapertura dell’ospedale Vittorio Cosentino è una storia epica e universale. Una lotta per tutti, che tutti dovremmo fare. Senza quell’ospedale un’intera comunità di quasi duecentomila persone vive una tragedia continua: mancanza del pronto soccorso, paesi dell’entroterra dove è impossibile mandare un’ambulanza per soccorrere infartuati a causa delle terribili condizioni delle strade, emorragia di medici.

La situazione della sanità calabrese è peggiore di quella del resto d’Italia?

Sì, e non solo della Calabria. L’intero mezzogiorno è in estrema difficoltà. Al punto che oggi la cosiddetta emigrazione sanitaria sta diventando insostenibile: i soldi che dovrebbero essere spesi per la salute pubblica vengono dati dalla regione Calabria alle regioni del nord per curare i propri pazienti. Un’emorragia di persone e denaro che è diventata sistemica e paradossale: i paesi poveri del sud arricchiscono i paesi ricchi del nord, in particolare Lombardia, Veneto, Emilia Romagna.

Quali temi affrontate nella parte di inchiesta?

Viene smascherata la concentrazione di potere economico nelle mani di poche multinazionali e di pochi filantrocapitalisti come Bill Gates – attraverso testimoni straordinari: Roger Waters, Ken Loach, Gino Strada, Jean Ziegler, Vittorio Agnoletto, Michael Marmot, Nicoletta Dentico, Warren Mosler, Randall Wray, Gavino Maciocco, Santo Gioffré e molti altri. Scelte dovute all’avidità economica di giganteschi agglomerati finanziari che influenzano più o meno direttamente l’azione politica dei governi. Italia inclusa. Soprattutto se a governare sono chiamati i “tecnici”. In realtà è proprio questo che sta accadendo, a livello globale e locale: il potere economico scalza quello politico e fa direttamente politica. Politica a vantaggio di pochi privilegiati e a svantaggio soprattutto degli ultimi.

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Ci spiegate il senso del titolo e del sottotitolo?

Sottinteso nel titolo del film, “C’era una volta in Italia”, c’è il concetto di sanità pubblica. Noi avevamo una delle migliori sanità del mondo, ma con gli anni è stata distrutta. “Giacarta sta arrivando” si riferisce invece alla scritta apparsa sui muri di Santiago poco prima del sanguinoso golpe militare di Pinochet contro Salvador Allende. Si trattava di una minaccia collegata all’eccidio da parte della CIA di più di 500.000 attivisti, comunisti e simpatizzanti del presidente dell’Indonesia, Sukarno, che qualche anno prima aveva annunciato la nazionalizzazione delle più rilevanti aziende strategiche del Paese. “Giacarta”, secondo molti, sta arrivando anche in Italia, seppur con altri metodi. Coincidenza vuole che il 4 dicembre ricorra un anniversario importante: cinquanta anni esatti dal famoso discorso di Allende all’ONU, dopo il quale fu deciso il suo assassinio. È la scena che apre il nostro film.