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Checkpoint Berlin, il film senza confine di Fabrizio Ferraro

Dopo Gli Indesiderati d’Europa, Checkpoint Berlin, il nuovo film di Fabrizio Ferraro – che doveva uscire nelle sale lo scorso 17 marzo e che, a seguito della situazione legata alla pandemia da Coronavirus, è andato in onda lo scorso aprile su Rai3 Fuori Orario – Cose (Mai) Viste – martedì 15 settembre 2020 arriva finalmente nei cinema distribuito da Boudu. In particolare, la pellicola sarà proiettata in contemporanea a: Roma (Palazzo delle Esposizioni), Torino (Cinema Massimo-Museo Nazionale del Cinema), Barcellona (Filmoteca de Catalunya), Palermo (Cinema Rouge et Noir) e Perugia (Multisala Postmodernissimo).

Il film

Un regista si trova a Berlino per la proiezione di un suo film. Camminando per la città riflette sul Muro e sull’esperienza leggendaria di un suo parente, uno zio mai più ritrovato, fuor di senno per amore e divenuto da quel momento passeur tra le due zone della Germania divisa. Nella penombra del teatro, mentre seguiamo il vagare solitario di due figure nella città di Berlino, lo schermo si trova di fronte a noi come un muro. Per superarlo, Fabrizio Ferraro intraprende il viaggio di un mistico: si tuffa nell’oscurità dei tunnel clandestini che collegavano entrambi i lati della città divisa, cercando la luce che ci permetterà di svanire dall’altra parte.

Checkpoint Berlin è un’opera trasversale, che non cerca uno spazio cinematografico identitario. Come quei personaggi sfuggenti e misteriosi che sono diventati passeur da una parte all’altra del muro, il film tenta di aprire uno spazio oltre lo schermo, libero da ogni confine.

CHECKPOINT BERLIN 1

Il Muro non c’è più

Il muro a Berlino non c’è più fortunatamente. Ma l’unica risposta sembra essere questo incedere costante di visibilità infinita, perpetua, in cui tutto però appare più oscuro e impenetrabile. Tutto finalmente è chiaro davanti a noi, così chiaro, visibile, fruibile, da scomparire. Ed è abbastanza ironicamente drammatico che altri muri vengano costruiti, loro malgrado, da popoli la cui esistenza è sempre stata gloriosamente di campo, non di fuori campo, ma di-in mezzo al campo.

“O uomini e donne senza terra, fuori luogo e fuori sempre dalla cosa circoscritta, popoli del movimento irriducibile con la terra; quanta discordia non tace più nel voler segnare un muro fuori di sé, di noi. Eppure, camminare, sostare nella ferita del muro potrebbe di nuovo farci muovere fra gli ostacoli, avvolti dalla luce, dalle sue immagini che giungono da lontano”.

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