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Colin Firth, folle fuga in mare ne Il Mistero di Donald C

Colin Firth ripercorre la folle traversata in mare di Donald Crowhurst ne Il Mistero di Donald C, la pellicola diretta da James Marsh che sarà al cinema dal 5 aprile. Nel cast ci sono anche Rachel Weisz, David Thewlis, Ken Stott.


James Marsh dirige il film che racconta l’incredibile storia vera di Donald Crowhurst (Colin Firth), velista amatoriale che partecipò alla Golden Globe Race del Sunday Times nel 1968, con la speranza di diventare la prima persona nella storia a circumnavigare il globo in solitaria senza soste. Con una barca non completamente pronta e la propria casa e il lavoro a rischio, Donald lascia la moglie Clare (Rachel Weisz) e i loro figli, imbarcandosi, non senza esitazioni, nell’avventura a bordo del trimarano Teignmouth Electron.

La storia della pericolosa navigazione solitaria di Crowhurst e delle difficoltà da lui affrontate nel viaggio mentre la sua famiglia attendeva il suo ritorno, rimane uno dei misteri più duraturi della storia recente. James Marsh la definisce così: “la storia di Donald Crowhurst, è il racconto straordinario e inquietante di un uomo che va da solo per mare e di quello che succede alla famiglia che si lascia alle spalle. Questa storia arriva dritta al cuore del mito di Crowhurst, in modo umano ed empatico”.

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Il regista ha compiuto una scrupolosa ricerca e ha investigato profondamente il nucleo della motivazione che mosse Donald Crowhurst: “potendo fare un’ipotesi sul background e sull’esperienza di Crowhurst, direi che fosse un uomo che aveva collezionato una serie di fallimenti, da cui scappava puntando una fiche ancora più alta sull’avventura successiva. Era un uomo con una grandissima energia e fascino ed erano proprio quell’energia e quel fascino, che lo portavano a prendere decisioni come quella di partecipare alla gara. Aveva anche una forte autostima e le persone intorno a lui la confermavano. Era riuscito a finanziare e a costruire quella barca; si rischia di lasciarsi sfuggire ciò che in questa storia lui riuscì a realizzare, se si guarda solo ciò che non gli riuscì. Lui ha raggiunto risultati straordinari”.

Era un marinaio con poca esperienza, ma non così inesperto come si pensa: “non aveva mai navigato adeguatamente sull’oceano – continua Marsh – tuttavia costruì questo trimarano molto veloce, che però non era completamente finito e testato. La sua navigazione intorno al mondo fu complessivamente positiva; rimase in mezzo all’oceano per la maggior parte dei sette mesi, quindi in definitiva realizzò molto di più di quello che la gente si aspettava facesse. Semplicemente non raggiunse il suo obiettivo. Si è trattato di un volersi spingere troppo oltre, di presunzione ed è questo che causò la tragedia della sua scomparsa”.

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Il materiale di ricerca disponibile su Crowhurst è “infinito” dice James Marsh, ci sono parecchi libri e molta materia prima lasciata da lui, come i suoi registri, i suoi diari e le lettere che scrisse alla moglie. Durante la ricerca, Marsh ha anche letto molto sulla psicologia e l’isolamento, “si può leggere ciò che succede ai prigionieri che rimangono isolati per sei mesi e cosa questo causi alle loro menti”. Il regista ha trovato nei registri di Crowhurst l’elemento più affascinante della ricerca, “poiché sono l’elemento reale e finto al tempo stesso, dal momento che lui sta nascondendo la verità. Puoi percepire la storia vera attraverso il mascheramento”.

Guidavo tra le campagne alla ricerca delle location, mentre ascoltavo i nastri di Crowhurst – continua Marsh lui nei nastri canta, soprattutto canti marinareschi, meditando sullo stato del mondo, sulla politica, sulla sua stessa vita. È davvero straordinario: qualcosa fa parte del personaggio, ma qualcosa è anche pura verità. È la grande gioia di questo tipo di film: hai la possibilità di documentarti e, man mano che scopri, hai ancora più voglia di scoprire”. Il personaggio pubblico che Donald Crowhurst ha creato, attraverso le sue registrazioni su nastro e il modo in cui parla alla sua famiglia e alle persone sulla terra ferma, era, secondo James Marsh, “sempre più separato da ciò che in realtà lui provava e stava vivendo. Nel nostro ritratto, lui diventa essenzialmente primitivo. È stato spogliato della civiltà e diventa molto più basico, in modo anche fisico: perde peso, non indossa più tanti indumenti come prima e inizia a sembrare un vagabondo sulla barca. Il viaggio mentale è molto più interessante di quello fisico e noi avevamo l’obbligo di completare il personaggio anche con questo aspetto”.

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Ci sono delle registrazioni, sui nastri e nei registri, che ci dicono che lui divenne consapevole della realtà cosmica in cui si trovava – commenta Marsh – nessuno in quella gara si comportò razionalmente da un certo punto in poi. Anche Moitessier perse in parte la testa – fece un altro giro! Robin Knox-Johnston fu forse l’eccezione, ma la sua barca era in condizioni piuttosto strane quando toccò le coste inglesi. Nel complesso, nessuno fu risparmiato da quel viaggio”.

Il mare è come il deserto. È anche mercuriale, ha i suoi umori, cambia e ti minaccia. Ma tu vedi solo cielo e orizzonte. Il mare cambia colore, può essere burrascoso e ha questa personalità che può distruggerti”, riflette Marsh. “L’isolamento è una voce importante di ciò che è andato storto nella mente di Crowhurst. La chimica del tuo cervello cambia, se non parli con altre persone”. Quando un personaggio reale viene rappresentato sullo schermo, c’è sempre una certa responsabilità nei confronti della memoria della persona e dei sentimenti dei suoi cari. James Marsh ritiene che non esista nessuna versione “definitiva” di nessuna storia vera, “questa è la grande virtù delle storie vere, che puoi interpretarle in questo o in quel modo, illimitatamente”.

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Marsh dice che Il Mistero di Donald C, “è la nostra versione di una storia, che riteniamo non essere del tutto infondata. Non esiste una versione definitiva, a parte la realtà di ciò che davvero accadde. Tu provi a catturarla e a riassumerla in forma drammatica o di documentario. Hai il dovere di rispettare il personaggio e di essere comprensivo. Io e Colin lo abbiamo fatto – a tutti e due piace davvero Crowhurst – sentendo che sapevamo abbastanza di lui per procedere con la narrazione della storia, cogliendone la verità. Colin lo interpreta con una tale comprensione e con una progressione emozionale così precisa, da risultare totalmente intenso”.

“Ho deciso di andare perché se fossi rimasto, non avrei più avuto pace”.

Donald Crowhurst

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