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Corpi Liberi, il documentario di Fabiomassimo Lozzi sul mondo LGBTQI+ esce in streaming

Corpi Liberi, il nuovo film di Fabiomassimo Lozzi, sarà disponibile sulla piattaforma OpenDDB Distribuzioni dal Basso  a partire da lunedì 24 gennaio. Il documentario, che ha ricevuto il doppio riconoscimento del Premio al miglior film dalla giuria popolare giovani e della Menzione speciale al regista all’Omovies di Napoli lo scorso dicembre, è un viaggio nel mondo studentesco LGBTQI+ dell’Università La Sapienza di Roma. Protagonista il collettivo studentesco Prisma e la lotta per tutte le persone oppresse dalle ingiustizie del capitalismo e dagli stereotipi del patriarcato.

Il documentario

17 Maggio 2018. Un avvenimento storico. Con la benedizione di due favolose drag Queen – le Karma B – e il simbolico lancio di una scarpa che echeggia il gesto che diede inizio alla rivolta di Stonewall, ovvero l’inizio del movimento di liberazione e rivendicazione dei diritti delle persone LGBTQI+, un corteo multicolore e multiforme serpeggia festosamente nei viali della più grande università del mondo nuovo per tutti gli studenti e tutti gli abitanti del mondo. All’università La Sapienza di Roma nel maggio scorso si è svolto per la prima volta in Italia un Pride universitario. L’iniziativa è partita dell’associazione studentesca Link Sapienza con il neonato Prisma, il primo collettivo LGBTQI+ interno a La Sapienza. Sono tutti ragazzi fra i 19 e i 26 anni che vengono da percorsi e esperienze diverse, ma hanno le idee molto chiare e non si accontentano più dei contentini elargiti dalla società italiana contemporanea alle richieste avanzate dalle storiche associazioni LGBTQI+ italiane. I ragazzi di Prisma vogliono cambiare il mondo: vogliono tutto e lo vogliono subito.

Fabiomassimo Lozzi racconta…

Aprite le gabbie!” recitava uno slogan molto popolare alla fine degli anni ’60. Lo stesso slogan potrebbe andare bene come striscione per un corteo organizzato da Prisma. Più probabilmente reciterebbe più o meno così: “Aprite i corpi!”. Perché è anche attraverso la liberazione dei nostri corpi dalle convenzioni, dai pregiudizi, dalle religioni, dalla morale e dal controllo esercitato dal potere, dalla società e dalla cultura contemporanea che si può sviluppare un essere umano più auto-consapevole e in armonia con sé stesso. Io sono cresciuto – e mi sono formato – sull’onda del 1968: la rivolta studentesca, la liberazione sessuale, il femminismo, le prime rivendicazioni omosessuali e tutto quel movimento in avanti iniziato in quegli anni (il divorzio, l’aborto, il riconoscimento del cambio di sesso…), li ho vissuti come un’indicazione della vita a venire, erano i segnali di un futuro che credevo alle porte. Noi eravamo l’avvenire, un avvenire che infrangeva tutte le convenzioni, le istituzioni, i perbenismi e le ingiustizie della società borghese in nome dell’amore universale”.

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“Gli ultimi trent’anni, per moltissimi versi, hanno invece segnato una regressione: il contraccolpo della società maschilista e patriarcale catto-borghese iniziato negli anni ottanta in reazione a questi avanzamenti di idee e persone nuove, è diventato una vera e propria controriforma. La società del futuro, quel nuovo mondo in cui era l’utopia a andare al potere – e non il capitale – non si sono mai realizzati. O almeno così ho creduto in questi ultimi decenni, fino a quando ho scoperto che gli stessi ideali che avevano animato i miei padri fondatori rivivevano di vita nuova – e di colori decisamente queer – grazie a questa nuova generazione, che io avevo superficialmente dato da tempo per spacciata, soprattutto nell’ambito LGBTQI+, credendola lobotomizzata dai reality, dai videogames, dai social e che invece, anche grazie a questi ultimi, ha trovato nuovi modi per diffondere tutto quello in cui ho sempre creduto”.