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Due Uomini e una Mosca, arriva in sala Mandibules di Quentin Dupieux

Presentato alla 77ma Mostra del Cinema di Venezia, giovedì 17 giugno arriva al cinema Mandibules – Due Uomini e una Mosca, la commedia esilarante al limite dell’assurdo diretta da Quentin Dupieux con Adèle Exarchopoulos, David Marsais e Grégoire Ludig. Si tratta di un racconto bizzarro e liberatorio sull’amicizia, dove la leggerezza è un modo per sopravvivere, nonostante tutto.

Il film

Jean-Gab (David Marsais) e Manu (Grégoire Ludig), due scemi (e più scemi) amici squattrinati, sono in missione per conto di un misterioso cliente: devono semplicemente consegnare una valigetta in cambio di una banconota da cinquecento euro. Ma quando scelgono di rubare una vecchia auto per il viaggio, trovano nel cofano una mosca gigante. Decidono quindi di addestrarla al furto, trasformandola in un drone da rapina, con il sogno di diventare ricchi. Lungo la strada incontreranno però una famigliola borghese in vacanza e da questo incontro non potranno che nascere una serie di disavventure tragicomiche. Solo la giovane Agnès (Adèle Exarchopoulos), affetta da un disturbo che la costringe a parlare urlando, si accorgerà infatti che i due ospiti sono impostori e che nascondono un curioso segreto.

Quentin Dupieux racconta…

Una volta terminato il montaggio del mio ultimo lungometraggio The Fallow Deer, mi sono reso conto che tutti i miei film erano commedie tutte riguardanti la morte. Infatti, in ognuno dei miei film, uno o più personaggio muoiono, spesso brutalmente ed il più delle volte in maniera inaspettata e scioccante per lo spettatore. Ma del resto il mio cinema sarà sempre caratterizzato dalle stesse ossessioni, dallo stesso modo di scrivere e dallo stesso sense of humor: è una certezza per me, non saprei come fare altrimenti“.

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L’Atelier 69, con cui collaboro spesso, ha sviluppato il design per questo insetto. Ci sono voluti diversi calchi per trovare la versione che si vede nel film ed un sacco di lavori di scultura per rispettare le sue proporzioni. Questa scultura è in fin dei conti un burattino con un burattinaio (David Chapman) che la muoveva con le mani all’interno. Quindi, nella maggior parte delle riprese del film, abbiamo animato digitalmente le zampe della mosca. È un mix di modi molto vecchi, alla “Dark Crystal”, mescolato con il 3D più tecnologico di oggi. Nulla contro il 3D, ma trovo questa miscela molto più interessante. Non volevo che diventassimo tutti digitali. Per gli attori è molto complicato recitare davanti a un “cuscino” verde e pensare che verrà fatto tutto il lavoro più tardi al computer. Lo trovo molto pericoloso e, soprattutto, poco interessante. Ho voluto far interagire gli attori con una mosca che era fisicamente sul set, anche se a volte non aveva le gambe“.