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Giuseppe Battiston in Finché C’è Prosecco C’è Speranza, un inno al futuro

Tratto dall’omonimo romanzo di Fulvio Ervas, domani esce al cinema Finché C’è Prosecco C’è Speranza, il film diretto da Antonio Padovan con protagonista Giuseppe Battiston.


Campagna veneta, colline del Prosecco. Una serie di omicidi e, unico indiziato, un morto: il conte Desiderio Ancillotto (Rade Serbedzija), grande vignaiolo che pare essersi tolto la vita inscenando un improvviso e teatrale suicidio. Un caso apparentemente impossibile per il neo-ispettore Stucky (Giuseppe Battiston), metà persiano e metà veneziano: appena promosso, impacciato ma pieno di talento, per risolvere il caso deve fare i conti con le proprie paure e un passato ingombrante.

Sullo sfondo, tra i filari, una battaglia per la difesa del territorio e delle bollicine che anima bottai, osti, confraternite di saggi bevitori: Stucky intuisce presto che la soluzione dei delitti passa attraverso il modo di vedere la vita, e la vite, del conte Ancilotto. E che nella sua cantina, tra vetro e sughero, alcol e lieviti addormentati, si agita un mondo che non vuole scomparire ma, al contrario, rivendica un futuro.

Finchè c'è Prosecco c'è Speranza

Il regista Antonio Padovan ha spiegato che Stucky, “l’ispettore nato dalla frizzante immaginazione di Fulvio Ervas, e nei cui occhi Giuseppe Battiston ha riversato un oceano di emozioni, è venuto a prendermi e mi ha riportato alla mia terra: un piccolo arcipelago di dolci rilievi trapuntati di vigne che si sta trasformando velocemente in un frenetico luna park eno-finanziario: Proseccolandia”. Finché C’è Prosecco C’è Speranza vuole essere un giallo “ma al tempo stesso un modo per puntare la lente d’ingrandimento su una realtà geografica poco esplorata dal cinema Italiano. È un’indagine impregnata di riflessioni sul futuro che vogliamo, un ritratto di un territorio ingarbugliato tra progresso e tradizione, tra eccellenze a vergogne. Un’autentica lettera d’amore.

L’autore Fulvio Ervas ricorda la genesi del suo libro: “nel 2010 il Nord Est entrava in crisi, e a nessuno sembrava possibile. Solo un comparto produttivo resisteva, anzi, scintillava: quello del Prosecco. Cresceva, come cresce ora, a due cifre, come l’economia Cinese”. Da quel momento ha deciso di “raccontare quest’arcipelago di bollicine: trenta ondulati chilometri di colline, di vigneti, di botti e di lavoro. E quando studi, quando ascolti, quando chiedi, quando ci cammini, scopri l’intricata tessitura di un mondo: amore per la terra ma anche pesticidi, cavalieri del vino ma anche mercenari dell’avidità”.

Finchè c'è Prosecco c'è Speranza

Così il romanzo, ma anche il film, è un’occasione per infilare l’ispettore Stucky tra Conegliano e Valdobbiadene, tra borghi e abbazie, con un seguito di vignaioli, Confraternite del Prosecco e matti di paese. Per scoprire chi abbia ucciso il direttore di un cementificio, sui muri del quale qualcuno aveva scritto: “Polvere eri e polvere tornerai”. Un’occasione, secondo le parole di Ervas, “per narrare una terra incredibile, che amo, luoghi incantati, e il mondo del vino, simbolico e affascinante, attraverso un poliziesco con le bollicine, leggero come l’elio, per ricordare che chi distrugge il territorio distrugge il futuro di tutti”.

“Questo film è un inno all’andare piano, assaporando la vita”.

Antonio Padovan

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