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Gli Uccelli di Alfred Hitchcock tornano a volare al cinema

Dal 7 gennaio la Cineteca di Bologna, nell’ambito del progetto Il Cinema Ritrovato, riporta nelle sale Gli Uccelli, la pellicola diretta nel 1963 Alfred Hitchcock tratta dal romanzo di Daphne du Maurier e con protagonista Tippi Hedren. Tra i capolavori del Maestro del Brivido, Gli Uccelli sarà proiettato in una nuova versione completamente restaurata (elenco sale qui).


Un film diverso, metafisico

Cinquantesimo titolo di Hitchcock, lavoro sottile e complesso che fa seguito al più grande successo del regista, Psyco, Gli Uccelli è un film molto diverso, e non solo perché questa fantasia apocalittica è la sua opera più astratta, ma anche perché il passaggio dal bianco e nero al colore e al formato widescreen va di pari passo con l’astrazione. La stessa astrazione si estende a cosmici campi lunghi che sembrano posti più come questioni filosofiche che come risposte retoriche. E non appena ci accorgiamo che i capelli biondi e il tailleur verde dell’insolente eroina, Melanie Daniels (Tippi Hedren), sono coordinati alla coppia di pappagalli inseparabili che la giovane porta a Bodega Bay per proseguire l’elaborato duello di sarcasmo e seduzione avviato con l’indisponente estraneo Mitch Brenner (Rod Taylor), è già chiaro che Hitchcock ha in mente qualcosa di metafisico, oltre che fisico.

Un parallelismo con Psyco

Jonathan Rosenbaum scrisse:

Ciò che mantiene il suo spaventoso spettacolo così imprevedibile è che la spiegazione del comportamento aggressivo degli uccelli non arriva mai. (Nelle interviste Hitchcock disse che il suo era un film sull’“autocompiacimento”, senza specificare se si riferisse ai personaggi, al pubblico, o a entrambi). Quello che invece arriva, in un possibile parallelismo con Psyco, è l’arbitraria premessa drammatica della violenza assassina. L’improvvisa fuga dalla città di un’eroina bionda diventa un’immersione nella natura selvaggia, un viaggio verso l’inspiegabile e irrazionale furia della giustizia divina, in qualche modo associata agli uccelli impagliati nell’ufficio di Norman Bates”.

Tippi Hedren

Tippi Hedren

Un film “musicale”, un’accusa alla società materialista

Così scrisse Jean Douchet:

Se si hanno occhi per vedere, orecchie per ascoltare e un cuore per sentire, Gli Uccelli è un film magnifico. Di una bellezza ammaliante che ci trascina lentamente, dolcemente, ma irresistibilmente, dalla dimensione del quotidiano verso i territori lontani del fantastico. È un film musicale. Inizia con un andante piacevole, grazioso, seducente, che con una minima modulazione, diventa poco a poco grave, strano, angosciante. Poi improvvisamente esplode un allegro vivace, vorace, rapace, che a sua volta si appesantisce, assumendo risonanze terrificanti. Infine, si conclude con una corona tra le più minacciose che si possano immaginare”.

Questo film – il più compiuto, il più meditato, il più profondo di Hitchcock, insieme a Psyco – è l’austera riflessione di un uomo che si interroga sui rapporti tra l’umanità e il mondo. Rapporti considerati da tutte le possibili angolazioni, tanto quella metafisica, occulta, filosofica, scientifica, psicanalitica (in questo film la psicanalisi è fondamentale) quanto semplicemente quella naturale. Riflessione pessimista, apocalittica. È la più grave accusa contro la nostra società materialista, alla quale non accorda che poche speranze prima della catastrofe”.

Gli Uccelli 2

Chi sono Gli Uccelli?

In origine Hitchcock lesse il racconto di Daphne du Maurier in una delle antologie pubblicate con il suo nome. L’autrice descrive una serie di attacchi contro gli esseri umani da parte di uccelli, dal punto di vista di un fattore della Cornovaglia. “L’ho letto una volta sola – disse il regista – e oggi non sarei in grado di dire di cosa tratta”. Il ritmo del film è dettato dal comportamento degli uccelli tanto quanto lo è il racconto: attacco, ritirata, raggruppamento per un nuovo attacco. Come scrisse nel 1963 Andrew Sarris (The Village Voice), “il tema degli uccelli dopo tutto, è l’arroganza umana, come il regista ha affermato in innumerevoli occasioni. Come già in Psyco, Hitchcock è riuscito a coinvolgere gli spettatori al punto tale che l’apparente, molto criticato anti-climax con cui il film si chiude lascia un pubblico più assetato di sangue degli stessi uccelli”. Il finale vede protagonisti, dominatori dello schermo, i gracchianti aggressori volati (“i nostri desideri inappagati” li definì Bill Krohn).

Il tema dell’Angoscia

Gli Uccelli può essere considerato come il testamento dell’autore e il punto d’arrivo di tutte le sue ricerche formali. Il tema qui affrontato – presente, in maniera latente o esplicita, in quasi tutti i film di Hitchcock – è quello dell’angoscia. Angoscia psicologica davanti alla solitudine e all’abbandono. Angoscia morale di fronte all’inutilità e al vuoto dell’esistenza, che occorre riempire inventandosi un personaggio e una linea di condotta (è il caso di Melanie). Infine e soprattutto angoscia metafisica, relativa all’eventuale esistenza di un senso dell’universo e di un’istanza superiore che giudicherà le nostre azioni. Quest’ultima angoscia corona tutte le altre e si materializza, in modo iperspettacolare ed enigmatico, nell’invasione aggressiva degli uccelli.

Alfred Hitchcock sul set

Alfred Hitchcock sul set

Una straordinaria Apocalisse

Prototipo di un nuovo genere – il film catastrofico/disaster film (che porterà fiumi di dollari nelle casse della Universal negli anni Settanta) – l’accoglienza de Gli Uccelli, all’uscita del film, fu piuttosto tiepida. Alcuni lamentarono l’assenza di una spiegazione razionale al comportamento degli uccelli. Chi lo salva, senza ombra di dubbio, è il critico Jacques Lourcelles: “come non vedere che questa frustrazione è parte integrante del film, ed esprime l’incapacità umana di accettare la crudeltà della natura, il caos universale e la propria incertezza davanti al senso nascosto delle cose? Apocalisse, giorno del giudizio, punizione biblica inflitta all’uomo da un Dio della collera e della vendetta, tutti i significati possibili devono restare aperti, e nella maniera più disturbante, perché le interrogazioni morali e metafisiche presenti in decine di film hitchockiani possano risorgere qui in un’ultima fiammata, con un’intensità più fisica e più impressionante che mai”.

“Questo è il film più terrificante che io abbia mai fatto”

Alfred Hitchcock

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