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Hayao Miyazaki, l’immortale animazione delle emozioni

Martedì 5 gennaio 2021 compie 80 anni Hayao Miyazaki, ovvero l’artista unanimemente riconosciuto come il maestro indiscusso dell’animazione giapponese. Lo celebriamo attraverso Never Ending Man – Hayao Miyazaki, il documentario a lui dedicato diretto da Kaku Arakawa e quattro opere da lui realizzate. 

Never Ending Man

Era il settembre del 2013 quando Hayao Miyazaki annunciava il suo ritiro dal mondo dell’animazione. Ma sarà davvero così? Miyazaki si è davvero ritirato o qualcosa lo spingerà a tornare? Never Ending Man prova a dare una risposta diventando così un appuntamento al cinema per scoprire i segreti, le emozioni e il dietro le quinte dei capolavori del maestro dell’animazione giapponese. Film indimenticabili come Nausicaä Della Valle del VentoIl Mio Vicino TotoroLa Città IncantataIl Castello errante di HowlSi Alza Il Vento, solo per citarne alcuni.

Ma nonostante la decisione presa oltre quattro anni fa, Miyazaki non ha potuto trattenere il suo inarrestabile desiderio per la creazione. Per questo ha deciso di esplorare nuove forme espressive e nuove tecnologie: “quando abbiamo iniziato a girare continuava a ripetere di essere solo un vecchio pensionato – racconta il filmmaker Kaku Arakawa – ma poi ho visto riaccendersi la scintilla in lui”. Arakawa, un regista della TV giapponese NHK, lo ha seguito per oltre dieci anni, riuscendo a documentare passo dopo passo il riavvicinamento del maestro al mondo dell’animazione, stavolta col supporto di giovani animatori di CGI. Ma non è stato facile: Miyazaki, da sempre amante del disegno a mano libera, ha incontrato diversi ostacoli e si è confrontato con computer graphic e animazione in CGI. Ora il risultato di quell’indagine arriva al cinema con Never-Ending Man, un documentario intimo e delicato che ritrae lo Studio Ghibli e Miyazaki all’età di 70 anni, nel tentativo di ritornare alla ribalta. Ancora una volta.

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Ripercorriamo ora l’arte di Miyazaki attraverso quattro opere.

Nausicaä della Valle del Vento

Si tratta del suo primo vero capolavoro datato 1984 che, di fatto, ha dato il via al leggendario Studio Ghibli. Tra i riconoscimenti ottenuti, ha vinto l’Anime Grand Prix promosso dalla rivista Animage nel 1984. La trama: in seguito ad un cataclisma che ha sconvolto l’intero pianeta, una foresta tossica ha ricoperto la maggior parte della superficie terrestre. In questo scenario apocalittico, dove una nuova guerra è sul principio di esplodere, il regno della Valle del Vento – governato da Jihl, padre della coraggiosa Principessa Nausicaä – è una delle poche zone ancora popolate. Nausicaä ha due doni: saper cavalcare il vento volando come gli uccelli e riuscire a comunicare con gli Ohm, i giganteschi insetti guardiani della foresta. Grazie alle sue abilità nonché all’amore e alla stima del suo popolo, la Principessa Nausicaä intraprenderà una coraggiosa sfida volta a ristabilire la pace e a riconciliare l’umanità con la Terra.

Dopo aver debuttato come regista nel 1979 con Lupin III – Il Castello di Cagliostro, film accolto con favore dalla critica, Hayao Miyazaki fu contattato dalla Animage per realizzare un manga. Così nel 1982, contattato dalla Animage, iniziò a scrivere e disegnare la storia di quel Nausicaä della Valle del Vento che sarebbe poi diventato il film uscito nelle sale due anni più tardi. Quando la Tokuma Shote, proprietaria di Animage, gli chiese di trasformare il manga in un lungometraggio, Miyazaki accettò la proposta a patto di sospendere lo stesso manga durante la realizzazione dell’eventuale anime e di dirigere personalmente il film, mantenendo un controllo totale sulla sua opera. Co-prodotto da Tokuma Shoten e l’agenzia pubblicitaria Hakuhodo, il film è stato realizzato nello studio Topcraft, scelto da Miyazaki e il produttore esecutivo Isao Takahata, e poi distribuito dalla Toei Animation.

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Il regista e autore si dedicò prevalentemente alla realizzazione dei disegni preparatori e al design del personaggio principale. Tra gli animatori (una ventina, tutti assunti espressamente per il film e pagati a fotogrammi), c’era anche Hideaki Anno, che in futuro avrebbe diretto la celebre serie anime Neon Genesis Evangelion. Per la colonna sonora invece Takahata incaricò il compositore sperimentale e minimalista Joe Hisaishi. Il film uscì nelle sale giapponesi l’11 marzo 1984, dopo un periodo di produzione di appena nove mesi e un budget equivalente ad 1 milione di dollari. Ben accolto da critica e pubblico, il risultato fu ottimo: Nausicaä della Valle del Vento incassò 740 milioni di yen per un totale di un milione di spettatori.

Un successo che spinse la New World Pictures a portare il film nel 1985 negli USA. Warriors of the Wind, la versione in lingua inglese, fu però fortemente accorciata e rieditata ad hoc per un pubblico di bambini, cosa che deluse molto Miyazaki che vide tagliati parte dei temi proposti legati all’ecologismo e al pacifismo. Nausicaä è stato infatti un precursore per aver mostrato che gli anime e i cartoni animati in generale possono concentrarsi su problemi reali e di attualità, come ad esempio il degrado della natura e la necessità di una pacifica convivenza tra culture diverse. Il film aiuta chi le sta vicino a comprendere e a rispettare la natura, rappresentata come benevola, spirituale e corroborante per coloro che vi entrano in pace. Altri temi prominenti nella storia sono l’antimilitarismo e il pacifismo. Il film, che in Italia fu trasmesso in tv la prima volta nel 1987, mostra una pluralità di parti in conflitto, ognuna delle quali richiama la sua visione del mondo. Il “male” in senso assoluto viene quindi a mancare, sostituito dai concetti buddhisti di avarizia, ostilità e delusione. Si tratta quindi senza dubbio del primo enorme capolavoro di Miyazaki, ancora attuale anche a distanza di oltre trent’anni.

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Il Mio Vicino Totoro

Diretto nel 1988, il film racconta la storia delle sorelline Satsuke e Mei (11 anni la prima, 4 la seconda) si trasferiscono insieme al padre in una nuova casa, in campagna, in attesa che la madre venga dimessa dal vicino ospedale. Per le due bambine inizia un viaggio alla scoperta di  un nuovo mondo, abitato da creature fantastiche: dai piccoli nerini del buio, spiritelli della fuliggine che occupano le vecchie case abbandonate, visibili solo agli occhi dei bambini, Gattobus, un gigantesco felino dotato di 12 zampe e capace di trasportare parecchi passeggeri e poi  a buffi esseri di pelo di varie dimensioni. Tra questi c’è anche Totoro, una creatura grigia e morbida dall’aspetto un po’ pittoresco, una sorta di incrocio tra un orso e un grosso gatto. Totoro è uno spirito buono della foresta, colui che porta il vento, la pioggia, la crescita. Vederlo è un privilegio. Insieme a lui, Satsuke e la piccola Mei vivranno avventure straordinarie, all’insegna dell’amicizia.

In questo capolavoro dell’animazione, distribuito da Lucky Red, il regista nipponico racconta per la prima volta il mondo magico dei bambini, dove tutto può essere una sorpresa e c’è una nuova avventura in agguato dietro ogni angolo. La storia, ambientata negli anni ’50, mostra il piccolo villaggio di Matsu no Gô, ben lontano dalla tecnologia associata al Giappone, dove il contatto con la natura regna sovrano. L’eleganza dell’opera rimane inalterata, mantenendo la sua capacità di insegnare ad adulti e bambini come riconoscere la bellezza nelle piccole cose.

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La Città Incantata

Premiato con l’Oscar come Miglior Film D’Animazione nel 2003 e vincitore dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino nel 2002. Protagonista del film è Chihiro, una ragazzina di dieci anni, capricciosa e testarda, convinta che l’intero universo debba sottostare ai suoi capricci. Quando i suoi genitori, Akio e Yugo, le dicono che devono cambiare casa, la bambina va su tutte le furie e non fa nulla per nascondere la sua rabbia. Abbandonando per sempre la vecchia casa, Chihiro si aggrappa al ricordo dei suoi amici e di un mazzo di fiori, ultime tracce della sua vecchia vita. Arrivati in fondo ad una misteriosa strada senza uscita, Chihiro ed i suoi genitori si trovano davanti ad un immenso edificio rosso sulla cui facciata si apre una galleria senza fine che somiglia ad una gigantesca bocca. Con una certa riluttanza, Chihiro segue i genitori nel tunnel.

Il tunnel li conduce ad una città fantasma, dove li aspetta un sontuoso banchetto. Akio e Yugo si gettano famelici sul cibo e vengono trasformati in maiali sotto gli occhi della figlia. Sono scivolati in un mondo abitato da antiche divinità e esseri magici, governato da una strega malvagia, l’arpia Yubaba. Quest’ultima spiega a Chihiro che i nuovi arrivati vengono trasformati in animali prima di essere uccisi e mangiati. Coloro che riescono a sfuggire a questo tragico destino saranno condannati all’annientamento, quando verrà dimostrato che non servono a nulla. Per sua fortuna, Chihiro trova un alleato nell’enigmatico Haku. Per ritardare il più possibile il terribile giorno della resa dei conti e sopravvivere in un mondo strano e pericoloso, Chichiro dovrà rendersi utile e quindi lavorare. E così la ragazzina rinuncerà alla sua pigrizia, alla sua umanità, alla sua ragione, ai suoi ricordi e addirittura al suo nome.

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Il film di Miyazaki, liberamente ispirato al romanzo fantastico Il Meraviglioso Paese Oltre la Nebbia della scrittrice Kashiwaba Sachiko, costò 1,9 Miliardi di Yen (circa 16 milioni di Euro) e arrivò a guadagnare 275 milioni di dollari statunitensi. Un successo planetario che portò nelle sale 21 milioni di spettatori. La Città Incantata tornerà ora al cinema in una versione ridoppiata e maggiormente fedele al romanzo. A dirigere il doppiaggio è stato Gualtiero Cannarsi che per Studio Ghibli aveva già collaborato per La Principessa Mononoke.

“Circondati da tecnologia e dispositivi accattivanti, i bambini stanno progressivamente perdendo le loro radici. Dobbiamo informarli della ricchezza delle nostre tradizioni”

Hayao Miyazaki

Si Alza il Vento

L’ultimo film diretto dal maestro Hayao Miyazaki che lo ha presentato in Concorso alla 70esima Mostra del Cinema di Venezia. Realizzato dallo Studio Ghibli, questo film segna anche l’addio alle scene cinematografiche di Miyazaki a cui verrà conferito, il prossimo 8 novembre 2014, un Oscar alla carriera. Si Alza il Vento è tratto dal manga omonimo ideato e disegnato dallo stesso Miyazaki e a sua volta ispirato all’omonimo romanzo di Tatsuo Hori. Hori aveva scelto una frase da una poesia di Paul ValéryLe vent se lève, il faut tenter de vivre, e l’aveva tradotta in giapponese: Kaze tachinu, iza ikimeyamo (Si Alza il Vento. Dobbiamo provare a vivere). Per la prima volta nella storia, lo Studio Ghibli crea un personaggio (Jiro) mettendo insieme Jiro Horikoshi e lo scrittore Tatsuo Hori, due persone reali vissute nello stesso periodo.

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La storia comincia nel periodo Taisho della storia giapponese (1912-1926): Jiro, un ragazzo di campagna, sogna di volare e progettare aeroplani ispirandosi al famoso ingegnere aeronautico italiano Gianni Caproni. Miope fin dalla giovane età e pertanto impossibilitato a diventare pilota, nel 1927 entra a lavorare in una delle principali società giapponesi di ingegneria aeronautica. Il suo sogno è quello di costruire un aereo in grado di volteggiare come un vento meraviglioso. Cresciuto, va a studiare a Tokyo e diventa un ingegnere di primo livello dell’enorme industria bellica giapponese. Il suo talento fiorisce, arrivando a creare un aereo meraviglioso che lascerà un segno nella storia dell’aviazione: il Mitsubishi A6M1, più conosciuto come aereo da combattimento Zero. Per tre anni, a partire dal 1940, Zero è stato il miglior aereo caccia del mondo. Gli anni durante i quali il nostro protagonista Jiro passa dall’infanzia alla giovinezza sono contrassegnati da una sensazione di stasi: il terremoto di Kanto del 1923, la Grande Depressione, la disoccupazione, povertà e tubercolosi, rivoluzioni e fascismo, soppressione della libertà di parola, una guerra dopo l’altra. Intanto, nello stesso periodo, la cultura popolare fiorisce; si affermano modernismo e nichilismo, come pure l’edonismo. I poeti, lungo il loro cammino, restano vittime delle malattie e della morte. Jiro è impegnato a progettare aeroplani mentre l’Impero giapponese si avvia verso la sua distruzione e la sua fine definitiva. 

Si Alza il Vento è la storia di un individuo dedito al suo lavoro, che ha perseguito tenacemente il suo sogno. Per Hayao Miyazaki però “i sogni contengono un elemento di follia, e questo aspetto “velenoso” non può essere nascosto. Desiderare ardentemente qualcosa di troppo bello può distruggere. Accostarsi alla bellezza può richiedere un prezzo da pagare. Jiro sarà distrutto e sconfitto, la sua carriera di progettista interrotta, ma resta un uomo di grande originalità con un talento non comune”. Questo film doveva essere una sorta di biografia del protagonista, dall’infanzia alla mezza età, ma la vita quotidiana di un progettista, per Miyazaki, “rischia di essere abbastanza monotona, per cui si sono resi inevitabili tagli coraggiosi e salti temporali, cercando però di minimizzare al massimo il possibile disorientamento del pubblico”. Tra gli intenti del maestro vi era anche quello di riprodurre “in tutto il suo splendore il meraviglioso paesaggio verdeggiante del Giappone dall’era Taisho all’inizio dell’era Showa. Allora il cielo era ancora limpido e punteggiato in alto da nuvole bianche. L’acqua scorreva trasparente e nelle campagne non c’erano rifiuti. Ma d’altro canto nelle città la povertà era molto diffusa”.

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Il film, come ha confermato il regista, è probabilmente il risultato dell’intreccio di tre tipi diversi di immagini: le scene di vita quotidiana – un insieme di sequenze semplici e tranquille; le sequenze oniriche, più libere e sensuali – oscillazioni temporali, terreno ondeggiante e oggetti volanti che fluttuano liberamente; e i sogni – simboleggiano le idee che ossessionano Caproni e Jiro. Non resta che gustarsi questo ultimo capolavoro, il testamento di un Maestro con l’arte nell’anima.

“Voglio creare qualcosa di realistico, fantastico, a tratti caricaturale, insomma un film meraviglioso”

Hayao Miyazaki