Alicia Miles e John Robinson in Elephant di Gus Van Sant, 2003 © HBO

Icone, la mostra sul talento creativo di Gus Van Sant

Alicia Miles e John Robinson in Elephant di Gus Van Sant, 2003 © HBO

Giovedì 6 ottobre, coprodotta dal Museo Nazionale del Cinema con la Cinémathèque française di Parigi e la Cinémathèque de Lausanne, alla Mole Antonelliana – Museo Nazionale del Cinema di Torino arriva Icone, la mostra curata da Matthieu Orléan che ricostruisce interamente la carriera artistica del regista americano Gus Van Sant.

Doug Cooeyate in Mala Noche, 1986

Doug Cooeyate in Mala Noche, 1986

Gus Van Sant – Icone è la prima mostra dedicata al cineasta, fotografo ed artista americano contemporaneo, le cui opere sono state esposte nel 2011 presso la galleria Gagosian di Los Angeles: dalle polaroid degli inizi, agli acquerelli, passando per i dipinti, i disegni preparatori per i lungometraggi (in parte non realizzati), i cortometraggi inediti, i video musicali, e i cut-up fotografici. Al centro, naturalmente, il suo cinema, con le numerose influenze letterarie, artistiche e musicali che lo contraddistinguono. Il coordinamento della mostra italiana è a cura di Grazia Paganelli e Stefano Boni.

Cut-Ups, 2010_Boy and Girl, © Gus Van Sant

Cut-Ups, 2010_Boy and Girl, © Gus Van Sant

Tra i più interessanti registi statunitensi della scena indipendente, ma capace di confrontarsi in più occasioni con le grandi produzioni hollywoodiane, Gus Van Sant è un artista poliedrico e attivo su diversi fronti, oltre al cinema, la pittura, la fotografia, la scrittura. Elementi comuni a tutti i linguaggi sono il paesaggio urbano di Portland (dove vive), gli spazi desertici, le visioni intermittenti, una certa percezione alterata della giovinezza, che apprende dalla vicinanza alle istanze della beat generation.

Gus Van Sant, Untitled (Man with Hat), 2011 © Gus Van Sant. Courtesy of the artist and Gagosian Gallery

Emblema di un cinema radicale ed audace, Gus Van Sant è un regista indipendente assolutamente paradossale, in grado di muoversi sinuosamente tra i sentieri del cinema più mainstream, come evidenziano i suoi ­film di successo Will Hunting – Genio Ribelle e Milk, prodotti dagli studios di Hollywood, che hanno conquistato il pubblico e vinto numerosi prestigiosi premi (Oscar per il migliore attore non protagonista a Robin Williams e per il migliore attore a Sean Penn).

Drew Barrymore fotografata da Gus Van Sant. Gus Van Sant, Polaroïds, 1983-1999 © Gus Van Sant

Drew Barrymore fotografata da Gus Van Sant. Gus Van Sant, Polaroïds, 1983-1999 © Gus Van Sant

Moderno erede della Beat Generation, di cui propugna valori politici ed accenti provocatori (al punto da ideare numerosi progetti underground con lo scrittore William S. Burroughs), Van Sant è il cineasta della gioventù a‑amata di vivere. Le sue inquadrature riprendono con uno sguardo intimo skater, studenti e musicisti rock/grunge, ai margini di un mondo adulto che li respinge. Una passione per i corpi sfacciati e seducenti che ritroviamo nelle Polaroid degli anni ’80 e ‘90, che ritraggono le future star del cinema (Joaquin Phoenix, Keanu Reeves, Nicole Kidman, Matt Damon, Uma Thurman, Ben Affleck, immortalati in un’eterna giovinezza), nelle sue fotografie, nei suoi collage, nei suoi acquarelli in grande formato (con lo stile di David Hockney o di Elizabeth Peyton), nonché nei suoi video.

Casey Affleck e Matt Damon in Gerry di Gus Van Sant, 2002 My Cactus Inc. Copyright (US) All Rights Reserved

Casey Affleck e Matt Damon in Gerry di Gus Van Sant, 2002 My Cactus Inc. Copyright (US) All Rights Reserved

La mostra si immerge nel multiforme universo artistico di Gus Van Sant presentando, con un percorso organizzato, le sue opere ­figurative e plastiche, i suoi fi­lm, nonché le collaborazioni originali con artisti del calibro di William Eggleston, Bruce Weber, Blash o David Bowie. Si esalta il suo rapporto diretto con le emozioni, il suo particolare senso dello spazio, in cui si vanno a fondere sogno e realtà: l’in­finito del deserto in Gerry, lo spazio labirintico del liceo in Elephant, l’incrociarsi in senso ortogonale delle strade di Portland in Mala Noche, ­fino alle curve del malfamato skate park in Paranoid Park.

Prod DB © MK2 Productions / DR PARANOID PARK (PARANOID PARK) de Gus Van Sant 2007 USA avec Gabe Nevins d'apres le roman de Blake Nelson

Elephant (foto copertina) è il film che gli garantisce il primo grande successo nel 2003, grazie alla Palma d’oro vinta a Cannes per il miglior film e la miglior regia, imponendolo all’attenzione del grande pubblico come autore inquieto, che si muove prevalentemente lungo la linea delle connessioni tra adolescenza e maturità, il bisogno d’amore declinato nella diversità e le dinamiche sociali del presente, tra classicismo e sperimentalismo.

William S. Burroughs e Matt Dillon in Drugstore Cowboy di Gus Van Sant, 1987 © DR

William S. Burroughs e Matt Dillon in Drugstore Cowboy di Gus Van Sant, 1987 © DR

Il suo cinema, al di là dall’impegno produttivo di ciascun film, è esistenziale e anticonformista, capace di portare avanti il discorso sovversivo, la sofisticata ricerca formale della pittura, che pratica dagli anni della scuola di Design, l’immediatezza profonda della fotografia e la fisicità del cinema low-cost. I suoi film sono opere tra loro diverse eppure fortemente coerenti nello sguardo e nella rappresentazione dei turbamenti e degli affanni della vita.


EXTRA – Gus Van Sant, la rassegna e il volume

La mostra – che verrà inaugurata il 6 ottobre alla presenza di Gus Van Sant (alle 18.30) e che rimarrà aperta fino al 9 gennaio 2017 – è accompagnata da una retrospettiva completa al Cinema Massimo (da oggi al 31 ottobre 2016) che propone di tutti i film di Gus Van Sant in lingua originale sottotitolati in italiano. Una rassegna che verrà inaugurata stasera alle 21 alla presenza del regista e con la proiezione del restauro in digitale del film Belli e Dannati.

Gus Van Sant, Untitled, 2010 © Gus Van Sant. Courtesy of the artist and Gagosian Gallery_ok

A completamento dell’omaggio a Gus Van Sant, ci sarà un ricco catalogo edito da Silvana Editoriale, che comprende una introduzione a firma di Alberto Barbera, una lunga intervista al regista realizzata da Matthieu Orléan e i saggi di Stephane Bouquet, Stefano Boni, Bertrand Schefer e Benjamin Thorel.

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