COP

Reese Witherspoon straordinaria in Wild, l’avventura in solitaria di Cheryl Strayed

Dopo il grande successo ottenuto con Dallas Buyers Club, il regista Jean-Marc Vallée sarà da domani nelle sale con Wild, film incentrato sulla straordinaria avventura vissuta da Cheryl Strayed, l’autrice dell’omonimo bestseller. Un libro che è stato adattato per il grande schermo da un genio, Nick Hornby. Protagonista (e produttore) della pellicola è una straordinaria Reese Witherspoon.

Bloccata in un vicolo cieco esistenziale, dopo anni di vita sregolata, la dipendenza dall’eroina e il crollo del proprio matrimonio, Cheryl Strayed (Reese Witherspoon) prese un’improvvisa decisione: tormentata dai ricordi di sua madre Bobbi (Laura Dern) e senza alcuna esperienza, si lanciò in un viaggio a piedi di più di mille miglia (1600 chilometri) da sola. Lungo il cammino Cheryl Strayed ha affrontato la sete, il caldo torrido, il freddo più gelido, animali pericolosi e tutte le sue paure. Una donna immersa in un flusso di ricordi, paure, idee, canzoni, poesie, rabbia e stupore, mentre attraversa da sola quelle grandi distanze affrontando l’estrema sfida di cambiare sé stessa, cercando un modo per liberarsi dal dolore e dal suo passato tormentato. Un viaggio incredibile che la mette alla prova, la fortifica, la guarisce.

Le sue esperienze sono il cuore pulsante di un libro-diario suggestivo e di successo, che non è solo il semplice racconto di un’esperienza folle ed estenuante vissuta da un’escursionista inesperta che ha camminato da sola dal Deserto del Mojave fino alla regione del Pacific Northwest attraverso l’accidentato Pacific Crest Trail (l’imponente sentiero montano di 4286 km. che va dai confini meridionali del Messico fino ai confini con il Canada, lungo le catene montuose vicine alla costa ovest degli Stati Uniti); con il suo spirito irriverente e sincero questa storia diventa il moderno, caotico racconto di formazione di una donna che ha accolto a modo suo il richiamo della natura selvaggia.

Reese Witherspoon è Cheryl Strayed

Reese Witherspoon è Cheryl Strayed

L’Epica della Natura Selvaggia è stata raccontata fin dall’inizio del Cinema. Ma da The Conquest of the Pole,  il film muto del 1912 di Georges Mélies, fino a Corvo Rosso Non Avrai il Mio Scalpo, a Into The Wild fino a 127 Ore, quasi tutti hanno seguito personaggi maschili, nei loro viaggi fuori dalla civilizzazione. In questo caso la protagonista è una donna: “il film parla di tante cose che emozionano le persone – spiega Reese Witherspoon –  parla di vita, di amore, di perdita e di famiglia. Parla di come una donna che si sentiva totalmente distrutta ha trovato un modo per ricostruire sé stessa”.

Il regista Vallée aggiunge: “Wild è la storia di una donna che vuole cambiare la sua vita e decide di farlo in un modo estremo, partendo per il suo cammino lungo il Pacific Crest Trail. E’ un vero e proprio viaggio, un viaggio alla scoperta di sé stessa, in cui affronta la propria vita radicalmente e ponendosi le più domande più spietate. Ma è anche un viaggio di redenzione… ecco cos’è”.

FOX_3558.psd

Wild inizia con la storia personale di Cheryl Strayed, una donna ancora sconvolta dall’improvvisa morte della sua carismatica madre, un matrimonio naufragato e la caduta in una passiva autodistruzione, che decide di mettere uno stop a tutto questo lanciandosi in un’avventura apparentemente insensata.

Senza alcuna esperienza di attività outdoor, con uno zaino mostruosamente pesante e nient’altro che la ormai esigua volontà rimastale, Cheryl Strayed parte completamente sola per il PCT, il più lungo, difficile e selvaggio sentiero montano del continente americano. La tentazione di mollare nasce presto, fin dai primi durissimi minuti di cammino. Ma in un modo o nell’altro trova la forza di insistere, e durante quei pochi mesi ritrova gli stimoli della gioia, del coraggio e della bellezza, oltre alla paura, lo sfinimento fisico e il pericolo. Un’avventura che l’ha aiutata a rimettere insieme la sua vita, donandole il tesoro di una storia cruda ma straordinaria. È la stessa Cheryl Strayed che ricorda: “Quei 94 giorni a piedi lungo il PCT sono stati ovviamente una massacrante impresa fisica, ma per me sono stati soprattutto un viaggio spirituale. Mi sono avventurata sul Sentiero, così come tanti scelgono la natura selvaggia, in un momento in cui ero persa e disperata, senza sapere come andare avanti. E a modo suo il Sentiero mi ha insegnato letteralmente a mettere di nuovo un piede davanti all’altro”.

Laura Dern

Laura Dern

Questa storia è stata cruciale per la personalità e la ‘resurrezione’ di Cheryl Strayes; ma la donna non avrebbe mai immaginato che il suo libro sarebbe poi diventato l’ispirazione anche per molti altri a intraprendere un’esperienza così estrema. Appena pubblicato, nel 2012, Wild ha scalato le classifiche di vendita e raccolto l’entusiasmo della critica, sia per il suo stile candido e irriverente che per la sua avventurosità.

Per l’adattamento allo schermo i produttori si sono rivolti a uno scrittore che si era innamorato del libro, Nick Hornby. Il romanziere e sceneggiatore inglese è rimasto affascinato dallo stile di Cheryl Strayed fin dalla prima pagina: “Cheryl scrive in un modo con cui mi riconosco: mai senza ironia, ma anche molto seria e appassionata, e con un tono diretto. Ho ammirato la sua schiettezza e la capacità di parlare dei vari casini che ha combinato senza autocommiserarsi, né disprezzarsi. Ho adorato il suo ottimismo, la sua determinazione a cercare la luce anche quando le sembrava davvero lontana. Ho amato il suo profondo legame con le arti, la musica e i libri. Wild mi ha evocato le sensazioni delle canzoni di Bruce Springsteen, in particolare di ‘Darkness on the Edge of Town,’ e ho cercato in tutti i modi di catturare e usare quel ‘suono’ nella sceneggiatura”.

FOX_9534.psd

Hornby ha cercato di distillare il mix di struggimento e incontenibile coraggio di Cheryl: “credo che l’importante fosse l’inesperienza del dolore, della perdita e del viaggiare, la solitudine propria del viaggio stesso; ma anche la convinzione di Cheryl che quell’impresa assurda alla fine avrebbe pagato. C’è qualcosa di magico nel libro: ci sono le cose brutte sepolte nel passato, ma il cammino è benefico in sé, nonostante le sofferenze fisiche e le implacabili difficoltà. E c’è la redenzione, ovviamente. E’ quello che noi tutti cerchiamo”.

Reese Witherspoon è rimasta soddisfatta della sceneggiatura: “Nick ha fatto un lavoro incredibile nel far sentire la vera voce di Cheryl, strutturando al tempo stesso una narrazione filmica non-lineare. L’ha costruita come un mistero che via via si rivela, mentre lo spettatore si domanda le motivazioni di questo durissimo viaggio di Cheryl. Hornby ha la straordinaria capacità di esplorare le relazioni umane nella loro essenza più profonda ed emozionale”.

FOX_5059.psd

Secondo Jean-Marc Vallée, la forza del libro è “nella voce di Cheryl: il suo approccio all’esistenza, verso la morte, l’amore, la sua spietata sincerità, la sua compassione, la sua voglia di abbracciare la vita, di guarire, di soffrire, di cercare di comprendere cosa diavolo è sbagliato” spiega il regista. La sua scelta è stata quella di adottare il punto di vista della protagonista: “quello che lei vede è quello che noi vediamo. Ciò che ascolta è quello che ascoltiamo, anche quello che pensa e sogna noi lo vediamo e lo sentiamo, avendo deciso di usare la sua voce off. I pensieri e i commenti di Cheryl ci avrebbero accompagnato attraverso il suo viaggio”.

Vallée, insieme al direttore della fotografia Yves Bélanger (lo stesso di Dallas Buyers Club), ha optato per un espressivo minimalismo cinematografico – usando spesso a mano macchine da presa digitali, in luce naturale – per la prima volta a un’ambientazione selvaggia. Girato in Oregon, quelle immagini naturali e disadorne si sarebbero poi intrecciate in un arazzo di incontri, umani e non, con flashback spettrali e flussi di coscienza, ricreando una storia che guarda tanto all’interiorità quanto all’esplorazione della vita all’aria aperta.

FOX_8476.psd

La Witherspoon ha affrontato il personaggio di Cheryl in questo modo: una donna che prende una decisione apparentemente naif e fin quasi ridicola, quella di andare sul PCT, perché malgrado sia andata davvero a fondo nella sua vita, dentro di sé crede ancora di poter rilanciare la propria salvezza. “Avrebbe potuto fare altre scelte. Sarebbe potuta diventare una drogata, infilarsi in quel baratro e restarci”, dice l’attrice. “Ma decide di non farlo. Se ne tira fuori, e questo è di grande ispirazione per chi combatte contro la propria vita nei modi più diversi. C’è talmente tanta gente che sente di essere sola e non ha nessuno che l’aiuti. Questa storia urla a gran voce l’idea che chiunque può salvare sé stesso, ed è una cosa veramente potente.”

Reese Witherspoon sottolinea che Cheryl apprese ovviamente molto dalla solitudine che trovò, ma ricevette altrettanto anche dalle persone incontrate lungo il percorso: incontri che poi sono diventati chiave nel film. “E’ bello come tipi così differenti di persone siano entrate nella sua vita durante il suo cammino solitario. Mi ricorda un po’ Il Posto delle Fragole di Bergman, in cui lei sta viaggiando e continua ad incontrare gente che porterà qualcosa che le serve per re-indirizzare la sua vita”.

FOX_3631.psd

C’è qualcosa nel trovarsi nella natura selvaggia…” riassume Jean-Marc Vallée, “Il diventarne parte, imparare a vederla non come un nemico ma come un amico, viversi la Bellezza e la qualità dell’aria come un cambiamento di vita. Cheryl ci si è immersa e ha quasi perso sé stessa in quei 100 giorni. Era sola con i suoi demoni, i suoi sogni e il suo passato… e tutto ciò l’ha portata a chiedersi: ‘Cosa voglio fare veramente della mia vita?’”.

“Se il Coraggio, ti è negato Va oltre il tuo Coraggio” 

Emily Dickinson

Leave a Comment