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Tintoretto, ovvero l’artista che uccise la pittura

Dopo la selezione ufficiale in importanti Festival internazionali di Film d’Arte come il FIFA di Montrèal in Canada e il Beirut Art Film Festival, solo dall’11 al 13 aprile nelle principali sale cinematografiche italiane arriva Tintoretto. L’Artista Che Uccise La Pittura, il documentario biografico diretto da Erminio Perocco che racconta la vita e l’arte di Tintoretto, un artista rivoluzionario e uno straordinario innovatore che Jean Paul Sartre definì “il primo regista cinematografico della storia”.

Il documentario

Erminio Perocco ci conduce nei luoghi che videro muoversi e operare Tintoretto nella Venezia del Cinquecento, rievocando le atmosfere del tempo, le luci della città vibrante sull’acqua e i colori dei preziosi pigmenti che giungevano nella Serenissima come in nessun altro luogo e di cui Jacopo, figlio di un tintore, sapeva servirsi con straordinaria maestria.

Irrequieto e caparbio,  determinato nella costruzione della propria carriera, Tintoretto volle contrapporsi allo stile e alle mode del tempo, giungendo per primo a sfaldare la pennellata, a usare il non finito, imponendo prospettive diverse all’interno di uno stesso quadro, soluzioni inattese e audaci che – coniugando le esperienze della pittura, della scultura e dell’architettura – diedero vita a narrazioni complesse, storie che si svolgono dinnanzi agli occhi dello spettatore fino ad assorbirlo e a  renderlo parte delle stesse.

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Tintoretto come un regista cinematografico ante litteram; Tintoretto che dall’esperienza del teatro (ove pure aveva lavorato), è stato capace di trasporre in pittura l’azione scenica e la forza espressiva dei movimenti dei corpi, come evidenzia il documentario con fascinosi tableux vivant; Tintoretto capace di infrangere le regole della pittura unendo la potenza del disegno di Michelangelo e la tavolozza di Tiziano: il“primo poeta maledetto della storia”. Sono la forza travolgente delle sue innovazioni, la potenza immaginativa, il tratto espressionista delle sua pittura, l’originalità assoluta con cui egli seppe interpretare le iconografie tradizionali che tanto piacquero ad artisti come Rubens ed El Greco, fino a Max Beckmann, Jackson Pollock, o Emilio Vedova. 

Modernità e spirito rivoluzionario di una artista geniale che il film prova a investigare carpendo i suoi pensieri, i segreti della sua tecnica e gli studi preparatori e inquadrando il contesto storico e politico; ma anche attraverso i contributi di importanti studiosi e guests star – Robert Echols (curatore dell’ultima grande mostra internazionale sull’artista), Roland Krischel, Antonio Manno, Stefania Mason, Gabriele Matino, Miguel Falomir (Direttore del Prado di Madrid), Fabrizio Gazzarri, Mario Infelise, Roberto Mazzetto, Luciano Pezzollo, Jorge R. Pomboscrutando –  e soprattutto scavando, con la macchina da presa, nelle sue opere drammatiche e travolgenti: quegli enormi teleri realizzati per gli edifici pubblici veneziani, Scuole e Chiese, soprattutto, fino al Palazzo Ducale cuore del potere e del governo cittadino.

San Marco libera lo schiavo

San Marco libera lo schiavo

Dal drammatico e rivoluzionario San Marco libera lo schiavo del 1548 alla Presentazione della Vergine al Tempio (1551 – 1556) realizzata per la Madonna dell’Orto; dalla monumentale Crocefissione (1565) della Scuola Grande di San Roccoalla strabiliante e gigantesca tela con il Paradiso (1588) per la Sala del Maggior Consiglio nel Palazzo del Doge. “La sua opera è immensa – disse Paul Cézanne di lui – include ogni cosa dalla natura morta fino a Dio; è un enorme arca di Noè; io mi sarei trasferito a Venezia soltanto per lui!”.

“La pittura mi resisteva, l’ho uccisa”.

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