(Foto di Matteo Vieille)

Feroci e spiazzanti, arrivano I Predatori di Pietro Castellitto

(Foto di Matteo Vieille)

Dopo essere stato premiato per la Miglior Sceneggiatura nella categoria Orizzonti alla 77esima Mostra del Cinema di Venezia, il 22 ottobre arriverà al cinema I Predatori, l’opera prima (scritta, diretta e anche interpretata) da Pietro Castellitto, figlio d’arte di Sergio. La pellicola vede all’opera un cast corale composto da: Massimo Popolizio, Manuela Mandracchia, Giorgio Montanini, Pietro Castellitto, Dario Cassini, Anita Caprioli, Mariza Ubaldi, Nando Paone, Antonio Gerardi e Vinicio Marchioni.

Il film

È mattina presto, il mare di Ostia è calmo. Un uomo bussa a casa di una signora: le venderà un orologio. È sempre mattina presto quando, qualche giorno dopo, un giovane assistente di filosofia verraà lasciato fuori dal gruppo scelto per la riesumazione del corpo di Nietzsche. Due torti subiti. Due famiglie apparentemente incompatibili: i Pavone e i Vismara. Borghese e intellettuale la prima, proletaria e fascista la seconda. Nuclei opposti che condividono la stessa giungla: Roma. Un banale incidente farà collidere quei due poli. E la follia di un ragazzo di venticinque anni (Pietro Castellitto) scoprirà le carte per rivelare che tutti hanno un segreto e nessuno è ciò che sembra. E che siamo tutti predatori.

(Foto di Matteo Vieille)

(Foto di Matteo Vieille)

Pietro Castellitto racconta…

Sono profondamente felice che il mio film venga presentato nella sezione Orizzonti. Lo sconquasso della pandemia ha distrutto molte certezze aprendo le porte a un nuovo scontro fra culture e visioni del mondo, premessa fondamentale per qualsiasi era artistica. Questo è un film corale, ma i personaggi non lo sanno. Ognuno di loro è solo, perso in quel tratto di vita in cui nessuno sembra capirti e vorresti che tutto andasse dall’altra parte. Invertire il corso per vivere la propria speranza: è questa la loro battaglia. D’altronde, essere felici è un mestiere difficile. A volte, un mestiere da “predatori”. In Federico ho catalizzato un sentimento di alienazione, un carico di frustrazione enorme, che nasce dalla differenza che c’è tra quello che sei e quello che gli altri pensano tu sia. Un carico inquietante che può portare a gesti estremi. A me, fortunatamente, ha fatto scrivere un film. Questo”.