(Animazioni di Mara Cerri e Magda Guidi)

Ferrante Fever, viaggio alla scoperta di una scrittrice geniale (e misteriosa)

(Animazioni di Mara Cerri e Magda Guidi)

Solo dal 2 al 4 ottobre arriva al cinema Ferrante Fever, il docufilm diretto da Giacomo Durzi che lo ha ideato e scritto con Laura Buffoni. Al centro c’è il viaggio di uno straordinario successo che parte dai vicoli di Napoli e arriva in America. L’opera di Elena Ferrante, i luoghi, i protagonisti dei suoi romanzi attraverso lo sguardo di grandi personaggi e testimoni d’eccezione. Il film andrà in onda  prossimamente su Sky Arte HD.


Passeggiando per le strade di New York, può capitare di imbattersi in una libreria dove spiccano, in bella mostra all’interno di una teca speciale, i romanzi di una misteriosa narratrice italiana. Una scritta al neon “molto anni 80”, coloratissima come quelle dei fast food, li illumina di luci cangianti, strillando Ferrante Fever. Febbre Ferrante, proprio così.

Perché a partire dal 2013, quando il severo critico letterario James Wood recensisce in termini entusiastici per il The New Yorker il primo romanzo del ciclo L’Amica Geniale, il caso Elena Ferrante – una scrittrice napoletana sconosciuta, autrice di romanzi di successo ma che non ha mai voluto rivelare la sua vera identità – travalica i confini nazionali e diventa un fenomeno globale. Alla fine del 2014, nello stilare la sua classifica annuale, la rivista americana Foreign Policy inserisce Ferrante tra le cento personalità e pensatori più influenti del mondo. Gli estimatori sono molti, dalla scrittrice premio Pulitzer Elisabeth Strout a Jonathan Franzen, passando per i critici più esigenti di New York Times, The New Yorker, Boston Globe ed Economist.

(Foto di Margherita Mirabella)

(Foto di Margherita Mirabella)

Il fenomeno sembra inarrestabile: persino Hillary Clinton durante la campagna presidenziale parla dei romanzi della Ferrante: ipnotici, dice agli ascoltatori del suo podcast, non riesco a smettere di leggerli. Insomma, gli americani vanno pazzi per la Ferrante.  Ma non solo: nel frattempo i romanzi del ciclo L’amica geniale conquistano la critica e scalano le classifiche di tutta Europa, dal primo posto in Norvegia alle prime posizioni In Inghilterra, Francia, Germania.

E in Italia? Elena Ferrante si legge in metropolitana, in treno e sotto l’ombrellone, come la vera e la migliore letteratura popolare, che sa coniugare qualità stilistica, contenutistica e universalità tematica, all’intrattenimento per un pubblico vasto ed eterogeneo. Un tipo di narrativa che sembrava essere sparita dalle case degli italiani e dalle classifiche. Elena Ferrante è ormai diventata un mito. I lettori la premiano, ma tra gli addetti ai lavori infuria la polemica.

(Foto di Lorenzo Ambrosino)

(Foto di Lorenzo Ambrosino)

Per molti anni la scrittrice è rimasta nell’ombra nonostante il successo di romanzi come L’Amore Molesto e I Giorni dell’Abbandono e dei film da essi tratti, e ha già partecipato al premio Strega senza clamori né proteste proprio con il suo primo romanzo nel 1992.

Di lei non si sa praticamente nulla, al di fuori della sua dichiarata origine napoletana e dei pochissimi elementi biografici che ha rivelato in La Frantumaglia (Edizioni E/O, 2003), una  specie di Zibaldone che raccoglie tutti i pezzi, le lettere, i pensieri che hanno accompagnato il lavoro della scrittrice a partire dal 1992. Ma oggi – in un mondo dove l’apparire è tutto – questo negarsi è diventato uno scandalo. Il successo internazionale ha alimentato un’ondata di polemiche, proteste e illazioni sulla sua identità o sulla candidatura al Premio Strega nel 2015 con Storia Della Bambina Perduta, ultimo romanzo del ciclo L’Amica Geniale, che ha visti contrapposti Roberto Saviano e Nicola Lagioia, poi vincitore.

(Animazioni di Mara Cerri e Magda Guidi)

(Animazioni di Mara Cerri e Magda Guidi)

Chi è Elena Ferrante? Solo un nome dietro il quale si celerebbe un altro scrittore? Chi sottrae il proprio volto alla ribalta mediatica attira ancora di più la bramosia dei cultori. Ma è nei suoi libri che la Ferrante va cercata. Dove altro sennò?  «I libri non hanno alcun bisogno degli autori, una volta che sono stati scritti», sostiene, idea esplicitata dalle copertine dei suoi romanzi che raffigurano donne senza volto (senza testa) o di spalle. Libri in cui – in apparente contraddizione – l’autrice sembra voler raccontare molto della propria vita privata.

Ferrante Fever si confronta con l’opera di Elena Ferrante, ricercandone l’identità tra le sue righe. Dietro la macchina da presa c’è Giacomo Durzi, suo lettore accanito: “realizzare un film su questa autrice senza volto – spiega – ha portato il racconto a collezionare una serie di riflessioni sul mondo contemporaneo che ci circonda e sul nostro Paese in particolare”. Il suo interesse non nasce “dall’intenzione di fare un documentario pettegolo o una frivola rubric di gossip – continua – ma dal fascino del suo particolarissimo, unico, mondo narrativo”.

(Foto di Lorenzo Ambrosino)

(Foto di Lorenzo Ambrosino)

Ferrante Fever è un tentativo di dar voce e rappresentazione visiva alla produzione letteraria di Elena Ferrante, leggendola e interpretandola (Anna Bonaiuto legge i testi da La Frantumaglia; Elizabeth Strout legge il capitolo 51 da Storia di Chi Fugge e di chi Resta). Con l’aiuto di scrittori, critici letterari, registi che hanno tratto film dalle sue opere, librai ed editori (Michael Reynolds, Francesca Marciano, Lisa Lucas, Ann Goldstein, Sarah McNally, Roberto Saviano, Nicola Lagioia, Elizabeth Strout, Jonathan Franzen, Giulia Zagrebelsky, Mario Martone e Roberto Faenza), il film analizza la scrittura fortemente intima della Ferrante, “per dipingerne una ideale identità, lontani dalle polemiche e dalle illazioni sulla sua presunta non esistenza”.

Elena Ferrante per Durzi “esiste e vive attraverso le sue opere, qui unico soggetto pulsante da cui partire per un viaggio alla scoperta dei luoghi e dentro le sue tematiche, portati a braccetto dai suoi personaggi”. Una matrice narrativa che ha dato vita a “un dizionario ferrantiano, un insieme di parole, immagini e suoni che, come nei suoi libri ri-creano una percezione di coinvolgimento tattile e sensuale”.

(Foto di Margherita Mirabella)

(Foto di Margherita Mirabella)

Giacomo Durzi poi conclude così: “se è vero quello che diceva Proust, cioè che lo scrittore non è un inventore ma un traduttore, forse non è poi così importante sapere chi sia davvero. Il libro essenziale, il solo libro vero, uno scrittore che si rispetti non deve inventarlo ma tradurlo: esiste già in ciascuno di noi”.

Info sale su: www.ferrantefever.it