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Kufid, la trasformazione urbana (in quarantena) di Elia Moutamid

Kufid, il nuovo film documentario di Elia Moutamid verrà presentato in anteprima – lunedì 23 novembre 2020 alle 14 in streaming sulla piattaforma MYMovies (è sarà disponibile alla visione per le successive 48 ore) – alla 38° edizione del Torino Film Festival in Concorso nella sezione italiana TFFdoc dedicata ai documentari. Il documentario arriverà prossimamente nelle sale italiane grazie a Cineclub Internazionale Distribuzione.

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Il documentario

Un regista va in Marocco per un sopralluogo: vuole girare un documentario sui fenomeni urbanistici. Torna in Italia con del materiale, ma mentre sta per iniziare a girare il documentario arriva la pandemia. Tutto fermo. Tutti bloccati a casa per mesi. Sulla suggestione del materiale raccolto inizia una riflessione, un percorso autobiografico, completamente diverso dagli intenti iniziali. La quarantena forzata porta l’autore alla scrittura di un diario che procede tra incursioni nella cronaca, vicende personali e familiari, tra ironia e antropologia. Un arrovellamento, un confronto con un’entità, “Kufid”, che sconquassa vite ma non scalfisce stereotipi e pregiudizi, lasciando in sospeso questioni irrisolte. Il futuro sarà, «Inch’Allah» (se Dio vuole).

Dopo il viaggio on the road dalla Lombardia al Marocco nel pluripremiato Talien – Premio speciale della giuria e premio collaterale “Gli occhiali di Gandhi” al 35° Torino Film Festival, menzione speciale ai Nastri d’Argento 2018 – il regista Elia Moutamid torna così dietro la macchina da presa con un nuovo documentario girato durante i primi mesi della pandemia.

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Elia Moutamid racconta…

«Il primo intento di Kufid è raccontare dinamiche umane attraverso la narrazione autobiografica, su un ‘telaio narrativo’ basato sul concetto di trasformazione urbana. In questo film ci sono io, c’è l’Italia (quella del Nord), c’è il tempo presente. Qualcosa di inaspettato e di enorme portata scombussola i miei piani e quelli del mondo: io, però, decido di usarlo a mio favore. La prima battuta della voce fuori campo dice: ‘Da piccolo i miei genitori mi hanno insegnato a dire Inch’Allah quando metto in programma di fare qualcosa’. Ecco, Kufid è questo: la pianificazione di qualcosa di non pianificato. Un ossimoro».